MELODRAMMA TRAGICO ti COMPOSTO SULLA MUSICA DEL GUGLIELMO TELL DEL MAESTRO CAVALIERE ROSSINI DA RAPPRESENTARSI 5332,2»' 2. @« sfalla© &&&& as^aii if €a mestate > 8 3 6-3 ; MILANO PER LUIGI DI GIACOMO PIROIA M.DCCC.XXXVl 3 AVVERTIMENTO. Cxuglielmo Vallace, o Walleys, cV una famiglia poco illustre e d' una fortuna ancor più mediocre (i) , era stato provocato daW arroganza d'un Uffiziale bri- tanno ad ucciderlo; e perciò fuggì né boschi 3 offeren- dosi come capo a tutti quelli che sursero alla difesa di Roberto Bruce, cui spettatasi il trono di Scozia, usurpato con arte da Odoardo I Re d' Inghilterra. Fattosi dunque capo Vallace a quelli delle Contee di Lanerk e Clydesdale , ed a quelli dell' isola di Bute, sfidò a battaglia Warem Gressingha regge/ite allora la Scozia per Odoardo L Mentre gì' Inglesi passavano un ponte , eh' era sulla Forili , il ponte crollò, e tutti quelli che lo coprivano precipitarono nella sottoposta corrente (2). Le strida degl' infelici frammischiatomi al grido terribile di guerra delle divisioni Scozzesi 9 e la vittoria fu per Vallace, che venne dopo sì luminosa giornata dichiarato reggente. (0 Vedi Moreri* Grand Diction. Hist. t. XVI. - Chaudon et Del. che s'allontana) Egli mi fugge} Ma rinverrò l'ingrato, Che al voto già mancò da lui formato. {parte per dove è uscito ELv*) Tutti Cinto il crine - di bei fiori, Fra gli amori - scendi , o Imen} E la pace - teco scenda , Che ne renda - lieti appien. Per te solo - tace il duolo: Per te pago - vive il cor. Muta resta - la tempesta Nelle gtoje - dell' amor. Ah ! la calma - di quest' alma Pura serbi - il Cielo ognor. {Hanno luogo alcune DANZE : i montanari s* addestrano a uarj giuo- chijC fra gli altri al bersaglio che finalmente vien cólto da Oiaó) 1 8 ATTO Gloria! onore al giovinetto! Ebbe il premio del valor. Olà. Madre mia! (correndo ad essa) Els. Qual sommo bene! (abbracciane Coro Di destrezza il premio ottiene: dolo} Di suo padre ha in petto il cor. Non ha, non ha Vallace, Chi star gli possa al paro. Come è d' onor seguace, E coraggioso ancor. DelP util suo consiglio Sovviene il montanaro } E affronta ogni periglio Dove lo inviti onor. Ola. Inquieto, tremante . . . E reggendosi appena, Qui un vecchio affretta il passo. Pes. E P onesto Arcibaldo... Qual sciagura il minaccia l SCENA Vf. Arcibaldo, e detti. ArC Salvatemi ! (affannoso) Els. Che temi? Arc. Il loro sdegno. Els. Arcibaldo, favella: e chi paventi? Arc Gressingha, il sol che alla mia morte anela. Da lui , che offeso ogni sentier mi chiude Onde sperar salvezza,... oh! mi scampate. Max. Che festi? Arc. Il mio dovere. Sola di mia famiglia Mi lasciò il Cielo un'adorata figlia: Un perfido Sotrone... io fremo in core!.» PRIMO 19 Rapir con essa a me volea l'onore... Elspa.. . U padre soltanto Difender la potea . . . L' immensa rabbia mia Lo raggiunse, lo colse... egli peria. Vedete questo sangue? È il suo. (.mostrando un accetta intrisa di sangue*) Max. D' un padre Tu mostrasti il coraggio } Ma, vuol vendetta, e s' ha a temer, P oltraggio. Arc. SulP altra riva, fra que' monti avrei Salvezza ... mi vi guida. (in atto supplichevole Pes. Non v'ha mortai che giunga alPes.) La sponda opposta ad afferrar sicuro^ Malagevol è il passo, e quivi è morte. Arc. Ah! se tanto con me sei tu crudele, Non possa alP ultim' ora Udir i tuoi rimorsi il Cielo ancora. SCENA VII. Vallace, Coro di Soldati di dentro* e detti. Val. (Elvirio disparì: giunger no' 1 seppi.) Sol. Sciagura ad Arcibaldo! (didentro) Arc. Vallace sol mi può salvar. Val. Io sento Minacciar e dolersi... Arc. Oh, mio Vallace! Inseguito son io Per aver salva, colPonor, la figlia^ Ma se non fuggo io rimarrò qui spento, Che un sol cammin la mia salvezza addita* Val. Ivi è il tuo legno, pescator?.. non Podi? 20 ATTO Arc. Ali! invano ... invan lo prego ... egli è crudele Come il tristo Gressingha. Va*l. Ah! s' ei noti cura Del Ciel le leggi... s' ei ricusa ... vieni. Sol. Sciagura ad Àrcibaldo! {di dentro „ ma più vicino) Perir dovrà il ribaldo! Val. Àndiam! eccoli. Addio! Els. Tu a morte vai. Val. Elspa, non paventarlo. Trova sicura guida Chi abbandona al Cielo e in lui confida. ( Val. salpa il battello con Arc.j e s' allontana dalla riva) SCENA Vili. Maxvell5 Elsfa, Olao? il Pescatore- poi Macgregor e Soldati. I Montanari sono inginocchiati e vólti verso il battello che vedesi lottar coli' onde* Mon. Te solo imploro, -Dio di bontà! Vegli su loro - la tua pietà. Salvar clemente - tu puoi, Signor ? Dell' innocente - il difensor. Mac Sol* Di morte e scempio - venuta è P ora: {da Paventi Tempio - perir dovrà. lontano) {Val, ha sorpassalo il punto più difficile del tragitto ^ ve desi approdare felicemente ali* opposta spiaggia. In que- sto arriva Mac, coJ Soldati) Els. Ola. Egli è salvo! Mac. Oh! mio dispetto. Mon. Superato ha il rischio ornai. Ol.Max.Els.Noli invano il Ciel pregai. Mac. Nuovo oltraggio e il lor gioir. PRIMO 2 1 L' ira mia su voi già cade. Ola. r Quel furor che il sen m'invade j Son costretto di sopir. Max. j Ah perchè! perchè V etade ? Non risponde al mio desir. Mon. Mugge il tuon sul nostro capo: Siam costretti di fuggir. Fuggiam! fuggiam! Mac. Restate; E tosto a me svelate Chi l'assassino ha salvo, Chi '1 trasse in sicurtà. Tosto obbedite, o morte Tutti vi scioglierà. Els. Ola. Che sjpto 5 ohimè! che sento! Che smania , che tormento ! Gli Scozzesi Pietoso Cielo , accogli I voti, i prieghi nostri: 1 Dall' ira di que' mostri Ne salva per pietà. Parlate ! Paventate ! Morte su voi già sta. Max. Tutti avrem P afflitto, ascoso: Dunque è vile il paventar. Non si sveli il generoso. Mon. Pria morir , che mai parlar. Mac Chi lo ha salvo ornai svelate. Max. Sciagurato ! invan fra noi Trovar speri un traditor. Mac. Quel rèo vecchio circondate , E si tragga al mio signor. {alcuni soldati s* impadroniscono di Max. ) Su via struggete - tutto incendete : Orma non resti - d' abitator. Strage e rovina - sia la lor sorte. 22 ATTO PPiIMO Mac. Sol. Lampo di morte - è il mi° furor. r suo Gli altri Sì 9 sì struggete - tutto incendete ? Ma in ciel vrè un Nume - vendicator. E? fatti segno - del di lui sdegno ? Verrà punito - cotanto orror. (alcuni Moti, tentano inutilmente di ricuperare Max. che viene a forza trascinato) FINE DELL ATTO PRIMO. SCENA I. PROFONDA VALLE circondata da montagne. Un ramo del Forth si perde dietro un folto bosco sulla sinistra. Comincia la notte. Coro di Cacciatpri ? poi di Montanari. Cac. a caccia al bel frastuono Qual si unisce agreste suono? Anche il daino un suon dolente Mesce al fremer del torrente- Ed allor eh' estinto ei resta Ne va lieto il cacciatoi'. Ogni valle ? ogni foresta Offre un campo al suo valor, (sentesi il suono d' una campana ^ quindi la cornamusa Un Cac. Qual suono? Udiam. deiMon.) Mon. Del raggiante lago in seno (da lontano) Cade il giorno. Il suo placido sereno Sparve intorno. La campana della sera Di riposo è a noi f ornerà. Già cade il dì. ATTO La molesta - voce è questa Del monotono pastor. {suono lontano di Ma silenzio... il suon del corno comi) Dà P annunzio del ritorno. Già cade il dì. ( / allontanano j SCENA II. Clotilde sola. S' allontanano alfine ! Io sperai rivederlo , Nè m' ha ingannato il cor. Ei mi segui'a : Lontan esser non puòte. Io tremo... ohimè!., s' ei qui venisse mai?.. Onde P arcano sentimento estremo Di cui nudro 1' ardor , ch'amo fors' anco? Elvino ! Elvino! Ah ! sei pur tu ch'io bramo. Semplice abitator di questi campi, Di queste valli caro orgoglio e speme, Sei tu sol che affascini il mio pensiero, Che il mio timor cagioni.- Oh!. almen ch'io possa Confessarlo a me stessa: io t'amo, Elvino! Tu i giorni miei salvasti} E P amor più possente in me destasti. I. Selva opaca, deserta foresta, Ti antepongo ad un vano splendor. Qui, ove tace ogni cura molesta, Qualche pace ottener posso ancor. Ed all' eco confidar Le mie pene, il mio sperar. II. E tu, o Luna, beli' astro pietoso, Che proteggi i misteri d' amor; Un Gag. 1 Cac. SECONDO ^5 Se tu vuol di Clotilde il riposo, Calma il duolo onde è pieno il suo cor} E se in te può confidar, Dà conforto al suo sperar. SCENA IH. ElVINO j e delta» Elv. Se il mio giunger t' oltraggia , Me'l perdona, Clotilde. I passi miei... Incauto ! sino a te spinger osai. Clo. E facile il perdon , quando è divisa La stessa colpa. Elvino , io t' attendea. Elv. « Questi pietosi accenti ... ah ! . . troppo il sento ! r> Ha la pietà inspirati 5 «E ti commovi al mio crudel tormento. y» Amandoti . . . t' offendo ... ali !.. il mio destino, «E orribile. Clo. ^ «E men tristo «E forse il mio ? Elv. «D'uopo è però ch'io parta 5 «E d'uopo è pur, che in questo 99 Dolce e crudo momento, estremo forse, «Tu a conoscermi apprenda, o donna amata. «Con prepotente orgoglio ardisco io dirti, «Che per te il Cielo mi donò la vita. «D'un vano pregiudizio «Io tutto misurai «Lo scoglio che fra noi sorge fatale. «Io lo rispetterò... ma da te lunge. Comandami, o Clotilde, Di fuggire i tuoi sguardi ? D'abbandonar la Scozia... il padre istessoj Di perder la mia vita in suol straniero*, 2 26 ATTO Di seermi a tomba inospitai foresta... Parla... pronunzia un solo accento! Clo. Ah! resta. Tutto apprendi , o sventurato, Il segreto del mio cor. Per te solo ei fu piagato. Per te palpita d' amor. Elv. Se tu m'ami, se all'affetto Puoi risponder del mio cor^ Una speme avere in petto Io potrò di pace ancor. Ma fra noi qual v' e distanza!.. Quanti mali io temo ancor! Clo. E conforto la speranza Alle pene dell' amor. (a 2) Elv. f Questi cari e dolci accenti Fan più crudo il mio soffrir. Clo. ) Ah! perchè sì bei momenti Denno rapidi fuggir. Vola al campo della gloria Fama e allori a meritar } Lo splendor della vittoria Ti può solo a me innalzar. Elv. D' Odo ardo al fianco io volo Sì bel premio a meritar. Vincerò, se questo solo. Sino a te mi può innalzar. (a 2) Il core che t'ama - sol cexxa, sol brama, Anela soltanto - di viver con te. E questa speranza, - che sola m'avanza, E il bene più santo - più vero per me. (odesi un calpestio) SECONDO 27 Clo. Alcun vien... separiamci. Elv. Potrò vederti ancora ? Clo. Al nuovo giorno. Elv. Oh gioja! Clo. Allor che sorgerà P aurora 5 Presso il romito bosco , Al cospetto del Cielo Da te riceverò P addio supremo. Elv. Oh! divina bontà, (cadendole a piedi, e baciandole Clo. Forza è lasciarti. la mano) Elv. Ciel! Xirkpatrick... Vallace... ah! parti, parti. ( Clo, s3 allontana ) SCENA IV. VàLLACE, KlRRPATRICK, e detto. Val. Solo non eri in questo luogo. Elv. Ebbene? Val. Un grato abboccamento Giungemmo a disturbar. Elv. Vi chieggo io forse A che mirate ? Kir. E d' uopo Gli è che tu*l sappia... e più d'ogni altro, o Elvino. Val. Stolto!., e che importa al di lui padre ormai. Se diserta da noi , Se in segreto egli aspira A servir Odoardo ? Elv. E donde il sai? Val. Dal fuggir di Clotilde, e dal tuo stato. Elv. E tu mi vegli ? Val. Io stesso. In questo cor lanciasti Fin da ]eri il sospetto. 2 8 ATTO Elv. Ma se amassi? Kir. Sleal! Elvt. Se amato io fossi. Come tu il supponesti? Val. Segui. Elv. L' amor ? Kir. Sarebbe vii. Elv. Clotilde? Val. Esser tua non potrebbe. Kir. Sortita elP è da detestato sangue. Val. E tu gemi, e ti prostri appiedi suoi? Elv. Ma di qual dritto il cieco furor vostro . . . Val. Un solo accento, e ti sarà palese. Sai tu 5 Elvino ? che sia Voce d^ onor ? Elv. Dal padre mio F appresi} Ma F onor mio riposto E nella gloria delle pugne : io fuggo Il mio tetto paterno e la mia patria 5 E in Inghilterra'-., d' Odoardo allato. Me la speme strascina ed il mio fato. Val. Mentre la Scozia - depressa langue , Che stilla sangue - vacilla e muor. La spada impugna - più reo ti rendi . . . Agli empj vendi - e vita e onor. Elv. Presso Odoardo - F onor m- attende : A lui s' arrende - d' Elvino il cor. Mi tragge all' armi - furor di gloria } Sol di vittoria - è ardente il cor. Kir. Gressingha un vecchio - perir facea ; Queir alma rea - svenar lo fò. Da noi vendetta - F estinto aspetta, E la domanda - la vuol da te. Elv. Un vecchio? qual mistero! Un vecchio ei spense?.. Oh Dio! SECONDO 29 Kir. Pria volse a te il pensiero... Elv. Oh ! parla !.. Kir. No '1 poss' io. Val. S' ei cede il cor ti squarcia ! Elv. Maxwell ?.. Val. Sì , sciagurato ! Ei stesso fu svenato : Tuo padre cadde spento Per man del traditor. Elv. Che sento, ohimè! che sento! Non reggo al mio dolor. (a 3) Elv. (La sua vita, che venne recisa, Non difesa non salva fè il figlio. Forse... ohimè! nell'estremo periglio Maledetto il suo labbro m'avrà. Questo dubbio mi lacera il core ... Ogni pace a me tolta verrà.) Val. Kir. Ei vacilla, egli oppresso respira! (fra loro in disparte osservando Elv.) Il rimorso congiunto coli' ira Ogni laccio d' amor scioglierà. Egli piange... egli freme d'orrore... La sciagura alla patria il darà. Elv. E dunque vero? Kir. Sì} fu trafitto. Il gran delitto Vid' io compir. Elv. Che far? che dire? Val. Seguir virtù. Elv. Io vo' morire ! Val. Viver dèi tu. Elv. Vivrò , ma V empio Cada svenato } Ma vendicato Sia il genitor. 3o ATTO Val. Poh modo a' tuoi trasporti : Calma quell' ira ornai I Vendetta immensa avrai Del perfido uccisor. Elv. E a che tardiam? Val. La notte , Fausta a' miei voti e a' tuoi, D' un1 ombra protettrice ne circonda. Oui , avvolti nel mistero , Giunger vedrai fra poco. Da me chiamati , i generosi amici , Che udranno i tuoi lamenti : Udran pel labbro mio Come per Bruce s' abbia ■ Ad affrontar la sorte 7 E vendicarti . . . (a 3) Ah si!.. Vendetta, o morte. Vendetta orrenda , - vendetta intera, Domanda e spera - fremendo il cor. Sciagura agli empj !- sterminio e morte! Sia il cor del forte - chiuso al dolor. Vicina è P ora - della vittoria . .. Desio di gloria - e1 infiammi il cor. Val. Dal bosco udir mi sembra Indistinto fragor. Elv. Udiam. Val. Silenzio. Kia. Di numerosi passi Risuona la foresta. Elv. Il fragor più s'appressa. Val. Chi s' avanza ; SECONDO 3ì SCESA V. Abitanti della Contea di Lanerk, e detti. I. Coro Gli amici di Lanerk. Val. Kir. Essi... Oh ventura! Elv. Oh ? vendetta! (a 3) L' avrem : è ornai sicura. I. Coro Con ardor, volle il cor La distanza superar , E i pericoli affrontar } Purché veggasi Roberto Sulla Scozia al fin regnar. Ne fu guida la speranza 5 Ne die forza la costanza... Resta or V onte a vendicar. Val. Voi di Lanerk , o generosi figli 5 Primi veniste... e il vostro ardor ne scuote. Kir. Imitarlo sapremo. (suono di tromba) Di Clydesdale panni udir lontana La tromba risuonar. Lieto ti mostra: Un Dio ci unisce, e la vittoria è nostra. SCENA VI. Abitanti della Contea di Clydesdale, e detti. II. Coro Negli affanni e lo squallore Langue Bruce e ai mali indura 7 Mentre P A ligio usurpatore, Tien la Scozia in servitù. Toglier Brace alla sciagura Forse noi non potrem più. Val. E scusabil la tema 32 ATTO In chi vive qual noi. Affidatevi tutti alla mia speme ! Ci arriderà ventura . . • Ne ha fede il cor. Tutti Vendetta è ornai sicura. Kir. Mancan di Buie adesso I magnanimi solo. Val. Onde celate Rimangan le lor traccie, E ad ingannar chi ne sorveglia forse 5 S' apron co' remi loro Sul mobile elemento II sol sentier che non inganna mai. ( vedami alcune navicelle che approdano lentamente alla riva) Kir. Secondata è la speme In cui tanto t' affidi. Non odi tu? Val. Chi vien? SCENA VII. Abitanti dell' Isola di Bute, e detti. III. Coro Di Bute i fidi. I tre Cori Vallace, sol per te Tre popoli s' unir} E chiedono seguir Il tuo destino. Parla : fra noi non v' è Chi opporsi a te saprà. Se pace incontrerà Sul tuo cammino. Val. Le belve più feroci Che inondan la campagna Morte recando e spavento e terrore, SECONDO 33 Mali adducon men crudi e men funesti Di quelli onde ne grava un Anglo ingiusto. Kir. Oggi sia dunque dato Santa lega formar fra noi concordi , Perchè alfiiY spento dai Scozzesi ei sia. Cobo di Cly. Gressingha?.. Oh qual terrore! Freme ed agghiaccia in. sol pensarlo il core. Kir. Ma non a tradimento : in campo aperto. A singoiar battaglia Lo sfiderem co' suoi} E qui, soltanto voi Potreste opporvi a sì glorioso vanto ? Coro ni Cly. Ma desso... Oh qual terrore! Freme ed agghiaccia in sol pensarlo il core. Val. Usi a soffrir da lungo tempo il peso, Le pene sopportate Delle vostre sciagure... Oh! almen pensate Al vostro Prence amato , alle famiglie } Alle spose , alle figlie , Clie ornai più asil non han nel vostro tetto. Kir. Più sicuro fra noi non v' è ricetto. Val. Contro cotante infamie, invano, o amici, Reclama umanità. Roberto attende Tutto da noi Scozzesi } E tolto a^ suoi perigli Darete in esso un Nume ai vostri figli. Cori Che far dobbiam? palesa il tuo desio. Elv. La morte vendicar del padre mio. Cori Maxwell l qual era il suo delitto? Elv. Ila salvo Da morte un innocente. Cori Empio assassinio è questo. Val. Mostriamci offesi alfine Di cotanta baldanza: . NelP ombra e nel silenzio <2* 34 ATTO SECONDO Àrmiani le destre, e minacciamo i rei. Tutti Sì: armiam le destre, e minacciamo i rei. Val. Il giorno fìa che sorga Di vendetta e di pace. Lo affretterete voi? Tutti Non lo temer... sì} tutti. Val. Presti a vincer ? Tutti Sì} tutti. Val. Presti a morir ? Tutti Sì } tutti. Val. Ebben giuriamo In faccia al firmamento Fede e concordia in ogni rio cimento. Tutti Giuriam, giuriamo - pei nostri danni, Pei mali nostri, - pei nostri affanni: Al Dio dei Regi - e dei pastori Morir di Bruzio - sostenitori. Se un uomo debole - v' ha qui fra noi Lo privi il Sole - de^ raggi suoi} Non oda il Cielo - la sua preghiera} E giunto al termine - di sua carriera La terra accoglierlo - ricusi ancor. Elv. Già sorge il dì. Kir. Segnai per noi d' allarme. Val. Di vittoria. Kir. Qual grido Rispondere vi deve? Val. All' arme ! Tutti A1P arme ! FINE DELL1 ATTO SECONDO. SCENA I. CAMPESTRE ED AMENO LUOGO REMOTO. Clotilde, ed Elvino. Clo. JLilvino ! e donde nasce La tua disperazion ? è questo, parla. Questo il tenero addio, che m' attendea? Tu parti , ma ben presto Ci rivedrem , lo spero. Elv. . Ab, no! qui i*esto, Resto per vendicar il padre mio. Clo. Cbe speri tu ? Elv. Nulla che sangue io spero. Ai favori rinuncio della sorte , À tutto ciò che aspiro, Alla gloria, a te stessa... Clo. Elvino , a me ? Elv. Fu tratto a morte il padre Sotto un ferro omicida egli è caduto 5 E... Clo. Ohimè ! Elv. Non sai tu forse Chi dirigesse il colpo ? 35 ATTO Clo, Ah ! freme 11 cor oppresso ! . . Elv. Te '1 disse il tuo terror. . . Gressingha. Clo. Ei stesso? Ah! se privo di speme è V amore, Non mi resta che pianto e terrore : Infelice per sempre sarò. Un delitto , mi toglie il mio bene} Fa più acerbe le immense sue pene, Nè il suo duol confortar io potrò. Ah ! che invan provocando il destina A te salda serbai la mia fé} Chè se tu non mi sei più vicino. Sarà morte la vita per me. E, per colmo di duol così rio, A te un padre il delitto rapì} Ne divider, piangendo, poss' io Quel destin che te stesso colpì. Ma, in onta a un fato barbaro, Per sempre il mesto cor Conserverà V immagine Del mio libera tor. (odesi suono lontano) Elv. Qual fragor? quai suoni ascolto? Che sarà? Clo. Warem si desta. Elv. Ei verrà dal fui min còlto. Clo. Oggi scende ad una festa , Che a Sterlinga fò bandir. Fuggi, ah! fuggi un peggior male! La sua gioja è ognor fatale. Se mai priego al cor ti scese Fuggi , o misero . . . Elv. Io fuggir? Clo, Se a me niega di seguirti Reo poter di sorte austera, L' alma mia ti segue intera, Fida sempre al tuo soffrir. TERZO 37 Elv. Fanno insulto al duol que' canti... 10 qui resto per punir. Clo. Pensa, Elvino... Elv. Al padre io penso . . . (a 2) Sacrifizio io gli offro immenso Se ti lascio nel martir. Dunque addio ! per sempre addio ! 11 destin si de' compir. (partono pei* lati opposti) SCENA IL GRAN PIAZZA DI STERLL\GA PARATA A FESTA. Noi fondo il Castello abitato da Gressingiia e da Clotilde. Da una parte è inalzato un palco pel Reggente ed i Grandi. Nel mezzo è inalberato lo stendardo d1 Inghilterra. Gressingiia , Baroni, Macgregor , Guardie, Soldati, Scozzesi, Mfnestrieri, Paggi, Montanari, Popolo, ecd Coro di Sol. Gloria al poter supremo ! Viva Gressingha , Terror del mondo in ter. In pace ed in battaglia L' anatema egli scaglia Sul popolo e il guerrier. Viva Gressingiia! Coro di Scoz. (Ben altre leggi avremo, Roberto , un dì da te. Il tuo poter supremo Fia sempre amore e f e . . .) Gres. Tema ognun la mia vendetta, Se le leggi non rispetta , Se ricusa d' obbedir. Dee ciascun , come al Re istesso5 ogni grado e d' ogni sesso. Queir insegna riverir. (sale coi Bar. il palco) 38 ATTO Coro di Sol. Gloria al poter supremo ! Viva Gressingha, Terror del mondo inter. In pace ed in battaglia , L' anatema egli scaglia Sul popolo e il guerrier. Viva Gressingha. {Durante questo coro tutti gli astanti diedero omaggio * pro- sternandosi all' insegna inalzata nel mezzo della piazza) GnEs.Della vostra obbedienza oggi Odoardo S' abbia novello pegno. E a voi noto, o Scozzesi, Con qual freno io vi regga. Dove i miei voti ognun di voi prevegga. Ma severo , tremendo io sono allora Che meco ingiusti siete , E provocate il mio furor estremo. Coi canti e in un co'' giuochi Di questo dì P orgoglio Sia da voi celebrato - udiste? - il voglio. {Alcuni Meneslrieri accompagnano colla sola voce Una Canzone a Ballo , cantata dalle Mont. Scoz.') Menestrieri La tua danza sì leggera, Pastorella forestiera, Oggi al canto s' unirà. Fior la terra più gentile Neil' aprile - non ci dà. Montanari Quel!' agii piò Ch' egual non ha , Più vaga in le Fa la beltà. TERZO 39 In ogni età - s' onorerà S'esalterà - la sua beltà. Tutti E al vago amatore La vergin donzella Di danza sì bella L' offerta farà. TERMINATA LA CANZONE ALCUNI SOTRONI COSTRIN- GONO LE MONTANARE A DANZAR SECO LORO. SCENA III. VALLACE 5 OlAO , e detti. MAC. Inchinati ? Superbo. (a Val. che attraversa La scena senza far riverenza ali3 insegna) Val. Nella fiacchezza sua puoi tu il soffrente Con orgoglio avvilir... me no, che sprezzo Qualunque eccesso che a viltà mi spinga. Mac Miserabile! Scoz. (Oh! qual funesto ardire! Per lui temer dobbiamo ! ) Mac Avvi chi tenta (a Gres.) Infranger le tue leggi. GRES.QuaPè, qual' è l'audace? (scende) Mac (additandoglielo) E al ttlO Cospetto. Val. Il tuo poter rispetto Misurato alle leggi } ma nemico ? Nemico tuo senza timor mi vanto. Gres. Cedi ? superbo j o trema. La mia voce, i tuoi detti, Ti minacciano insiem. Mira quell' armi , Osserva que' soldati. Val. Io t'odo... io vedo... Ma nulla intendo ancora. 4o ATTO Gres. Colui che mal conosce il suo dovere , Non freme in preveder la propria sorte? Val. Io la conosco : esser non può che morte. Mac. Questo ardire, signor , me lo palesa: E Guglielmo Vallace , è quelP indegno Che Arcibaldo sottrasse al vostro sdegno. Gres. S' arresti olà ! Sol. (.irresoluti) Gli è desso QuelP uom pietoso tanto , Cui non ha pari il cor. Gres. Per lui non v'ha pietade : Lo voglio in poter mio. (i Sol. spo- gliano delle sue anni Val, e lo circondano) Val. L' ultimo almen foss' io Scherno del tuo furor. ( Insieme ) Gres. Mac. e Sol. Quel fasto m' offende , Già piega , già cede Furioso mi rende: Depresso, avvilito: Dal fulmin colpito Dal fulmin colpito Piegar lo vedrò. Ch' ei stesso invocò. Val. (ad Ola.) Ola. T'invola al periglio, Quel fulmin che pende. Diletto mio figlio, Disdegno m'accende... E lieto, te salvo, Ma teco o colpito, Contento morrò. O salvo sarò. Val. Corri alla madre, e fa che tosto incenda, (sottovoce ad Ola.) De5 nostri monti sulla cima estrema , La fiamma, che segnai sia di battaglia A? nostri amici. (Ola. sia per allontanarsi ed è veduto da Gres.) Gres. Arresta! (ad Ola.) (Cotanta tenerezza, TERZO 4* La mia vendetta compirà.) Rispondi: (a Val) E tuo figlio costui? Val. Il sol. Gres. S'arresti anch'esso. {ai Sol.) Val. Egli pure ? ma come ? Il suo fallo qual' è? Gres. L' esserti figlio 5 Il tuo parlar:, l'incauto orgoglio tuo. Val. Deh ! non volerlo : nella mia sventura Di lui non mi privar. Per lui soltanto È meno grave il pondo Della catena che strascino al Mondo 5 E non a me soltanto, Ad una madre è necessario e caro : Essa, nell' amor suo , tempra 1' amaro D'un avverso destin, d'un Cielo irato... Non lo rapir a lei , piangendo il prego : Libero il rendi... e a te, signor, mi piego. (s'inginoc.) Gres. Ecco quell' UOru temuto, {con amaro sarcasmo j e de* Quel vigil cacciatoi-... La tema il vince3 rìdendolo} Lo abbatte un detto. Val. {alzandosi) Ah ! questo avvilimento E giusto , il merto ... e fu ben reo consiglio Quel di prostrarmi a te. Gres. Muoja suo figlio. (In questo entra Clotilde) SCENA IV* Clotilde , Damigelle , e detti. Clo. Che fai ? sentenza orrenda ! Sol. Entrambi den' morir. Mow. (Ancor dovran soffrir.) Gres. State: non sian troncati I giorni loro odiati ! 4 2 ATTO Vivano pur... ma i rei Ribelli ai voti miei, S1 allegrerai! fra' ceppi Del loro folle ardir. Clo. Che? il figlio? Ah no! t'arresta... Crudel sentenza è questa. Gres. Dato fu il cenno ? e basti. Meco tu invan contrasti : Il fìllio ancor ! Clo. Giammai... Giammai finche vivrò. In nome del Sovrano Suo figlio a me sia dato ! 0* Sol. irresoluti attendono un cenno di Gres.) Qui ciascun vedi , o insano ? Contro di te sdegnato, E non ti pieghi ancor? Mac. eSoL. Cedete! il padre -almen ne resta. (Gres. cede3 e fa cenno che Ola. sia ciffìdato a Clo.) Mon. Ah sì ! del Cielo - boutade è questa. Vallace ? Ahi tristo ! - vii premio ottiene, Colle tue pene - la tua virtù ! Mac. Mormoran essi -non gli odi tu? {a Gres.) Gres. L' audacia delF infido NelP odio lor rinasce 5 Ma intanto a nuove ambasce Lo serba il mio furor. Mac. E il tenti?... ognun qui freme Deh pensa ! . . . Gres. A che temer? Fra ceppi il popol geme 5 Le ardire è a lui stranier. Traggasi a nuovo orribile supplizio Entro la torre a cui fa cinta il fiume, Mon. Grazia! Gres. Apprendete come TERZO Il Reggente v'appaghi - ai rettili io lo dono La lor fame vorace Gli schiuderà il sepolcro ! Ola. Ah padre! Val. Ah figlio! Mon. Grazia ! Gres. Giammai !... non cangia il mio consigi Gre. Mac / E il suo destili segnato 3 e Sol. Nò. può fuggir V odiato A1 . , mio r Al giusto iuror. ° suo Clo. 1 E seco il Ciel sdegnato, Ma fia per me salvato Al figlio il genitor. Val. / Affretta il reo mio fato , Ma il figlio almeno , o ingrato ! Sia tolto a tanto orror. Ola. I Ah ! se mi vuol V ingrato * Da un padre separato ? In voi fidanza ha il cor. Mon. 1 Ahi misero ! A qual fato Serbato - è il suo valor. Gres. Si sgombri olà il recinto 5 O a' piedi vostri estinto Faccio costui cader. Mac. e Sol. Il cenno ognun rispetta : Temon la tua vendetta. Mon. ( Silenzio ! è forza ancora Coprirsi nel mister. ) Val. Anatema a Gressingha ! Ola. Udite la sentenza ? Mac. E noi tanta insolenza Dovrem soffrir ? - tacer ? Gres. Se alcun di loro inoltrasi Si faccia al suol cader. 44 ATTO TERZO Clo. Ah! vieni meco, affrettati: Fuggiam da quelP auster. Val* Oh figlio ! ^ -, v \ , Ola. Oh padre! 0h atti COMPOSTO E DIRETTO DA SALVATORE TAGLIONI TlLaeJtto di pet^cjiotiauieuto De(fe c)t. cScuofe Di Tfbafflo e (Toitipojito^e De'cJLeafi teatri Di T&apoft. WVERTIMEIXTO. j£/ applaudissimo Romanzo Storico del Manzoni sarebbe stato argomento di un gran ballo, se la cir- coscritta arte mimica valesse a superare le moltis- sime difficoltà che si frappongono , onde presentare un lavoro > che y in parte , sia degno deW altissimo soggetto. E comunque il Compositore non ne deponga totalmente P idea , osa frattanto offerire un Ballo di mezzo carattere, nel quale ha procurato di raccozzare fra loro alcune delle più belle ed interessanti scene, onde formarne una semplice mimica azione. Ardisce quindi lusingarsi che gli verrà condonato V essersi allontanato dal sommo originale che prese a norma, tanto neW andamento quanto nello sviluppo dell' a- zione. — In questa lusinghiera fiducia il Compositore abbandona sè e l'opera sua alla esverimentata gen- tilezza del Pubblico AI danese. PERSONAGGI 55 ATTORI DON RODRIGO. RENZU TRAMAGLINO, giovine e ricco contadino promesso sposo di LUCIA MONDELLA, figlia di AGNESE. CRISTOFORO , vecchio di e- semplari costumi, decano del Villaggio. DON ABBONDIO, Podestà. TONIO, amico di Renzo. IL GRISO, Capo depravi di D. Rodrigo. Sig/ Ramacini Antonio. Sig.T Lasina Antonio. Sig/ Muratori Gaetana. Sig/ Konzani Cristina. Sig.r Bocci Giuseppe. Sig/ Baranzoni Giovanni. Sig/ Vigano Dayide. Sig/ Fietta Pietro. Bravi. - Contadini e Contadine. Marinari. - Soldati Spagnuoli. I^a scena ha luogo parte in un Villaggio sulle sponde del Lago di Comoj parie nel palazzotto di D. Rodrigo poco di- stante dal Villaggio istesso. (Anno 1628) ATTO PRIMO. Estremità di un villaggio in riva al Lago di Como. Casa di yJgnese. Pieve con campanile. In lonta- nanza y sulla collina y Palazzotto di D. Rodrigo. Don Rodrigo, dopo avere ordinato a due suoi Bravi di tenersi in disparte , giunge in questo luogo per veder modo di parlare a Lucia, della quale e vivamente preso d' amore. Esce di fatto Lucia dalla sua casa , impaziente per non veder anco giungere le amiche che debbono accompagnarla alle nozze. La donzella mostra grande meraviglia nello scorgere D. Rodrigo, e vorrebbe tosto rientrare in casa, ma quegli la trattiene e le fa viva istanza perche ella corrisponda alP amor suo. Lucia cerca da prima prenderlo colle buone , ma vedendo la insistenza di lui , gli manifesta esser promessa iti isposa ad altri , e dover anzi nella giornata seguire il ma- trimonio. — Rabbia di D. Rodrigo a tale inaspet- tata novella: Lucia, cogliendo questa opportunità, ritorna frettolosa in casa. D. Rodrigo volge tostp in animo il pensiero di frapporre ostacolo a codeste nozze , e mentre è per chiamare i suoi due sche- rani, è costretto a celarsi per non esser veduto dalle compagne di Lucia che giungono festose re- cando nastri e fiori per adornare la sposa. — Lucia 58 esce dalla sua abitazione, ed invita le amiche ad entrarvi per allestir V occorrente, ed aspettar Ren- zo. Essa non può però celare la sua agitazione, pensando a quanto poc* anzi le e accaduto con D. Rodrigo } e nel volgere gli occhi, vedendo che egli di nascosto la minaccia , corre in casa. Le con- tadine la seguono. Si mostra nuovamente D.Rodrigo, e giurando che le nozze non si faranno, chiama a se i due Bravi , e loro ordina di cercar D. Abbondio per di- chiarargli in suo nome eh' ei non vuole che quelle seguano. — Ciò detto , si allontana prendendo la via del suo palazzo. I due Bravi meravigliati per V ordine ricevuto si fanno varie reciproche interrogazioni, quando scorgono venir da lunge la persona di cui debbono andare in traccia. D. Abbondio, or leggendo scritture del proprio officio, or levando gli occhi, giunge in questo luogo, e si mostra poco contento di essersi incontrato in que' due , ma finge di voler proseguire il cammi- no. ~ I due Bravi, fatto un cenno d'intelligenza, gli si paran dinanzi , e gli domandano se egli ab- bia intenzione di far seguir le nozze tra Renzo e Lucia. — Alle confuse parole del Podestà, i due Bravi gli manifestano i voleri del loro padrone, e gli domandano una risposta. D. Abbondio imba- razzato mostra la sua indecisione-^ ma i Bravi, to- gliendo le armi, lo minacciano della vita se non eseguisce gli ordini di D. Rodrigo, e partono. D. Ab- bondio vorrebbe trattenerli e parlar loro, ma dessi, non curandosi di lui, si dileguano e lo lasciano nel più grande imbarazzo. — Mentre il Podestà volge in mente varj pensieri, giunge frettoloso Renzo che, contento di trovarlo colà, vuole condurlo in casa della sposa per poi andare uniti al tempio. D. Ab- bondio cerca de' pretesti , ed alle ripetute inchieste di Renzo lo prega finalmente di differire per qual- che giorno gli sponsali. Renzo , cui questo diffe- rimento punto non piace 3 ne vuole assoluta- mente conoscere la causa, e D. Abbondio procura calmarlo con vaghe parole. Si odono frattanto giun- gere i compagni di Renzo, e, mentre costui per pochi istanti volge ad essi lo sguardo, D. Abbon- dio coglie questa opportunità per sottrarsi alle in- chieste di Renzo, e frettolosamente parte. Renzo tosto di ciò si avvede , e corre a raggiungere il Podestà. Giungono da tutte le parti contadini e con- tadine per festeggiare le nozze , mentre Agnese , Lucia e le sue amiche escono dalla casa. Cristo- foro e Tonio fanno i loro augurj alla sposa, ed il vecchio Cristoforo invoca sul capo di Lucia la be- nedizione del Cielo. Lucia, che credeva trovar Renzo, rimane sorpresa in non vederlo, e ne dimanda alla madre. — Costei tenta calmare le inquietudini della figlia, dicendole che giungerà fra poco, essendo an- dato in traccia del Podestà. — Intanto i contadini, attendendo l' arrivo dello sposo , intrecciano liete danze. — Vengono queste interrotte da Renzo che frettoloso giunge, e quasi fuori senno annuncia che le nozze non possono più aver effetto stante che D. Rodrigo ha ordinato al Podestà di sospenderle. Sorpresa generale. — Cristoforo ed Agnese, ad evi- tare ulteriore schiamazzo, licenziano i contadini che per varie vie si allontanano. Rimasti gli sposi con Cristoforo Agnese e Tonio, Lucia palesa loro quanto e avvenuto fra essa e D. Rodrigo. — Rabbia di Renzo, e rimproveri alla promessa sposa per non aver palesato prima gli amori di D. Rodrigo. — ri So Cristoforo cerca tranquillare gli animi di tutti , e promette di recarsi tosto da D. Rodrigo per pie- garlo a dar l'assenso alle loro nozze. — Tutti ap- provano il suo progetto, e Renzo propone che, nella prossima notte, debbano, egli e Lucia, recarsi alla casa del Podestà per ivi maritarsi segretamente. — Ad Agnese piace questa proposizione : Cristoforo vi si oppone, non trovando regolare un tal modo di procedere. — Gli sposi fingono rinunziare al loro progetto, e Cristoforo contento parte alla volta del Castello di D. Rodrigo. — Gli sposi ed Agnese , convenuto P occorrente pel meditato disegno, per vie diverse si allontanano. ATTO SECONDO. Luogo terreno nel palazzo di Don Rodrigo. Alcuni Bravi sono adunati aspettando il loro padrone, e parte di essi bevono, parte giuocano, parte si trattengono intorno a taluni contadini che li rallegrano con le loro danze. D. Rodrigo scende impaziente da' suoi appartamenti in traccia del Griso, per sapere se le nozze sieno state sospese, ed ordina ai bravi ed ai contadini di ritirarsi. Giunge dopo pochi istanti il Griso, e dice al pa- drone che i suoi ordini sono stati eseguiti appun- tino. D. Rodrigo giubila vedendo che il suo pro- getto va a seconda de' suoi desiderj. Viene annun- ziato a D. Rodrigo che un venerabile vecchio chiede parlargli* e dietro P ordine suo viene questi in- trodotto. Cristoforo implora la pietà di D. Piodrigo a prò di Lucia. D. Rodrigo sulle prime fìnge di non intendere, ma alle reiterate inchieste e pr e ni tue di 6i Cristoforo gli risponde , che se ella vuole esser si- cura si venga a mettere sotto la sua protezione, ed egli la difenderà. — A siffatta proposta la indegna- zione di Cristoforo, fin allora repressa, trabocca, è prorompe in rimproveri contro D. Rodrigo , e gli risponde che colei non ha bisogno della sua protezione, poiché è sotto quella del Cielo. D. Ro- drigo da prima deride il vecchio : alle sue pun- genti ed ardite parole , poco a poco però s' in- fiamma di sdegno. Ed al sentire che Cristoforo lo minaccia dell'ira Divina, e quindi lo maledice, egli afferrandogli rapidamente per aria la mano minac- ciosa che è rivolta al Cielo, gli ordina imperiosa- mente di partire. Cristoforo china il capo e parte, lasciando D. Rodrigo assai agitato. D. Rodrigo, scuotendosi alquanto, chiama a se il Griso, e gli dice che assolutamente vuole nella notte rapire Lucia. — Il Griso risponde esser pronto a' suoi comandi, e, chiamati gli altri compagni, co- munica loro gli ordini del padrone. Questi fa loro sapere che egli anche li accompagnerà, e, dopo aver concertato il loro disegno , partono per preparare ciò che bisogna alla sua esecuzione. ATTO TERZO. Villaggio come al primo atto. ~ Notte. Lucia ed Agnese attendono che Renzo venga a prenderle, giusta il convenuto. — Giunge frat- tanto Cristoforo , e narra loro che per parte di D. Rodrigo non vi è più cosa a sperare} poiché il suo cuore è chiuso ad ogni senso di umanità e di giustizia. — Agnese e Lucia mostrano allora a Cri- stoforo essere indispensabile eh' essi tentino ogni 62 mezzo presso il Podestà per maritarsi iti quella stessa notte. — Cristoforo , cui un tal modo di pro- cedere non garba, dice ad essi che faccian quanto loro aggrada , ma ch'egli non sarà presente a quelle segrete nozze , e che solo cercherà il modo di farli partire tosto seguito il matrimonio, per sottrarli alla persecuzione di D. Rodrigo. — So- pravviene in questo framezzo Renzo seguito da To- nio. — Cristoforo gli persuade di partire dal vil- laggio ? dopo le nozze, per isfuggire alla prepo- tenza di D. Rodrigo:, e rivolto a Tonio gli dice che lo segua per allestire una barca. — Lucia e Renzo, dopo aver implorato Y ajuto del Cielo, par- tono per recarsi alla casa del Podestà seguiti da Agnese. Tonio e Cristoforo corrono ad allestire Y occorrente per la partenza. D. Rodrigo , travestito da pellegrino, ed i suoi Bravi, giungono in questo luogo inosservati per ese- guire il meditato ratto. -— D. Rodrigo ed il Griso rattengono i Bravi alcuni passi lontano, vengono innanzi ad esplorare, e, visto tutto deserto e tran- quillo al di fuori, fanno venire avanti diie di que' sgherri , e danno loro Y ordine di scalare il muro che vedesi a fianco alla casa. — Ciò fatto, D. Ro- drigo impone agli altri di appiattarsi presso la porta, ed egli picchia sommessamente con intenzione di dirsi un pellegrino smarrito che domanda ricove- ro. ~ Vedendo che a' replicati picchi niuno ri- sponde , egli ordina al Griso di abbattere la por- ta. — Tutto si eseguisce con cautela ed ottimo successo. — Aperto Y uscio , D. Rodrigo comanda a due deT suoi di restarsene alla porta , ed entra in casa col Griso e con gli altri. — Tonio e Cri- stoforo frattanto ritornano per annunciare agli sposi tutto essere pronto per la fuga , e sono presi da 63 somma maraviglia nel veder persone armate presso la casa di Agnese. Eglino si appiattano per vedere quali siano i disegni di coloro, e scorgono che il finto pellegrino esce furibondo dalla casa , e rim- proverando a' suoi seguaci la non riuscita del suo disegno, ordina loro di cercare in ogni parte Lu- cia, perchè egli a qualunque costo la vuole sua. — Tonio e Cristoforo in questo mentre, venendo a conoscere il pensiero di D. Rodrigo e la vio- lenza che vuole usarsi, risolvono salvare gli sposi. — Cristoforo ordina a Tonio di recarsi sul cam- panile per suonare a stormo, mentre egli correa chiamare in ajuto la guardia spagnuola che trovasi nel villaggio , al quale oggetto frettoloso parte , mentre Tonio corre alla porta del campanile, erut- tandola giù di un calcio sale a gambe in cima ad esso , e comincia a suonare a martello. — D. Ro- drigo ed i Bravi , si confondono e si scompigliano a que' tocchi: D. Rodrigo pero prendendo animo, dice a' suoi che si facciali coraggio, e che intorno a lui raccolti potranno sicuramente ritirarsi al suo palazzo. — Poco a poco però il luogo si popola di villani armati che , chiamati dalla campana, ac- corrono. — D. Rodrigo esorta i Bravi a difendersi, mentre dalla pieve giungono Renzo , Lucia, Agnese e D. Abbondio. — D. Rodrigo prorompe in terri- bili minacce, e vuole che Lucia gli sia consegnata. Agnese gli risponde ch' ella ormai appartiene a Renzo, e che sono stati uniti in matrimonia. — Rab- bia di D, Rodrigo. Egli vorrebbe usar v iolenza , ma giungono in questo mentre Cristoforo ed i sol- dati Spagnuoli che pongono gli sposi sotto la loro protezione. — Cristoforo dice a D. Rodrigo che le leggi ed il Cielo assistono gì' innocenti , e eh' egli si aspetti la punizione di ambedue. — D. Rodrigo 6* ... .e freme. — GII sposi s'imbarcano, scortati dagli Spa- gnuoli, fra gli augurj e gli addio di tutti i circo- stanti ? mentre D. Rodrigo rimane il ludibrio e lo scherno della moltitudine. FINE. I PROMESSI SPOSI BALLO DI MEZZO CARATTERE