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DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO-ECCLESIASTICA
DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI
SPECIALMENTE INTORNO
AI PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARIl GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE PIÙ SOLENNI, AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC. EC. EC,
COMPILAZIONE
DEL CAVALIERE GAETANO MOROSI ROMANO
SECONDO AIUTANTE DI CAMERA
DI SUA SANTITÀ PIO IX.
VOL. XL. IN VENEZIA
DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCXLVI.
DIZIONARIO
DI ERUDIZIONE
STORICO -E C C LE S USTICA
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JLUBECCA, Lubecum. Città ve- scovile, la più settentrionale delle città libere ed anseatiche della Ger- mania , un tempo capitale della Wagria, nel circondario della Sas- sonia inferiore, al confluente della Wackenitz e della Tra va, a tre le- ghe dall' imboccatura di questa nel mar Baltico. È capitale della re- pubblica di Lubecca, la quale fa parte della confederazione germani- ca. Eretta in gran parte sopra una collina, Lubecca ha una si- tuazione deliziosa e favorevole al- la politezza della città. Un ba- luardo , fornito di dodici bastioni ed ornato di un bel viale di albe- ri, la cinge ; le strade in numero di novantasette, anch'esse quasi tut- te ornate di viali di tigli, sono lar- ghe e regolari. Le case, general- mente in pietra, sono quasi tutte di forma antica, ma alcune costrut- te di recente non mancano di e- leganza. Si divide la città in quat- tro quartieri. Vi sono quattro piaz- ze pubbliche, un' antica cattedrale
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dedicata a s. Giovanni Battista,' cinque chiese luterane^ fra le qua- li si distingue quella di s. Maria, di cui ammiransi le due torri alte 4.00 piedi, l'aitare maggiore in marmo nero, l'orologio astronomico, 1' organo e le pitture allegoriche rappresentanti ciò che chiamasi il ballo de morti; evvi pure una chie- sa cattolica, una riformata, ed una sinagoga. Fra gli altri edifizi, i più osservabili sono : la casa del consiglio, colla borsa fabbricata nel 1755, e la sala che serviva per le adunanze dei deputati delle città anseatiche; 1' arsenale , che serve presentemente di caserma e ma- gazzino; il teatro dell'opera, i col- legi de' borghesi, e la zecca che coniò pure il zecchino d' oro, lo che ebbe forse origine nel i3y5 quando V imperatore Carlo IV fu ricevuto in Lubecca con grandissi- mo onore. Evvi una casa religiosa di donne, chiamata Johanisstift. Gli stabilimenti di beneficenza so- no quivi assai numerosi ; si devono
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Citare l'ospedale dello Spirito Santo, il Borgospital, l'Annen-Kloster, ch'è una casa di carità e di lavoro, la nuova ed antica casa delle orfane, il Gòrgenshospital, la casa di asilo per gli operai viaggiatori, l'ospizio de'pazzarelli, sei luoghi di ritiro per le vedove e figlie di borghesi, quattro case per le donne vecchie, il s. Klements-Kaland, dodici case e undici gallerie per gì' indigeni, un istituto pei poveri, un monte di pietà, una casa di credito pub- blico per gli artefici di Lubecca. Evvi una società di utilità pubbli- ca che porta dei soccorsi agli a- sfissiati ed annegati, e scuole di chirurgia, disegno, nuoto, industria, di navigazione e della domenica ; si può nominare pur anco il gin- nasio di sette classi, stabilito nel soppresso convento di s. Caterina, la scuola de' borghesi , quella del capitolo, la scuola normale e l'i- stituto del commercio. L' industria conta in questa città molte fabbri- che, fonderie di cannoni e di cam- pane, e cantieri di costruzione per legni mercantili. In vicinanza al Baltico, con cui è unita mediante la Tra va, e comunicante all' Elba per la Steckenitz, Lubecca fa un esteso commercio, che si può di- videre in interno, esterno e di tran- sito; il primo si fa colla Germa- nia per mezzo fluviale; l'esterno è quello che fa colle proprie mani- fatture ec. ; quello di transito, as- sai considerabile, consiste nelle mer- ci che vi giungono principalmente da Amburgo e da altre parti del- la Germania , per essere inoltrate pei porti del Baltico o vicendevol- mente. Travemunda serve di porto alla città, ed i grossi bastimenti sono obbligati di scaricare nella rada le proprie merci che poscia
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si trasportano sopra battelli. Anche gli affari di banca e le assicurazio- ni sono di grande interesse per Lubecca. Lubeèca è patria di mol- ti uomini distinti; noi citeremo Giovanni Kirekman letterato, En- rico Mcihomius medico e letterato, Enrico Moller dotto scrittore pole- mico, Lorenzo Surius, Mosheim, ed il pittore Kneller. Conta piìi di venticinquemila abitanti , la mag- gior parte luterani.
Lubecca non era rimotamente che un grosso borgo, e fu fondata da Adolfo II conte di Holstein, nel ii44> «l tempo dell'imperatore Corrado III, colle rovine di un'altra città di Lubecca, che i wilzi ave- vano innalzata sulla riva dello Schwartan, posseduta da lungo tem- po dagli obotriti, e che fu distrut- ta dai rugii. Il duca di Sassonia Enrico il Leone ne ottenne il pos- sesso nel ii 58, la ingrandì, e le diede un codice di leggi che chia- mò il Regolamento di Lubecca, e che fu poscia adottato da molte città e paesi. L'anno 1161 vi si trasferì la sede episcopale che stava ad Oldenburgo, e nel 1182 l'im- peratore Federico I le concesse di- versi privilegi , quando cioè nella guerra contro il detto duca di Sas- sonia occupò Lubecca. In ili verse occasioni fu rovinala dal fuoco e dalle scorrerie de' nemici, ma sem- pre si ristabilì con vantaggio. Di- venuta soggetta ai danesi, verso il 1209 scosse il loro giogo, e l'im- peratore Federico II nel 1226 le accorciò sotto la sua protezione il privilegio di città libera ed impe- riale. Nel 1238 un terribile incen- dio la ridusse quasi in cenere, ma riparata tanta sciagura, il commer- cio la rese possente. Un trattato con Amburgo nel 1241 divenne la
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base della lega anseatica, di cui fu per lungo tempo riguardata come la metropoli, e la cui prima assem- blea si tenne nelle sue mura nel 1260. L' età d' oro di Lubecca si eclissò con la decadenza di questa lega, verso la fine del secolo XVI,
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di Lawenburg, e fra questo e quelli di Mecklenburg-Strelitz e di Hol- stein. Il territorio è piano e fer- tile, vi si alleva molto bestiame, e conta senza la città 16,000 abi- tanti , generalmente luterani. La forma del governo della città li-
continuando però ad essere contata^ bera di Lubecca è democratica: il
potere sovrano si divide fra un se- nato di trenta membri e la citta- dinanza. Questo stato somministra 407 soldati all'armata della confe- derazione germanica. Ha una voce all'assemblea generale, all'assemblea particolare ne ha una insieme col
fra le città più floride di C nia. Nel i5oo i sn^* videro obbligati o.iendeic* o
libertà contro i danesi, guerra che rinnovossi nel i5oo„ ed ebbe fu- neste conseguenze. Gli svedesi pre- sero il loro partito. Abbracciossi il luteranismo nel i535, e si otten- ne dall'imperatore Carlo V nel i547 Ia continuazione degli antichi privilegi. Dall'anno i562 fino al 1570 fece questa città la guerra ad Enrico XIV re di Svezia. Go- vernandosi a modo di repubblica, si col legò cogli stati generali , che la compresero nel LXXII articolo della pace colla Spagna nel 1648. Nel 1802 videro a farsi alcune utili modificazioni nella circoscrizione del suo territorio , che divenne una massa quasi continuata, da smem- brata ch'essa era in origine. Molto soffrì nel 1 806 , perchè dopo la battaglia di Jena, essendosi quivi ritirato il generale Blucher con un corpo di sedicirnila prussiani , av- venne nella città istessa una bat- taglia sanguinosa coi francesi , che rimasero vincitori nel giorno 6 no- vembre, e coi quali fu costretto di capitolare. Nel 18 io Lubecca fu compresa nel dipartimento francese delle Bocche dell'Elba, di cui di- venne un capoluogo di circondario. 11 congresso di Vienna le rese la sua libertà nel 181 5. Il territorio di Lubecca è composto di cinque parti ; le altre parti non sono che piccoli distretti situati nel ducato
langraviato di Assia-Homburg e le città libere di Francfort, Amburgo e Brema.
L'imperatore Carlo Magno fece annunziare la fede di Gesù Cristo agli schiavoni per mezzo d'Ansca- rio, di s. Remberto e di alcuni al- tri ; ma que' popoli essendo rica- duti nell'idolatria, l'imperatore Ot- tone I animato dal medesimo zelo mandovvi altri predicatori, e fon- dò verso l'anno 940 sei vescovati, cioè Oldenburgo, Havelberg, Bran- deburgo, Mersburgo, Misnia e Zeilz. Diede loro per metropolitano, con beneplacito apostolico, il nuovo ar- civescovo di Magdeburgo, eccettuan- do il solo vescovo di Oldenburgo, che soggettò all'arcivescovo d'Am- burgo. Fu in origine il vescovato di Oldenburgo assai esleso, talché l'imperatore Enrico III ed Adalber- to arcivescovo di Brema credette- ro bene nel io5o di smembrarne una parte e dotarne con essa i ve- scovati di Sleswick, di Ratzbourg e di Meclenburgo, che venne po' scia trasferito a Schwerin. Il primo vescovo di Oldenburgo fu Marco o Marko, il quale morì nel g52, cui succedettero Edoardo od Erago, Wago, ed Ezichone morto nel
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io38. Folcardo successore di Ezi- chone venne co' suoi diocesani per- seguitato dagli idolatri , e dovette fuggire presso il suo metropolitano in Amburgo. Successori di Folcar- do furono Remberto, Bennone, Mei- nardo, Abelino, Eisone, e Vicelino che mori nel 1 1 58. Geroldo no- minato vescovo dopo la morte di Vicelino , col consenso del duca Enrico il Leone, nel 1 1 6 1 o 1 1 62 trasferì la sede vescovile di Olden- burgo a Lubecca, città divenuta floridissima, e meno soggetta alle incursioni de* barbari. Allora Ge- roldo edificò la vasta chiesa di s. Giovanni super arenam. Però que- sto prelato lasciò nello stesso anno la sede vescovile, per tutto dedi- carsi alla conversione degl' idolatri, particolarmente nel Meclenburgo , in Norvegia, e nei paesi circonvi- cini : morì nel 1 1 64, e fu sepolto nella cattedrale di Lubecca da lui medesimo fondata. Gli succedette Corrado suo fratello, il quale an- dò in Terrasanta coli' imperatore Enrico di Baviera, e con altri pre- Iati e signori , e morì nella città di Tiro in Palestina verso 1' anno 1174. Il successore Enrico, già abbate del monastero di s. Egidio di Brunswick, edificò il monastero di s. Giovanni che donò ai mona- ci benedettini, e passò poi in uso delle monache quando i monaci furono trasferiti altrove. Quanto a- gli altri vescovi di Lubecca fino a Cristiano Augusto duca d'Holstein, eletto nel marzo del 1709, si po- trà consultare la Storia ecclesiasti- ca d'Alemagna t. II, p. 33 1. Ag- giungeremo qui solamente, ch'elet- to Martino V nel concilio di Co- stanza, nel 1418 fece consegnare al vescovo di Lubecca la custodia di Baldassare Cossa deposto dal pon-
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tificato che tenne col nome di Gio- vanni XXIII, dalla prigione del quale fuggì nel 12(19, e recatosi a Firenze da Martino V ottenne non solo il perdono; ma la digni- tà di cardinal decano del sacro collegio con altre prerogative.
Fu poi all' epoca del vescovo Enrico Bocholt, nell'anno i535, che il luteranismo s'introdusse nella diocesi di Lubecca ; indi nel 1 586 Giovanni Adolfo duca d' Holstein , nipote di Federico I re di Dani- marca, abbracciò il luteranismo, e divenne amministratore del vesco- vato di Lubecca, rimettendo poscia nel 1597 questo benefizio a suo fratello minore Giovanni Adolfo. Dacché il vescovo di Lubecca di- venne luterano, fu principe dell'im- pero, e risiedette ad Eutin, città del granducato di Oldenburgo, ca- poluogo del principato di Lubecca e del baliaggio del suo nome, con dintorni deliziosi , ove il vescovo Giovanni Federico della casa d'Ol- denburgo edificò un castello . Il principato di Lubecca è diverso dalla città libera di Lubecca. La casa di Holstein avendo reso impor- tanti servigi al vescovato luterano in tempi di turbolenze,* e partico- larmente il duca Giovanni nel 1648, coli' impedire che il vescovato di Lubecca venisse secolarizzato come gli altri, alla pace di Westfalia, fu dal capitolo per riconoscenza con- venuto nel i655, che in avvenire sarebbero i suoi vescovi scelti dalla casa di Holstein, locchè venne con- fermato nel 1700 col trattato di Travendal. Nel 1802 il vescovato e principato di Lubecca passò al duca di Oldenburgo a titolo di principato; diventò nel 18 io di- partimento francese, indi nel 18 15 ritornò alla casa di Oldenburgo.
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Nelle diete dell'impero il vescovo di Lubecca era seduto a fianco di quello d'Osnabruck, sopra una sedia particolare. Era il solo della confessione augustana che godesse in Germania dei diritti diocesani e della giurisdizione ecclesiastica. Il capitolo di Lubecca è composto di trenta canonici, ventisei protestanti e quattro cattolici: il senato della città esercita sulla cattedrale il di- ritto di patronato. La missione cattolica di Lubecca e di Eutin dipende dal vicario apostolico delle missioni settentrionali di Germa- nia , amministratore apostolico di Osnabruck, ascendendo i cattolici a trecento : in Lubecca vi è la casa del missionario con cappella, ed in Eutin un oratorio. 11 governo non si oppone alle abiure, né vi è leg- ge che vieti l'educazione della prole dei matrimoni misti nella religione cattolica.
LUBIANA (Labacen). Città con residenza vescovile della Carniola , in oggi capitale del regno illirico, capoluogo di governo e di circolo, lungi venti leghe da Trieste e ven- totto da Gratz, sulla Lubiana che l'attraversa in tutta la sua lunghez- za. Assai bene fabbricata in pia- nura, ha otto sobborghi, ed un ca- stello fortificato, situato sopra una vicina collina, forma tutta la sua difesa. Vi si osserva il palazzo della città, di gotico stile, l'edifìzio degli stati ed il teatro. Oltre la sua bella cattedrale ha dieci altre chiese, fra le quali la più osservabile è quella delle orsoline. Vi sono due ospe- dali, un liceo avente i privilegi di università, un ginnasio, una pri- maria scuola normale, una società agraria, una scuola militare, un os- servatorio , una pubblica bibliote- ca ed un arsenale. L'antico castel-
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lo arciducale, situato sopra una montagna, serve al presente di pri- gione. Le sue manifatture di stoffe di lana e seta, assai floride un tem- po, sono molto decadute; ma pro- sperano ancora quelle di panni, te- le, maioliche, strumenti chimici, cappelli ec, come pure i suoi con- cia toi. Questa città fa un commer- cio attivo coli' Italia, la Croazia, ed il sud della Germania, e molto sof- frì pei terremoti ed incendi. Lu- biana, in tedesco Laybach, in illi- rico Lubiana, ed in latino Aemo- na seu Labacum, già capitale del ducato di Carniola che dividevasi anticamente in alta, media, inter- na e bassa, dopo avere apparte- nuto per lungo tempo agli slavi, passò in potere dei duchi di Ba- viera, ed ebbe poscia dei signo- ri particolari : dopo la morte del- l'ultimo di questi, gli stati del paese si diedero spontaneamente a Fe- derico il Bellicoso duca d'Austria, verso la metà del secolo XIII.
Nel 1 782 fu onorata dalla presen- za del Pontefice Pio VI, che recossi a Vienna dall'imperatore Giuseppe II per affari di religione. A' 16 marzo partendo il Papa da Adels- berg arrivò verso le ore ni a Lu- biana, mentre nevigava. Smontò al palazzo dell'ordine teutonico, e fu ricevuto da monsignor Scrottenbach vescovo di Lavant, da monsignor Herbestein vescovo di Lubiana, e da molta nobiltà. Nell'appartamen- to decorosamente preparato per or- dine dell' imperatore, ricevette Pio VI benignamente l'arciduchessa Ma- rianna d'Austria sorella dell'impe- ratore , che ad appagare la sua particolare venerazione pel capo della Chiesa, vi si portò con tutte le sue dame dall' abbaziale residen- za di Klagenfurt, e poscia più voi-
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te tornò a visitare il santo Padre. TSel giorno seguente, domenica , il Pontefice ascollò la messa nella chiesa dell' ordine teutonico con- tigua al palazzo, e nelle ore pome- ridiane proseguì il viaggio per Cil- la, ove pervenne alle ore 2 3, dopo passato il fiume Lintz. Quindi Lu- biana fu per la prima volta presa dai francesi nel 1797. Dipoi nel 1821 vi si tenne un celebre con- gresso, coli' intervento degli alleati Francesco I imperatore d' Austria, Alessandro I imperatore delle Rus- sie, della diplomazia europea, e vi si recò in appresso Ferdinando I re delle due Sicilie, per deliberare sullecommozioni politiche delle due penisole, ispanica ed italica , onde ristabilire, di concerto ai mezzi per reprimere i torbidi e le ribellioni di Napoli, Piemonte e Spagna, l'au- torità reale che vi era decaduta. A' 21 dicembre 1845 la popola- zione di Lubiana fu posta in gra- ve costernazione, pel violento ter- remoto, di cui la memoria uma- na non sa rammentarsi il simile. Questa scossa si fece repentinamen- te sentire senza particolari precur- sori, e durante più minuti secondi ondeggiò il suolo, tremarono le mu- ra degli edifici, per cui gli abitanti nella maggior parte corsero a pre- cipizio fuori delle loro case, cercan- do di salvarsi all'aperto, tutti, com- presi da terrore e da spavento.
La sede vescovile fu eretta dal Pontefice Pio II nel 1462, con let- tera apostolica data octavo idus septembris in Pienza sua patria, di- chiarando cattedrale la chiesa di s. Nicola, e dismembrandola dalla giu- risdizione del patriarcato di Aqui- leia. Con altra lettera emanata nel- lo slesso luogo ed anno, quarto idus septembris, nuovamente confermò
LUD l'eretto vescovato di Lubiana, ne stabilì la diocesi, e questa pure li- berandola da qualunque soggezione del patriarca d'Aquilcia e dell'ar- civescovo di Salisburgo, la rese im- mediatamente soggetta alla santa Sede, esenzione che nel 1468 con- fermò il Papa Paolo II, ad istan- za dell' imperatore Federico III. In questo stato restò la diocesi e sede vescovile di Lubiana sino al 1787. Quindi Lubiana fu innalzata al gra- do di metropolitana da Pio VI. Dappoiché colla bolla In universa gregis Dominicele curae> octavo idus martii 1788, presso il Bull. Rom. Continuano t. Vili, p. 124, sop- presse l'arcivescovato di Gorizia, dismembrò molte delle sue parroc- chie, e l'unì al vescovato di Lu- biana, restando Gradisca soltanto cattedrale. Colla stessa bolla Pio VI elevò Lubiana a metropolitana, assegnandogli per suffraganei i ve- scovati di Segna e Moclrusca uniti, e Gradisca e Gorizia, la quale isti- tuita dal medesimo Papa era stata fatta concattedrale di Gorizia, e ciò colla bolla Super specula militali' tis Ecclesiae) tertio decimo kal. septembris 1788. Vi sottopose e- ziandio per suflTraganea la sede ve- scovile di Trieste, mediante la bolla Ad supremum milìlantit Ecclesiae regimtn, data pridie idus septembris 1797. Nel quale anno lo stesso Pio V 1 colla bolla Ree li prudenti sque con- silii ratio postulai, de' 12 settem- bre, Bull, citato t. IX, p. 5i, tras- latò la sede vescovile di Gradisca col capitolo della cattedrale de' ss. Pietro e Paolo, nella città di Go- rizia e nella chiesa de' ss. Ilario e Taziano, per cui poi questo vesco- vato prese il nome Goritiensem scu Gradiscanum. Pio VII nel 1807 colla bolla Quaedam tenebrosa ca-
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Ugo, quarto decimo kalendas septctn- bris, soppressa la dignità arcivesco- vile e metropolitana di Lubiana , la ripristinò nel suo stato antico di sede vescovile ed immediatamen- te soggetta alla Sede apostolica. Fi- nalmente Pio Vili, per aver eretto di nuovo Gorizia in arcivescovato, colla bolla In su per eminenti apo- slollcae dignitatis specula, sexto kal. augusti i83o, a richiesta dell'im- peratore d'Austria Francesco I, tra le altre gli assegnò per suffraganea Lubiana, alla quale però accrebbe sedici parrocchie tolte dalla diocesi di Gorizia stessa, e ventuna sepa- rate da quella di Trieste. Dicem- mo che Lubiana in latino si chia- ma anco Aemona , perchè vuoisi edificata sopra le rovine d'una città di tal nome, che fu sede vescovile fin dai primi secoli della Chiesa ; sembra diversa da Aemonia o Città Nova.
Il primo vescovo di Lubiana fu Sigismondo conte di Lamoerg no- minato nel 1 4-^3 ; gli successero nel 1488 Cristoforo Ranbert nobi- le carniolo, consigliere dell'impera- tore; avendo appena dieciotto anni fu ordinato nel i494> quindi fu fatto amministratore di Secovia nel 1^09, e morì in Vienna nel 1 536. Paolo III dichiarò allora vescovo di Lubiana Francesco de' baroni Cazianez canonico di Passavia, mor- to nel 1 544- Lo furono successi- vamente Urbano Textor confessore di Ferdinando I; nel i56o Pietro Spacher; nel. 1 568 Corrado Ada- mo Glushitz; nel i5y8 Baldassare Radlizio, che per la mirabile sua eloquenza fu chiamato il Cicerone carniolano; nel i58o Giovanni Zam- chei arcidiacono di Gorizia ; nel 1597 Tommaso Krein o Cromi consigliere intimo dell' imperatore ;
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nel i63o Rinaldo Scherlichio un- garo, traslato da Trieste, che rifor- mò i costumi, ed eresse il conven- to ai minori osservanti. Nel 16^1 Urbano Vili fece vescovo Ottone Federico conte Pacheim suo cubi- culario , canonico di Salisburgo, Magdeburgo e Passavia, ornato del- le più belle virtù. Nel 1664 gli successe fr. Giuseppe Rabatta di Gorizia cavaliere gerosolimitano. In- di divennero vescovi: nel i683 Si- gismondo Cristoforo conte d'Her- bestein, che nel 1701 si ritirò, per cui gli fu sostituito Ferdinando con- te di Riemburg canonico di Pas- savia; nel 171 1 Francesco Carlo de' contr 4i Kaunitz di Vienna, u- ditore di rota, canonico di Salisbur- go e Passavia; e nel 17 18 Gu- glielmo de Leslie scozzese, già coa- diutore di Trieste col titolo vesco- vile in partibus Al dentano, non che vescovo di Vaccia. Questa è la se- rie de' vescovi riportata dall'Ughelli iiell' Italia sacra, tom. V, p. 1072 e seg. I vescovi registrati nelle an- nuali Notizie di Roma sono i se- guenti : 174^ Ernesto Amadeo dei conti degli Attimi, traslato dalla chiesa Traconen. 1759 Leopoldo de Petazzi di Vienna, traslato da Trieste, a cui nel 1769 fu dato in coadiutore con futura successione Carlo Herbestein di Gretz diocesi di Salisburgo, fatto per ciò vesco- vo di Mindo in partibus, divenuto nel 1772 effettivo. Dopo un tratto di sede vacante, come abbiamo detto, Pio VI eresse Lubiana in arcivescovato, e dichiarò a' 7 apri- le 1788 primo arcivescovo Michele libero barone de Brigido di Trie- ste, e lo fu sinché Pio VII nel concistoro de' 23 marzo 1807 lo trasferì alla sede vescovile di Sce- pusio in Ungheria. Nella sede va-
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cante lo stesso Papa soppresse l'ar- civescovato di Lubiana , come si è detto. Ritornata però Lubiana ad essere sede vescovile, Pio VII a* 24 agosto 1807 vi traslatò da Zela in parlibus Antonio Kaut- schitz d'Idria diocesi di Lubiana, e dipoi a' 22 luglio 18 16 fece ve- scovo Agostino Gruber di Vienna; quindi Leone XII nel concistoro de' 12 luglio 1824 gli diede in successore l'attuale vescovo monsi- gnor Antonio Luigi Wolf d' Idria diocesi di Lubiana , già canonico della cattedrale.
La cattedrale, ediflzio di magni- fica struttura , è dedicata a Dio sotto l'invocazione di s. Nicola ve- scovo, con fonte battesimale e cu- ra d'anime, la quale viene ammi- nistrata da un canonico e da quat- tro cooperatori. Il capitolo si com- pone di due dignità , essendo la prima il proposto, di dieci cano- nici senza le prebende del teologo e del penitenziere, e di altri preti e chierici addetti all'uffiziatura. Pres- so la cattedrale è situato l'episco- pio, ch'è ampio e magnifico. Oltre la cattedrale nella città vi sono al- tre quattro chiese parrocchiali, tut- te munite del battistero, un con- vento di religiosi , un monastero di monache, seminario ed ospeda- le : evvi pure il monte di pietà ed alcune confraternite. La diocesi è amplissima, poiché contiene nove città, diversi castelli e luoghi. Ogni nuovo vescovo è tassato nei libri della camera apostolica in fiorini cinquecento, corrispondenti alle ren- dite della mensa, le quali ascendo- no a circa diecimila fiorini, senza alcun gravame di pensione eccle- siastica.
LUBINO (§.), vescovo di Char- tres. Nativo di Poitiers, applicò allo
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studio delle sacre lettere, e si fece religioso nel proprio paese. Dopo ott' anni passò a Lione, nell' isola di Barba, sotto la condotta di s. Lupo, ed in appresso nel Percese, sotto quella di s. Avi, dopo la mor- te del quale ritirossi nel deserto di Charbonnieres, ove passò quasi cinque anni , lontano affatto da o- gni commercio col mondo. Ma E- terio vescovo di Chartres, conoscen- do la sua santità, lo ordinò prete, e lo fece abbate del monastero di Brou nel Percese; indi lo diede per compagno di viaggio a s. Al- bino vescovo d'Angers che andava a visitare* s. Cesario d'Arles. Suc- cedette poscia ad Eterio sulla sede di Chartres nel 544; nel qual mi- nistero adempì fedelmente a tutti gli uffizi di buon pastore. Interven- ne al quinto concilio d' Orleans e al secondo di Parigi, e mori nel 577. Il suo capo è custodito nella cattedrale di Chartres ; il resto del suo corpo fu bruciato dai calvini- sti nel i568. S. Lubino è nomi- nato nel martirologio romano ai i5 di settembre; ma la sua festa si celebra due volte all'anno nella diocesi di Chartres, cioè ai 14 di marzo e a' r 5 di settembre.
LUBLINO (Lublinen). Città con residenza vescovile di Polonia, ca- poluogo di woiwodia e di obwo- dia del palatinato del suo nome, lungi 34 leghe da Varsavia, e iZ da Siedlec, sulla riva sinistra della Bistrzyca . È sede della seconda corte di appello del regno, e delle magistrature. Sta in parte sopra un'altura, e parte sulla sponda del- la riviera, ciò che la fa dividere in alta e bassa città ; la prima parte fu un tempo fortificata, essa non ha più che un castello situato sopra una roccia, presso cui evvi un sobbor-
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go. Le case sono nella maggior parte in legno e le strade irrego- lari. Si osserva una gran piazza ove è situato il palazzo della città di bella architettura ; il palazzo So- bieski, la cattedrale e le chiese de- gli ex-gesuiti, dei domenicani e dei carmelitani meritano di essere ci- tate. Vi sono in tutto dieciotto chie- se, molti conventi dei due sessi , una vasta sinagoga, un seminario vescovile, un'accademia, un ginna- sio di piaristi, alcuni ospedali civili e militari, un orfanotrofio, varie società di agricoltura e di benefi- cenza, un teatro e fabbriche di grossi panni. Il suo commercio è assai importante. Vi si tengono for- se tre annue fiere che durano cia- scuna un mese, e dove concorrono i negozianti di diverse nazioni. Ev- vi un gran numero di ebrei che abitano principalmente nella città bassa; è rimarchevole l'indicato edifizio della sinagoga israelitica. Fu presa dagli svedesi nel 1406. I suoi dintorni sono coperti di laghi e paludi.
La sede vescovile fu eretta dal Papa Pio VII, e dichiarata suffra- ganea della metropoli di Varsavia, ad istanza dell'imperatore France- sco II che lo supplicò con lettera de' 12 dicembre i8o3. Per primo vescovo nel concistoro de' 23 set- tembre i8o5 vi nominò Adalberto Skarzewski di Janow diocesi di Leopoli, traslatandolo da Chelma. A questi Leone XII nel concistoro de' io dicembre 1825 diede in successore l'attuale vescovo monsi- gnor Marcellino Dziecielski della diocesi di Uladislavia, trasferendo- lo da Arath in partibus , essendo allora ausiliare del vescovo di U- ladislavia. La cattedrale è dedicata a Dio, in onore de' ss. Giovanni
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Battista e Giovanni Evangelista, ma siccome l'edifizio trovasi in cat- tivo stato, almeno all'epoca del 1825, si officia nella chiesa Cras- noctaviae. Il capitolo si compone di quattro dignità, la prima delle quali è il preposto, di otto cano- nici, di sei vicari, del penitenziere e del teologo. L'episcopio per abi- tazione del vescovo è un sufficiente edifizio. Nella città avvi una sola chiesa parrocchiale munita del sa- cro fonte, ch'è pure collegiata ; il seminario con alunni, cinque con- venti di religiosi, quattro monaste- ri di monache, tre ospedali, ed una confraternita. La diocesi si estende in venti leghe di lunghezza, e con- tiene quarantaquattro parrocchie. Ogni vescovo è tassalo ne' libri del- la camera apostolica in fiorini 3y3, corrispondenti alla rendita di 6666 scudi di moneta romana.
LUCA (s.), evangelista. Origina- rio di Antiochia, metropoli della Siria, ivi fece eccellenti studi nella sua giovinezza , e dicesi ch'egli abbia perfezionato altresì le sue cognizioni con diversi viaggi nella Grecia e nell' Egitto. Professò la medicina, ma non si conosce qual fosse la sua condizione, poiché la medicina era sovente esercitata anco da schiavi che si facevano allevare in questa scienza. Grozio opina che s. Luca fosse attaccato a qualche no- bile famiglia in uffizio di medico, e che dopo la sua liberazione con- tinuasse sempre la sua primiera professione. Non si sa del pari pre- cisamente se egli fosse ebreo o pa- gano di nascita. Alcuni pretendo- no ch'egli sia stato convertito al cri- stianesimo da s. Paolo ad Antio- chia, locchè altri negano. S. Epi- fanio lo fa discepolo del Salvatore; ma Tertulliano accerta espressa-
i4 LUC LUC mente che non fu del numero di le reliquie di s. Luca da Patras- cjuelli che si unirono al Salvatore so a Costantinopoli, dove furono mentre era ancor sulla terra; ed deposte nella chiesa degli Apostoli, in fatti s. Luca nella prefazione ed allora si fecero , donne distribu- dcl suo vangelo dice aver scritto rioni delle medesime. 11 Baronio, giusta i testimoni oculari delle a- ad an. 586, dice che il capo di zioni di Gesù Cristo, non dice di s. Luca fu portato a Roma da s. esserne slato testimonio egli stesso. Gregorio, e deposto nella chiesa Fu compagno nei viaggi e nei del monastero di s. Andrea. La travagli di s. Paolo, che lo chia- sua festa si celebra ai 18 di otto- ma più volte come il suo coope- bre. S. Luca insiste parlieolarmen- ratore. S'imbarcò seeolui per pas- te nel suo vangelo sopra ciò che saie dalla Troade nella Macedonia spetta al sacerdozio di Gesù Cristo; l'anno 5i di Cristo; soggiornò al- ed è appunto per questo che gli an- quanto con esso a Filippi, e scorsero tieni applicando ai quattro evange- insieme le città della Grecia. Se- listi le rappresentazioni simboliche condo s. Girolamo e s. Gregorio menzionate in Ezechiele, assegnano IVazianzeno, s. Luca scrisse il suo ad esso il bue, come emblema dei vangelo nel tempo che s. Paolo sagrifizi. Egli lo scrisse iu greco, predicava nell'Acaia, ove andò due del pari che gli Atti degli apostoli, volte coll'apostolo, cioè neh' anno ed il suo stile è più purgato di 53 e nel 58. Verso il 56 fu da esso quello degli altri evangelisti. Cre- ìnviato a Corinto con s. Tito, indi desi comunemente che s. Luca ol- segui s. Paolo a Roma, allorché vi tre la medicina coltivasse anche la fu mandalo prigione da Gerusalem- pittura. Leggesi in Teodoro Let- me nell'anno 61, e non lo lasciò mai tore, il quale viveva nel 5 18, che durante i due anni che rimase cai- si mandò da Gerusalemme all'ini- ccrato. In questo tempo egli scris- pelatrice Pulchena uu ritratto dei- se gli Alti degli apostoli, che sono la Beata Vergine dipinto da s. come il seguito del suo vangelo. Luca, e che questa principessa lo S. Paolo, nella sua ultima prigio- mise in una chiesa ch'ella avea nia, scriveva da Roma, che tutti fatto edificare a Costantinopoli. Si gli altri lo avevano abbandonalo, è trovata a Roma, in un sotterra- e che s. Luca era solo con lui. neo presso alla chiesa di s. Ma- Dopo il martirio dell' apostolo , ria in via Lata, un'antica iscrizione dice s. Epifanio che s. Luca pie- iti cui dicesi d' uu ritratto della dico nell'Italia, nella Gallia, nella R. V'ergine, che è uno dei sette Dalmazia e nella Macedonia. Se- dipinti da s. Luca. Vi sono anco- condo Fortunato e Metafraste, il ra tre o quattro altri ritratti si- santo evangelista passò in Egitto mili, di cui il principale è stato e predicò nella Tebaide. Alcuni collocato da Papa Paolo V nella pretendono ch'egli abbia sparso il cappella Borghese nella chiesa di sangue per la fede, ed altri dicono s* Maria Maggiore. V. Immagine, che mori tranquillamente a Pa- Chiesa di s. Maria Maggiore, e trasso nell'Acaia, in età di ottanta Pittura. Della celebre pontificia od ottanquattro anni. Nel 357 *'im" accademia di s. Luca di Roma, ne peratore Costanzo fece trasportare parlammo all' articolo Accademie,
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e meglio all'articolo Cavalieri, or- dine de presidenti della pontificia accademia di s. Luca.
LUCA, Cardinale. Luca origi- nario delle Galiie, educato nel mo- nastero di Chiaravalle, da Inno- cenzo II nel ii3o o nel 1 1 33 fu creato cardinale dell' ordiue dei preti, col titolo de'ss. Giovanni e Paolo, mentre il Papa era in Frati- eia, per cui lo seguì nel suo ritorno in Italia. Di lui fa onorata menzio- ne il suo amico s. Bernardo, in u- na lettera scritta ai monaci di Chiaravalle. 11 cardinale sottoscrisse due bolle, una nel 1 1 34 a favore del vescovo di Pistoia, V altra nel nel 1 1 38 a favore del vescovo di Foligno.
LUCANO (s.), martire. Secondo un'antichissima tradizione fu mar- tirizzato aLogny nella Beauce, sui confini del paese Chartrain e del- l' Orleanese; e ciò credesi avve- nuto nel principio del quinto se- colo. Le sue reliquie furono po- scia trasportate nella cattedrale di Parigi. La sua festa si celebra ai 3o d'ottobre , ed i parigini hanno sempre avuto grandissima divozio- ne a s. Lucano.
LUCCA (Lucan). Città con re- sidenza arcivescovile, insigne capi- tale del ducato cui dà il nome, re- sidenza ordinaria del duca sovra- no, e capoluogo del distretto di Lucca o del Serchio, già capitale della repubblica lucchese in Italia. Trovasi sulla riva sinistra del fiu- me Serchio che le passa circa un terzo di miglia distante, in mezzo ad una fertile e irrigalissima pianu- ra, circoscritta dal lato di scirocco e libeccio dal monte, da ponente a maestro mediante le branche del- l' Alpe Apuana; da settentrione a greco le fanno spalliera le balze
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dell' A pennino, fra le quali scendo- no il Serchio, la Lima e le Pescie; mentre di là dalle foci che si av- vallano a levante e a libeccio di Lucca, giacciono i due laghi più vasti della Toscana attuale, chiama- ti Bientina e Massaciuccoli ; il pri- mo è in qualche parte promiscuo colla Toscana, di circa miglia die- ciotto di circuito, l'altro è piccolo, come quello di Castel Gandolfo (Fedi). Incontrasi la città sotto il grado i8° io' longitudine e 43° 5i latitudine, sopra un piano appena 32 braccia toscane più elevato del livello del mare Mediterraneo; i3 miglia a settentrione greco da Pisa, passando per Ripafratta, e sole die- ci miglia per l' antica strada del Monte Pisano; 26 miglia per la stessa direzione lontana da Livor- no; 24 miglia a levante da sci- rocco di Massa di Carrara; 12 a ponente libeccio di Pescia ; 14 a ostro dei bagni di Lucca, e 46 miglia a ponente di Firenze.
Tre sono i successivi cerchi delle mura di questa città. A quale epoca risalga il primo s'ignora, poiché seb- bene si attribuisca all'impero di Pro- bo, ed altri ne abbia fatto autore il re Desiderio, vi sono ragioni di crederlo più antico, essendo Lucca munita di mura sino dai tempi della repubblica romana, anzi si rinvennero non poche vestigia di costruzione all'etnisca. Col secondo cerchio delle mura restarono rin- chiusi nella città diversi sobborghi, varie strade e case che avvicina- vano il primo giro, massimamente dalla parte di oriente e di greca- le. La popolazione di questi sob- borghi dopo il secolo XII costitui- va nel regime della repubblica una sezione della città, designata col ti- tolo di quartiere dei borghi, e eoa-
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seguentemente diversa dall'altra de- Lucca, contornata da colline, da nominata dalla porta s. Frediano poggi e da monti sparsi di ville ossia del Borgo. Il secondo cerchio signorili, di paeselli, di chiese, di di Lucca venne decretato dal go- toni e di borgate. 11 passeggio dei- Temo nel 1200, e restò terminato le mura non è tampoco interrotto nel 1260; forse verso il iog5 era- dalle porte della città, poiché Tarn- si presa qualche misura per met- pia strada vi passa sopra pianeg- tere in più largo cerchio la città, giante lungo tutto il giro della 11 terzo ed attuale più grandioso città che misura metri 4f92>55. giro delle mura di Lucca fu decre- In questo terzo cerchio di Lucca tato nel 1 5o4 dalla repubblica, che esistevano tre sole porle, chiamate vi fece lavorare dalla parie di le- Borgo, s. Donato e s. Pietro, in- vante e di mezzodì sino al i544» nanzi che dirimpetto a una ma- Per altro fattisi accorti che quel gnifica , veramente strada regia, modo di costruire i bastioni circo- fosse aperta la porta Nuova o di lari e le mura forse con poca s. Croce, già detta Elisa, perchè scarpa, .non era il più confacente questa principessa la ordinò nel a ridurre Lucca, come si voleva, 1806. Dalla porta Nuova esce una piazza forte, gli anziani affi- 1' ampia strada postale Pesciatina, darono 1' esecuzione ad altri inge- fiancheggiata da doppio marciapie- gneri, fra i quali meritossi maggior de per circa un miglio, e difesa lode Vincenzo Civitali lucchese, da quadrupla linea di alberi. Dal- Questa grandiosa opera non restò la porta al Borgo, detta anche s. compita interamente prima del i645, Maria, esce la strada nuova dei mediante la spesa di scudi 956,000, Bagni e di Barga ; dalla porta senza contare il valore di centoventi s. Donato escono le strade postali grossi cannoni di bronzo che guar- di Pisa e di Genova; e dalla nivano gli undici bastioni dai qua- porta s. Pietro parte la strada li è difesa la città. Le mura dal- vecchia del monte di s. Giuliano, la parte che guardano la città sono Le chiese più grandiose e più fornite di larghi terrapieni , lungo celebri della città sono quelle che i quali campeggia una spaziosa andiamo a notare. Quantunque sus- strada carrozzabile. È questa via sistano molti documenti scritti in- fiancheggiata dal lato della cam- nanzi al 1000, ne' quali si ram- pagna da un comodo marciapiede, mentano fra le molte chiese alcu- mentre dalla parte esterna le mu- ne delle più insigni tuttora esi- ra sono difese da opere avanzate stenti in Lucca, sé debbasi eccet- con tornate da fossi e da terrapieni, tuare la cattedrale di s. Martino A questi fa corona da ogni lato e la chiesa di s. Frediano, non una libera e aperta pianura sino sembra che le altre fossero di quel- alla distanza di circa j5o braccia, la dimensione e struttura architet- chiamata la Tagliata, per la ra- tonica che dopo il secolo X hanno gione che in quello spazio è vie- acquistato. La chiesa di s. Michele tato piantare alberi di sorte alcu- in foro nel secolo IX era un ora- na. Da questo punto bella e va- torio, dopo il 1000 vi si riuniro- riata offresi la prospettiva della no alcuni preti per vivere canoni- coltivatissima campagna intorno a camente, finché poi vi passarono
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i monaci benedettini , per opera de'quali nel 1142 quel tempio si restaurò, e forse allora fu nella grandezza e forma attuale riedifi- cato. Contiguo a questa chiesa vi sta un seminario, che mentre serve nei di festivi alle funzioni di quel- la collegiata , gli alunni vi sono istruiti nella religione e negli slu- di sino almeno alla filosofia. Di questa gode il giuspatronato atti- vo il sovrano di Lucca, che fra gli altri diritti ha quello di nomi- nare il superiore che dicesi deca- no, il quale approvato dal Papa usa il distintivo degli abiti pao- nazzi come protonotario apostolico extra urbem, gode il privilegio dei pontificali, ed è immediatamente dipendente dalla santa Sede, aven- do giurisdizione quasi episcopale sul suo clero, con particolar tribunale. Della chiesa di s. Maria Forispor- tam si hanno notizie dal 768, ma il vescovo Jacopo nel principiar del secolo IX la ricostruì di ma- teriale. Chiamasi Forisportam, per- chè prima del i522 era situata fuori dell'antica porta di s. Gerva- sio. L'edifizio è di stile longobar- do, fabbricato di pietre quadran- golari scavate ne'vicini monti luc- chesi. La cattedrale di s. Martino, è una delle più antiche d' Italia, comechè il bei tempio attuale sia stato riedificato in dimensioni assai più grandiose dal vescovo Anselmo di Badagio, mentre egli sedeva con- temporaneamente nella cattedra di s. Pietro col nome di Alessandro II 3 e fu lo stesso Pontefice che a' 6 ottobre dell' anno 1070 solenne- mente la consacrò. In quella oc- casione fu collocato il simulacro della veneranda effigie di Gesù Crocefisso detta il Folto santo nella cappella in cui attualmente si tro-
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va. Questa elegante cappella in forma di tempietto ottangolare ven- ne rifatta nel 1 4^4 c°l disegno e direzione del Fidia lucchese Mat- teo Civitali, eh' è pure l'autore della bellissima statua di s. Seba- stiano nella nicchia esterna dietro l'altare del Volto santo. Nel i836 i lucchesi effettuarono l'offerta alla santa immagine di una lampada votiva d'oro del peso di ventiquat- tro libbre, appesa ad un sostegno di argento di libbre venticinque, colla spesa di lire lucchesi 44>00°j pari a scudi romani 611 3, acciò ardesse avanti il santo simulacro per indelebile gratitudine di essere stati preservati dal morbo cholera, essendo stati stabiliti anco i fondi per 1' olio di essa. I lucchesi ave- vano solennemente coronato il Vol- to santo nel i655. Nel i834 coi tipi lucchesi di Rocchi, Giovanni Battista Conti dedicò alla regnante Maria Teresa principessa di Savo- ia, duchessa di Lucca, una nuova edizione arricchita di molti auten- tici documenti, del libro intitolato: Della origine, invenzione e trasla- zione del prezioso simulacro di Gesù Crocefisso detto comunemen- te Folto santo, che si venera nel- la metropolitana di Lucca. In questo libro si parla ancora di altri autori che fecero la storia ed illustrarono il Volto santo.
La facciata esteriore del duomo fu eseguita nel 1204 dall'architet- to Guidetto, che eresse pure quella di s. Michele. Gli ornamenti del- l'atrio sopra la porta minore, a sinistra entrando nel duomo di s. Martino, sono del celebre Nicolò Pisano. Questo grandioso tempio, della prima maniera così delta gotica, è a tre navate divise da nove grandi archi per parte; nella
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navata maggiore e praticalo un secondo ordiue di archi in nume- ro doppio di quelli del primo or- dine, figurati da altrettanti fine- stroni in due gallerie che percor- rono tutta la chiesa sino alla tri- buna. L'edifizio al di fuori è tut- to incrostato di marmo del vicino Monte Pisano, e nell'insieme pre- senta all'occhio un'armonia e rego- larità che per il tempo in cui fu fatto può dirsi portentosa. Questa cattedrale abbonda di belle opere di scoltura, di pittura e di orefi- ceria. All'altare del Volto santo e- sistono preziosi lavori di cesello in argento dorato ; così in sagrestia, dove si custodisce una croce di argento dorato del peso di trenta libbre, detta la croce dei pisani, la- voro del secolo XIV, assai delica- to e ricco di figure. Neil' alta- re della stessa sagrestia avvi una bella tavola del Ghirlandaio , ed in una stanza contigua si vedeva il sarcofago d'Ilaria del Carretto moglie di Paolo Guinigi, per es- sere un pregiato lavoro di Jacopo della Quercia. Oggi però questo monumento è in chiesa nella cro- ciera a lato di settentrione, a mano sinistra di chi entra per la porta laterale di tal parte. Dentro alia chiesa poi si ammira sopra tutte le opere di scalpello il monumento sepolcrale di Pietro da Noceto, e vicino a questo il ritratto di Do- menico Bertini mecenate dell'arte- fice lodato Civitali, cui si debbono eziandio i bassorilievi del pulpito, i due angelelti di marmo al taber- nacolo del Sagramento , e le tre statue coi bassorilievi nell' altare di s. Regolo, mentre le figure scolpite dalla parte del vangelo sull'altare della Libertà sono lavo- rate da Giovan Bologna. Rapporto
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agli oggetti di pittura , trovasi nella cappella detta del santuario, nella croce della chiesa dal lato di settentrione, una tavola di fra Bartolomeo della Porta rappresen- tante la B. Vergine; agli altari delle navate la Visitazione di Ligozzi, la Presentazione di Allori, la Cena del Signore del Tintoretto, la Cro- cefissione e la Natività del Passi- gnano , l' Adorazione de' magi di Federico Zuccari, e una bella Ri- surrezione del valente Michele Ri- dolfo* lucchese. In quanto alla fab- brica della contigua canonica, fu nel 1048 fondata dal vescovo Gio- vanni li che prescrisse al clero della sua cattedrale la vita comu- ne secondo le regole canoniche, per cui concedè al capitolo di s. Martino un pezzo di terreno con casa contigua alla cattedrale e al- l' episcopio, al quale dono fu da Alessandro II nel io63 aggiunto un altro pezzo di terreno.
La chiesa di s. Frediano è do- po la cattedrale una delle più an- tiche e più vaste chiese di Lucca, giacché la sua prima riedificazione rimonta all' anno 685, sebbene vi sia da dubitare che non fosse tale come ora si vede. Ciò non ostan- te essa è stata segnalata per un' opera dei tempi longobardici e quasi la sola chiesa che sia ri- masta in Italia di quell' epoca, la meno alterata nell'interno, qualora si eccettuino le cappelle in fondo alla chiesa e il presbiterio rialzato. Già da qualche tempo esisteva la chiesa de* ss. Lorenzo, Vincenzo e Stefano martiri, nella quale sul declinar del VI secolo fu sepolto il corpo del vescovo s. Frediano, quando la stessa chiesa fu, come alcuni hanno supposto, riedificata da Faulone, creduto maggiordomo del
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re Cuniberto, e da esso lui dotata e assegnata a Babbi do abbate ed ai tuoi monaci, lo che indica esservi stato (in d'allora un monastero di claustrali. In fatti nell'anno stesso Felice vescovo di Lucca die facoltà a quei monaci di vivere conven- tualmente e di amministrare la loro chiesa, promettendo ai medesimi di conservar loro i beni donati da Faulone e di lasciar loro la nomina dell'abbate. Le carte pubblicate nel voi. IV delle Memorie lucchesi, e citate nel voi. XII degli Atti della reale accademia lucchese per oc- casione della questione sulla basi- lica, non dicono che Faulone rie- dificasse la chiesa, ma dicono solo che dotasse il monastero. Questa famiglia religiosa alla metà del secolo Vili era in molto credito; ma verso la metà del IX il vesco- vo Giovanni die la chiesa in be- nefizio al fratello Jacopo, che poi fatto vescovo lo rinunziò ad un prete. .Nel 1042 il vescovo Giovan- ni 1 1 dichiarò la chiesa parrocchia- le e battesimale , per cui divenne pieve. Il Papa Pasquale II nel iiq5 ad istanza di Rotone pro- posto e pievano di s. Frediano, istituì in mezzo a quella famiglia di preti, una nuova congregazione regolare di canonici denominati poi Lateranensi di s. Frediano, e vuoisi che allora il priore della nuova canonica abbia riedificata e resa più. ampia la chiesa. Dopo la morte di Pasquale lì, che grandemente proleggeva questi canonici, e del priore Rotone, la congregazione a- gostiniana di s. Frediano restò per poco tempo soppressa, finché Ca- listo II la ripristinò. D' allora in poi crebbe in fama quell'ordine di canonici regolari, e ne' pontificati d' Innocenzo II ed Eugenio HI gli
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riuscì di ottenere dal vescovo di Lucca la chiesa di s. Salvatore in Mustiolo, colle chiese ed eremi di s. Antonio e di s. Giuliano, e poscia il convento di s. Pantaleo- ne nel Monte Pisano ; dal vescovo di Luni la pieve di Carrara, da quello di Siena la chiesa di s. Martino, e dal Pontefice Adriano IV il monastero di s. Maria di Bagno in Romagna. Cresciuti i claustrali in tanta prosperità e lu- stro , bellamente restaurarono la chiesa di s. Salvatore in Mustiolo, e probabilmente rifecero pure la chie- sa di s. Frediano, il cui altare consecrò Eugenio III in presenza di Gregorio vescovo di Lucca. Questo tempio è a tre navate. La nave di mezzo ha dodici archi per parte a intiero sesto, sostenuti da colonne di marmi diversi, con capitelli e basi di antico stile. Vi si vede tuttora una gran vasca marmorea che serviva pel batti- sterio d'immersione, nel quale so- no scolpite varie storie del Testa- mento vecchio: il moderno batti- sterio è di Nicolò Civitali nipote di Matteo. Da ultimo fu dall'ami- cizia eretto un sarcofago al lettera- to Lazzaro Papi, scoltura esprimen- tissima del fiorentino Luigi Pam- paloni. Meritano menzione le chie- se di s. Alessandro, di s. Pietro Somaldi, di s. Giovanni, di s. Pier Cigoli o del Carmine, di s. Maria in Corte Landini, di s. Cristoforo, ec. Sono pure antiche quelle di s. Agostino, di s. Francesco, di s. Paolino , e di s. Romano rifatta nel secolo XVII. La chiesa di s. Alessandro è una basilica longo- barda dello stile il più puro, di giuspatronato del sovrano, ed il regnante duca, per l'amore che porta alle belle arti, mediante 1' o-
ao LUC LUC pera e lo studio dell' egregio di- di questa davanti alla piazza e pintore lucchese professore Michele quella laterale volta a settentrione, Ridolfi, ha restaurato l'abside fa- che restò terminata verso il 1729 cendovi dipingere ad encausto la dall'architetto lucchese Francesco Madre di Dio col suo di fio par- Pini. Quantunque il palazzo nello goletto che eccitato dai ss. Alessan- stato attuale, fornito di due gran- dro e Lodovico benedice i riguar- di alrii, comparisca grandioso, e danti ; opera riputata finora senza sia divenuto uno de' più comodi e esempio e di studiata composizione, dei più confacenti ad una reggia, lodata da ogni intendente della pure esso è un buon terzo mino- meravigliosa arte del dipingere. Il re di quello in origine ideato tipografo Luigi Guidotii nel 1 844 dall'Ammannato. Il magnifico peli- ci diede: Scritti vari riguardanti stilio di colonne doriche della pie- le belle arti, del dipintore Michele tra di Guamo, dà accesso ad una Ridolfi, ec. La chiesa poi di s. grandiosa scala con gradini di mar- Maria di Corte Landini, non cede mo bianco: tale opera fu eseguila affatto a quella di s. Michele in per ordine della duchessa Maria Foro, anzi è da tutti riputala più Luisa di Borbone, dall'architetto stimabile pei capolavori d' arte lucchese Lorenzo Nottolini. La Io- che vi sono. È così denominata dalla data sovrana fece collocare nella nobile famiglia Orlandi, che sin piazza ove trovasi il palazzo, la sta- dal 1228 abitava vicino ad essa, tua del suo avo re Carlo III. Si Un tempo fu collegiata, quindi legge però nella Guida di Lucca rettoria o parrocchia sino all'anno del eh. marchese Mazzarosa, del i583, epoca in cui fu data alla 1 843 : » ma ora dopo diecinove congregazione, tanto benemerita del- anni che si stava attendendo, è la patria ed illustre per gli uomi- giunto il gruppo destinalo per qui, ni dotti che vi fiorirono, deChicri- rappresentante la stessa Maria Lui- ci regolari della Madre di Dio. sa, che il comune commise il 1823 In questa chiesa si espone alla al famigerato scultore Lorenzo Bar- venerazione de' fedeli nel dì 16 a- tolini, in memoria del benefizio gosto d'ogni anno il sangue di s. inestimabile dell'acquidotto ". Quin- Pantaleone racchiuso in un'ampolla, di la statua di Carlo III venne che già veneravasi nella cattedrale trasportata nella passeggiata sulle di Benevento, e stando per oidi- mura di Lucca. L' antico palazzo nario congelato, nella ricorrenza pubblico è quello di s. Michele della festa del santo ammirasi li- in piazza, da dove sino dal secolo quefatto. XVIII si traslocò nel ducale pa- li palazzo ducale o reggia du- lazzo la signoria di Lucca. Il pa- cale del sovrano , era 1' antica re- lazzo de'lribunali fu già residenza sidenza del gonfaloniere e de' si- del secondo magistrato della re- gnori della repubblica lucchese, pubblica lucchese , detto palazzo Ebbe principio questo palazzo nel pretorio, cioè del podestà ; fu in- 1578 col disegno e direzione del cominciato nel secolo XV e com- celebre Bartolomeo Ammannato, pilo ne' primi del XVI. In gran cui appartiene il portico interno e parte sì regge sopra una loggia che l'esterna facciata, tranne la parte ha dirimpetto alla piazza tre ar-
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cote a sesto intero. In quanto all' edifizio della zecca antica non ne reità più indizio alcuno, essen- do scorsi molti secoli dacché fu distrutto quello che servì per si- mile uso al tempo de' longobardi. La zecca lucchese fu la più accre- ditata della bassa Italia. Nei secoli intorno al mille esisteva presso la chiesa di s. Giusto ; più tardi la zecca fu eretta dove ora si tro- va, cioè nella via del Fosso, fra la porta s. Pietro e quella di s. Donato. Delle sue monete antiche ne tratta il Vettori nel suo Fio- rino d' oro p. 201 e 202 : dice che Castruccio Castracane per fare ingiuria ai fiorentini, fece battere una nuova moneta coli' impronta dell'imperatore Otto, la quale fece chiamare caslruccini. Il Muratori, Dissert. sopra le antichità Italia rw} disseti. XXVII, della zecca e pri- vilegio di battere moneta, osserva che siccome provò nella parte I delle Antich. estensi cap. XVII, la città di Lucca fu ne* vecchi secoli cnpo della Toscana, e però ivi sotto i re longobardi, ed impera- tori franchi e tedeschi esisteva il privilegio della zecca, e la pecunia lucchese non era in minor credito per 1' Italia che la pavese. Indi parla de' soldi d' oro lucchesi del 746 e del 750; delle monete col- T epigrafe Flavia Luca, coniate sotto i re longobardi e gl'impera- tori tedeschi ; citando Tolomeo da Lucca, dice che nel 1 1 55 Fede- rico I confermò ai lucchesi il bat- tere monela, e le analoghe conces- sioni degli imperatori suoi prede- cessori. Non conviene con Tolomeo che il Papa lucchese Lucio III della nobile famiglia Allucingoli ac- cordasse a Lucca il privilegio di batterla, ma bensì ne ammise il
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corso nei dominii della romana Chie- sa. Pare in vece certissimo che Lu- cio III abbia ottenuto da Federico I, che in tutta la Toscana non vo- lesse in corso altra moneta che la lucchese, e fosse pure ricevuta ne- gli stati pontifìcii. Questo Lucio IH arricchì la chiesa metropolitana , ov'era stato canonico, di molti cor- pi santi. Denari lucchesi col Volto santo e sua epigrafe, se ne trova- no antichissimi, pel frequente uso ch'ebbero i lucchesi di batterli in onore del simulacro rappresentante la vera effigie del Salvatore, che dicesi fatta da s. Nicodemo, e mi- racolosamente pervenuta a Lucca. Molte monete portarono 1" epigra- fe Libertas, e all' intorno Otto Rex il III o il IV imperatore, for- se per riconoscenza di aver ai luc- chesi confermato il gius di battere moneta. Altre portarono le parole: Otto Imperator; Luca Imperialis; Sanctus Paulinus vescovo e pro- tettore di Lucca.
Tra le fabbriche destinate al- l' uso pubblico, deve rammentarsi la torre che appellasi delle ore> perchè sopra di essa è collocato uno dei più antichi orologi a peso, fatto nel 1 39 1 dal lucchese La- bruccio Cerlotti: la torre fu perciò dal governo acquistata dalla fami- glia Diversi. Le fabbriche dei pii stabilimenti sono le seguenti. I luc- chesi diedero antiche e cospicue prove di tali istituzioni, massime fondazioni di spedali presso le porte della città e lungo le strade mae- stre del contado. Da gran tempo simili ospizi sono cessati o riuniti ne- gli spedali superstiti. Tale si è quel- lo della Misericordia, dotato dal- l'arte dei mercanti lucchesi, sotto la protezione di san Luca cui è è dedicata la chiesa. Fu edificato
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presso i beni dei marchesi Adal- berto e della gran Contessa Matil- de (Fedi), giacché il suo locale trovasi accosto al Prato del Mar- chese ossia al circo di porta s. Do- nato. Scrissero alcuni che fu fon- dato nel 1287 per opera ancora dello spedalingo Bonaccorsi; ma è certo invece che fu fondato dalla corte de' mercanti nel 1262, come si legge nella Guida sacra di Lue- fa, edizione del i836, a p. 260. E di fatto il privilegio di fonda- zione di Enrico I vescovo di Luc- ca, fu spedito a* 27 settembre 1263 a Bonansegna rettore e agli ope- rai della Misericordia. A tenore di questo privilegio il rettore dell'o- spedale doveasi nominare dai con- versi ospitalieri, e confermare dal vescovo, come dal vescovo riceve anche oggigiorno 1' istituzione ca- nonica, benché l'ospedale sia in potere del regio governo. Su que- sto punto il chiaro monsignor Te- lesforo Bini bibliotecario pubbli- co, ci diede molte notizie auten- tiche, nel voi. Vili della Pragma- logia cattolica, che si pubblica in Lucca, anno 1840, a p. 60. Indi l'ospedale nel 1 34o sotto il vesco- vo fr. Guglielmo venne ingrandito, e più. tardi nel 1735 la chiesa fu rimodernata, col farne in gran par- te le spese lo spedalingo Balbani. La nomina dello spedalingo di- pendeva probabilmente dai consoli della curia, ossia dall'arte de'mer- canti, per vigilare sullo stabilimen- to. Appena sottentrò io Lucca il reggimento dei principi Baciocchi, quel governo avocò a sé il gius- patronato di questo e di ogni altro luogo pio. La fabbrica è di- visa in due separate e spaziose corsie, una per gli uomini e l'al- tra per le donne ; contiguo al-
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l'ospedale degli uomini esiste l'o- spizio dei fanciulli esposti, e quel- lo de'maschi orfani. Sino dal 1809 fu ridotto per ricovero delle fem- mine orfane l'antichissimo mona- stero di s. Giustina, già di s. Salvatore in Bresciano, ove per dieci secoli le monache vi aveano professato la regola di s. Benedet- to. Per ospedale de* pazzi In desti- nato sino dai 1770 il soppresso monastero de' canonici regolari la- teranensi_, con bel claustro, ed in sito ameno, lunge oltre due miglia dalla città, e tale luogo chiamasi Fregionaia. Il deposilo di mendici- tà è nel vasto palazzo de' Borghi, il quale fu fondato nel 1 41 ^ da Paolo Guinigi pei divertimenti del popolo; indi nel 1726 la repubbli- ca vi raccolse gì' invalidi e que- stuanti della città, divenne poscia bagno de' galeotti, finché nel 1823 la duchessa Maria Luisa lo ripri- stinò pei poveri vagabondi. La confraternita di carità cristiana os- sia della Misericordia 3 esistente già da più secoli, fu riordinata nel 18 16 dal generale governatore austriaco, e quindi avvalorata dal duca regnante che ne prese la pro- tezione : sembra modellata su quel- la della Misericordia di Firenze. Nel 1489 la repubblica per ripa- rare alle usure degli ebrei fondò il monte di pietà.
Passando a parlare degli stabili- menti d' istruzione pubblica inco- mincici emo a dire che tra le conces- sioni dall'imperatore Carlo IV fat- te alla repubblica nel 1 36cj, vi fu quella di possedere un' università, la quale venne poi confermata -nel 1387 da Urbano VI. Però il go- verno dì Lucca non si valse di questo privilegio sino al 1780; imperocché, se dalle lauree di dot-
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forati state conferite dal vescovo di Lucca mercè i privilegi impe- riali e pontificii, trasparisce 1' esi- stenza d'uno studio lucchese, nondi- meno dalla Storia letteraria dell'e- rudito Cesare Lucchesini , pubbli- cata nei volumi IX e X delle Memo- rie lucchesi, si rileva che il governo di Lucca si limitò a chiamare in città, o a pensionare qualche mae- stro di umane lettere, di geome- tria, di calcolo, e poco più. Però anche in tempi di barbarie il cle- ro lucchese venne istruito in teo- logia, e sino dal principio del se- colo XIII nella canonica del duomo di Lucca tenevansi scuole pel clero; come ancora fuori del clero non si mancò di scuole ove si professa- vano le umane lettere. Il liceo ebbe principio nel 1780, quando la re- pubblica domandò ed ottenne da Pio VI la soppressione dei canonici regolari lateranensi di s. Frediano, a condizione d' impiegare il loro patrimonio, e destinare il vasto e ben disposto locale del monastero per pubblica istruzione. Il nuovo liceo portò il titolo d' Istituto dei pubblici sludi, poi nel 1802 quello di Università. Questo liceo attual- mente è fornito di ventisei catte- dre, compresevi due di teologia dommatica e morale. E ripartito in tre facoltà, legale, medico-chi- rurgica, e fisico matematica, con un gabinetto di macchine e un or- to botanico. La laurea in legge si conferisce dall'arcivescovo ; nelle al- tre facoltà la dà il rettore della pubblica istruzione , delegato dal sovrano. Vi sono scuole de Chieri- ci regolari della Madre dì Dio (Pedi) nel convento di s. Maria in Cortelandini , dove fu trasportata dopo ch'ebbe origine nel 1 583 nella chiesa di s. Maria della Ro-
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sa quella dotta e benemerita con- gregazione, ove si danno pubbliche lezioni di umane lettere. Inoltre e- siste nel convento medesimo una pregevole biblioteca corredata di più di ventimila volumi, molti dei quali appartenenti al celebre mon- signor Gio. Domenico Mansi, al Franciotti, al Beverini, al Paoli, che furono altrettanti luminari di quel- la famiglia di regolari. Accanto al- la chiesa di s. Frediano sino dal 1802 fu aperta una scuola di di- segno diretta da un professore di pittura lucchese, provvista di suffi- cienti modelli con lo studio del nudo. Nella pubblica biblioteca, e- sistente nelle molte sale che fanno parte della fabbrica di s. Frediano, vi sono un immenso numero di volumi stampati , molti libri mss., e vi furono riunite le pergamene de'con venti e monasteri soppressi al tempo de' principi Baciocchi; l'incendio del 1822 le recò gravi danni. Questi danni in ispecie di manoscritti sono con somma accu- ratezza e precisione indicati dal consigliere di stato Vincenzo Tor- selli direttore delle finanze del ducato di Lucca, amantissimo pro- tettore delle scienze ed arti , socio di varie accademie, nella sua eru- ditissima opera : Delle scienze in Lucca, p. io5 e seg., pubblicata dal tipografo Giusti nel i843. Però se patì in tale infortunio, andò poi tanto aumentando di vo- lumi dal i83o in là dal regio go- verno, non che provveduta di una dote fissa di mille scudi lucchesi annui, che oggi conta sopra cin- quantamila volumi in ogni genere di lettere e di scienze. Fra i qua- li meritano speciale menzione i die- cimila volumi della biblioteca del marchese Cesare Lucchesini, acqui-
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stati tutti in una volta dal reale governo con molti e pregevoli mss. Oltre a ciò vi è una bella rac- colta di mss. di cose patrie e del- le famiglie lucchesi, raccolti qua e là, di circa cinquecento volumi. Altre notizie su questa insigne bi- blioteca si possono leggere a p. 110 della Guida di Lucca del eh. Mazzarosa, edizione del 1 843. Sino dal 1809 nel claustro di s\ Frediano fu aperto un collegio di giovani alunni, cui il governo Borbonico del 18 19 cambiando il nome di Felice in quello di Colle- gio Carlo- Lodovico, accrebbe mez- zi e locale, quando il liceo fu trasportato nel palazzo già Lucche- Mtn. La real biblioteca palatina, sebbene da pochi anni creata, con- ta sopra 25,ooo volumi e molti pregevoli. Sebbene Lucca nei se- coli scorsi non mancasse di stabi- limenti per le fanciulle , conosciuti sotto il nome ài Ritirate, di Conver- tite, ec. , pure mancava di un con- servatorio per l'educazione delle fanciulle civili. Due di questi si videro sorgere nel corrente secolo, il primo de'quali prese il nome di Istituto Elisa, poi di Maria Luisa, dalle due sovrane cui doveva la fondazione e la protezione. L' al- tro conservatorio di s. Nicolao fu appellato di Luisa Carlotta, dalla principessa di Sassonia sorella del duca regnante; ma nel ib34 il vasto locale dell' Istituto Maria Luisa fu restituito alle monache domenicane, che tornarono ad abi- tarlo, ed il conservatorio Luisa Carlotta venne traslocato nel restau- rato monastero di s. Ponziano, per cedere il locale alle vicine monache agostiniane in s. Nicolao. Non vi è erudito che non conosca per fama il ricchissimo archivio arcivescovile
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e quello de'canonici. Neil' archivio poi dello stato o sia delle riforma- zioni della repubblica lucchese fu- rono riuniti i documenti officiali dello stato : merita pure di essere rammentato l'archivio pubblico de- gli atti notarili , esistente nel pa- lazzo Guidiccioni, fabbricato sul fine del XVI secolo con disegno di Vincenzo Civitali . Resta so- pra una piazzetta di contro al pa- lazzo de'Sanminiati, ora detto de- gli uffizi, essendo colà attualmente riunite le segreterie di stato, e i primi dicasteri politici, amministra- tivi e finanzieri del ducato. Quan- to alle accademie scientifiche e letterarie di Lucca, la reale acca- demia lucchese, chiamata per due secoli degli Oscuri, fu tra le più illustri di quante altre società let- terarie sorsero in Lucca nei tempi trapassati, sotto i variati vocaboli degli accesi, dei Freddi, dei Ba- lordi, dei Principianti, e dei Raf- freddati, sino a quella che si ap- pellò Accademia dell' Anca. Que- st' ultima ottenne cortese ricovero fra i chierici regolari della Madre di Dio in Cortelandini, dove pur nacque verso la metà del secolo XVIJI un' altra società dedicata alla storia ecclesiastica. Il gabinetto letterario, l'associazione destinata a incoraggire con commissioni gli ar- tisti più abili della città, 1' istitu- zione della cassa di risparmio a- perta nel 1837, onorano pure Luc- ca. Questa conta tre teatri ; il tea- tro del Giglio per la musica, il teatro della Pantera, e quello di Nota già Castiglioncelli per la prosa. Per ciò che riguarda le mani- fatture nazionali, dopo l'agricoltura, una delle principali industrie dei lucchesi e di antichissima data è l'arte della seta, giacché nel IX se-
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colo ivi si tessevano drappi in se- ta e lana, e tappeti ; e nel XII era già stabilita la corte o collegio de'mercanti di generi e di prodotti lucchesi, i quali tenevano case e società di commercio nell' alta Ita- lia e nelle principali città d'Euro- pa. Si distingue in Lucca per gu- sto e precisione l'arte degli eba- nisti, intarsiatori e lavoranti di mo- bilie di legno. Il principale e più ricco articolo d'esportazione consi- ste nell'olio d'oliva, la di cui otti- ma qualità è bastantemente fami- gerata, per l'olio in ispecie raccolto nel distretto de' sei miglia attor- no alla città. L' industria vi è at- tivissima, onde Lucca può dirsi una delle principali città industrio- se dell'Italia. Lungo sarebbe tesse- re il novero degli uomini illustri lucchesi, per santità di vita, di- gnità ecclesiastiche e civili, che si distinsero nelle scienze, nelle arti, nelle armi, nella diplomazia, ed in altre cospicue doti ; laonde ci li- miteremo nominarne i principali. Imperocché si osserva dagli erudi- ti, che in proporzione del territo- rio e del numero degli abitanti forse pochi paesi possono vantare tanti uomini celebri , quanti ne fiorirono tra i lucchesi. Non di- remo di due principi assoluti della propria patria, non compresivi il marchese Bonifazio , gli Adalberli, e la gran contessa Matilde, eroina il cui nome è splendido elogio, ne del gran numero di vescovi ed arcivescovi lucchesi. Primieramente fiorirono in santità i vescovi di Lucca s. Paolino primo vescovo e discepolo di s. Pietro, s, Valerio, s. Dionisio, s. Massimo, s. Teodo- ro, s. Follarlo, s. Frediano, s. Corrado e s. Anselmo, i cui corpi riposano nella città di Lucca, ec-
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cetto quello di s. Anselmo, di cui solamente si ha nella cattedrale una reliquia. Celebre poi e ricor- data ancora da Dante è la ver- gine lucchese s. Zita, il cui corpo intero e quasi flessibile si conserva e si venera in una cappella di s. Frediano, patronato della nobile famiglia Fatinelli, nella cui casa s. Zita era al servizio. Della dio- cesi di Lucca^ prima de'suoi smem- bramenti, erano la b. Orenga di s. Croce di Val d'Arno, e vissuta qualche tempo in Lucca al servizio, la b. Verdiana, s. Benedetto da Compito diocesi tuttora lucchese , ec. ec. Di famiglie originarie di Lucca erano s. Francesco figlio eli Bernardone Monconi, come di- cono Dante e il Gamurrini, e il b. Alessandro Sauli, dappoiché si conoscono ancora dove fossero in Lucca le case dei santi dipoi spa- triati. Morirono in Lucca s. Da- vino armeno, il cui corpo intatto riposa nella collegiata di s. Miche- le in foro ; s. Riccardo il cui cor- po riposa sotto l'altare del ss. Sa- gra mento in s. Frediano; s. A ver- ta ns, ec. ec. Altri lucchesi godono del titolo di venerabili, meritando particolar menzione Giovanni Leo- nardi fondatore de' chierici regolari della Madre di Dio. Molti poi so- no i corpi de' santi che si venerano nella città di Lucca, e le reliquie insigni, il cui catalogo si riporta in fine del Diario sopra citato.
Furono sublimati al sommo pon- tificato, secondo alcuni, e come me- glio diremo alla sua biografìa, il Pa- pa s. Lucio I creato nel i55} non che Lucio 111 Alluncingoli , che fatto cardinale nel ii4o, fu eletto Pontefice nel 1181. Dei seguenti cardinali lucchesi porremo avanti ai loro nomi 1' epoca della loro
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esaltazione, riportandosi in questo Dizionario le rispettive biografìe. 772 Ubaldo Cornelio. io58 Uber- to di Poggio. io58 Ugobaldo de- gli Obizi. 1088 Paolo Gentili. na3 Luigi Lucidi. I 1 34 Ubaldo di Lu- nata. 1 1 53 Alberto. 1 182 Gherar- do Allucin-nli. 1182 Uberto Allu- 0ÌDgoli.iag5 Jacopo Santuccci. i4o8 Bandello de Randelli. 1 4-6 1 Jaco- po Ammannati . i5o3 Galeotto Franciotti-Rovere. 1 539 Bartolomeo Guidiccioni. i585 Gio. battuta Casti ucci. 1598 Buonviso Buonvisi. i633 Antonio Franciotti . i654 Giambattista Spada. 1657 Girola- mo Buonvisi. 1681 Francesco Buon- visi. 1706 Orazio Filippo Spada. 1817 Lorenzo Prospero Bottini. Il p. Bartolomeo Beverini chierico re- golare della Madre di Dio, poeta ed oratore rispettabile, lasciò fra i suoi mss. gli Elogi di tutti gli uo- mini illustri della città di Lucca, ed una raccolta d'iscrizioni sepol- crali della città di Lucca, con le armi delle famiglie, e con diverse osservazioni , che recano gran lu- me all'antichità della patria, come attesta il Mazzuchelli t. II, par. II, p. 1107. M P- Alessandro Pom- peo Berti, altro luminare della me- desima congregazione, pubblicò fino dal 17 16 nel Giornale de 'letterati d' Italia t. XXVII, pag. 539, il frontespizio delle Memorie degli scrittori e letterati lucchesi. Il pa- trizio Bernardino Baroni , come iu annunziato nel t. IIF, p. 644 della Biblioteca della storia lette- raria , sottentrò a questa lodevole impresa, che però non ha avuto miglior fortuna di quella delle al- tre due, che sono rimaste tuttora inedite. Fra i numerosi mss. di monsignor Pier Luigi Galletti e- *iste : Necrologium romanum lu-
' LUC censium memoratu dignorum, R.me p. Paulo Ant. Pauli Incensi con- gr. cler. reg. Ma tris Dei, Acade- miae rom. eccl. nobilumi praesidi dieatnm anno 1786.
Il merito e le gesta de' celebri lucchesi finalmente trovarono nel dotto lucchese marchese Cesare Luc- chesini, uno de' più nobili orna- menti d'Italia che fu pianto nel 1 838 in cui morì, un degno bio- grafo per la storia che ne compi- lò in due volumi; chi volesse per- tanto da quella lodevole fatica co- glierne il più bel fiore, troverebbe nel primo di que' volumi moltis- simi letterati anteriori al secolo XVI, fra' quali per opere edite di maggior grido meritano di essere citati un Bonaggiunta Orbiciani poeta del secolo XIII; un Teodo- rico Borgognoni medico di gran fama ; un Giacomo Sercambi sto- rico e novelliere ; Flatninio Nobili elegante scrittore latino e italiano; Andrea della Rena poeta latino di vaglia; Agostino Ricchi autore d'u- na commedia in versi, colla quale intertenne Clemente VII e Carlo V il dì della coronazione del se- condo in Rologna ; Chiara Ma trai- ni che scrisse gentilmente in prosa e in verso, e Laura Guidiccioni che per la prima diede esempi di drammi per musica. Come ancora un Castruccio degli Antelminelli , che nella scienza della guerra splen- dè quasi sole nella metà del secolo XIV, e del quale riparleremo ; un fr. Tolomeo Fiadoni autore dei pri- mi annali lucchesi; un Nicolao Te- grini primo biografo del valoroso Castruccio; un Giovanni Guidiccio- ni oratore e poeta ; un fr. Sante Pagnini celebre orientalista, a cui dobbiamo la prima Bibbia tradot- ta dall'ebraico e dal greco ; un Si-
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mone Cordella e un Bartolomeo Civitali, primi tipografi a Roma e a Lucca negli auni i47 1 e i477 J finalmente un insigne scultore in Matteo Civitali , come lo furono Nicolao Civitali per Tornato, ed altri. Matteo fu pure eccellente ar- chitetto, arte che lodevolmente e- sercitarono Francesco Marti, Nico- lao e Vincenzo Civitali, Gherardo Finiteti , ed il celebre Domenico Martinelli. Incisori in rame di me- rito furono Michele Lucchesi e Pietro Testa: tra i lavoratori di tarsia e d'intaglio in legno van- no mentovati Matteo Civitali, Ago- stino Pucci, Gasparo Forzani e Sil- vestro Giannotto
Nei secoli che succederono al XVI la lista di detti lucchesi è anche più copiosa ; basta dire che Bartolomeo Beverini, il Fran- ciotti, Gio. Domenico Mansi, Se- bastiano Paoli e tanti altri eru- diti e scienziati, uscirono tutti dalla congregazione di Corleiandini, che fu per Lucca un seminario di uo- mini di merito in varie dottrine. A questi giova aggiungere gl'illu- stri giureconsulti Lelio e Giuseppe Allogradi; tre Palma, Girolamo, Francesco e Girolamo giuniore ; Gio. Ballista Sanminiati, Lelio Man- si, Giovanni Torre; il celebre idrau- lico Attilio Arnolfìni; l'eruditissimo medico ed egregio storico France- sco Maria Fiorentini, uno de' risto- ratori della critica; Castruccio Buo- namici scrittore di storia in pur- gatissimo latino idioma; Andrea Ammonio poeta latino; Lodovico Marracci versatissimo nelle lingue orientali; Vincenzo Lena oratore sacro in francese; Alfonso Nicolai, Costantino Roncaglia , Jacopo Bac- ci, Andrea Farnocchia, Bartolomeo Pellegrini, Pietro Tabarrani, Tom-
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maso Narducci, Girolamo Saladini, Gio. Vincenzo Lucchesini, Pietro Filippo Mazzarosa, Francesco Gaspa - rini, Luigi Boccherini, Lazzaro Papi, Teresa Bandeltini, Pietro Franchi- ni , Giacomo Franceschi , Marti- no Poli chimico; ed i pittori, oltre Auriperto, che per l'eccellenza del- l'arte pittorica nel secolo Vili eb- be in dono dal re Aistolfo la chie- sa e monastero di s. Pietro Somal- di ; Bonaventura Berlinghieri e Deo- dato Orlandi celebri pittori; anzi Angelo Puccinelli e Giuliano di Si- mone si segnalarono tra quelli del secolo XIV; Francesco d'Andrea di Anguilla, Zacchiail vecchio, Agosti- no Marti, Agostino da Massa, Michel- angelo Anselmi, Paolo Biancucci, Pietro Testa, Giovanni Coli., Filippo Gherardi, tutti riputati pittori, mas- sime Pietro Paolini, Velutello, Ber- nardo Nocchi, e Pompeo Battoni di bella fama, Gaetano Vetturali, Stefano Tofamlli disegnatore cor- rettissimo e buon coloritore , ed altri registrati dal eh. marchese Antonio Mazzarosa, a p. 1 5 e seg. della sua beila Guida dì Lucca e de' luoghi più importanti del duca- to, Lucca 1843, tipografia di Giu- seppe Giusti.
Lucca città illustre, di origine etrusca, poi ligure, quindi romana prefettura, colonia e municipio, più tardi residenza dei duchi greci e longobardi, cui sottentrarono i conti e marchesi imperiali, sotto i quali Lucca si costituì in repubblica , e tale quasi continuamente si resse fino al principio del secolo XIX, quando fu destinala capitale d' uà principato napoleonico, siccome at- tualmente lo è divenuta d'un bor- bonico ducato. Senza far conto della congettura sull'etimologia del suo nome , di Lucca etrusca e ligure
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$' ignorano non solo le vicende, ma qualunque siasi rimembranza iste- rica al pari, se non più, di quelle che si desiderano per altre città antichissime della Toscana. Laonde quel più che di Lucca si può so- spettare, come un indizio di opera etrusca, sarebbero i fondamenti su- perstiti delle sue antiche mura ci- clopee, che in qualche parte a sci- rocco dentro la città tuttora fra le muraglie di più moderna età si nascondono. Non vi sono dati po- sitivi per conoscere in quale anno le armi romane cacciassero da Luc- ca i liguri, che al loro arrivo nella valle del Serchio dominavano. Luc- ra e Pisa sono le due città della Toscana che conservano a prefe- renza maggiori memorie tanto dei tempi romani, quanto dei periodi più oscuri dell' istoria del medio evo. Non mancano scrittori in af- fermare che Lucca era in potere dei liguri , quando alla testa dei soldati romani Gneo Domizio Cal- vino l'assediò, e poi con semplicis- simo inganno v'introdusse le sue genti. Frontino qualificò Lucca , oppiduin Lìgurum, volendo proba- bil mente riferire alla contrada li- gustica, nella quale Lucca fu per molli secoli dai romani conservata ; nella stessa guisa che Pomponio Mela, coetaneo di Frontino, chia- mò Luna Liguruni, per quanto que- sta ultima città, già do gran tem- po innanzi staccata dalla provincia ligure, facesse parte della Toscana. Sebbene la perdita della seconda decade di Tito Livio ci privi di documenti meno equivoci, relativi a chiarirci rapporto all'epoca, nella quale Lucca venne conquistata dalle armi romane, altronde i fatti isto- rici intorno alle prime guerre e al pruno trionfo riportato dai consoli
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nell'anno 5i6 di Roma e quelli immediatamente posteriori ai libri perduti, ci danno a divedere che innanzi alla seconda guerra punica i lucchesi già obbedivano o alme- no erano alleati di Roma, tostochè dopo la battaglia della Trebbia , accaduta nell'anno di Roma 530, in Lucca potè con sicurezza fissare i suoi alloggiamenti il console Sem- pronio, come città difesa da valide e solide mura. Di questa antica città (anno menzione tra gli altri, Slrabone, Plinio, Tolomeo e Tito Livio. Nell'anno di Roma 577 vi fu dedotta una colonia di diritto romano, composta di duemila citta - dini, a ciascuno de' quali venne- ro consegnati jugeri cinquantuno e mezzo di terreno stato tolto ai li- guri, territorio che apparteneva a- gli antichi etruschi , al dire di Li- vio.
Nove anni dopo insorse grave lite che fu discussa avanti ai padri coscritti in Roma, quando i pisa- ni si querelavano di essere respinti dal loro contado dai coloni roma - ni di Lucca, e all' incontro i luc- chesi affermavano, che il terreno di cui si contendeva dai triumviri della colonia era stato loro conse- gnato. Non conoscendosi precisa- mente il luogo tra i due popoli controverso , è certo che la città di Lucca anche innanzi la deduzio- ne della sua colonia possedeva un territorio suo proprio, siccome aver doveva una magistratura civica e leggi diverse da quelle che erano peculiari della sua colonia. Deve avvertirsi che il terreno donato ai duemila coloni lucchesi non fu tol- to ai cittadini indigeni, ma sibbene venne ad essi distribuito tutto o la maggior parte di quello montuoso lasciato deserto dal'e guerre, o dal-
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l'espulsione dei liguri apuani , dei friniati, e di altri simili congrega- zioni di appennigeni fra loro limi- trofe. La colonia frattanto di Luc- ca andò prosperando insieme col municipio lucchese : ne pare che dappoi decimasse o che la sua po- polazione andasse declinando , sic- come avvenne di tante altre città che spontanee chiesero, e forzate dovettero accogliere nel loro seno colonie militari, non più come quel- le dei tempi della repubblica. Nar- ra Strabone che a' tempi suoi da questa contrada si raccoglievano grandi compagnie di soldati e di cavalieri, donde il senato sceglie- va le sue legioni. Uno degli ultimi avvenimenti più clamorosi, di cui Lucca, mentre era città della Li- guria, divenne teatro, fu quando Giulio Cesare proconsole delle Gal- lie inviò a Lucca Crasso e Pompeo, per fissare la famosa triumvirale alleanza che decise della sorte po- litica dell'orbe romano, cinquanta- sei anni avanti l'era volgare. In tale occorrenza Lucca accolse tra le sue mura i primi magistrati di varie provincie romane, moltissimi sena- tori, e circa 120 fasci di littori che servirono di treno ai proconsoli, ai propretori ec. Una città com' era Lucca al tempo dei cesari, centro di un paese molto esteso e popo- loso, doveva necessariamente essere fornita e decorata di grandiosi mo- numenti e di pubblici edilizi sacri e profani. Che se ora non restano di quelle età altro che rarissimi avanzi e sepolte sostruzioni d' in- formi mura, vedesi però il suo an- fiteatro, specialmente nei muri es- terni, in gran parte conservato si- no alla nostra età. E fu ben prov- vida la misura presa da quel cor- po decurionale di liberare da tanti
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imbarazzi di orride case l'interna arena, per convertirla in una piaz- za regolare, e tale che ne richiami a prima vista le forme dell' antico edilìzio. La più gran parte dell'in- terno di tale anfiteatro è occupata dal palazzo della nobile famiglia Lippi, ed il principale entrone è stato costruito sotto il medesimo. Ora in questa famiglia fiorisce «non- signor Cesare Lippi in Roma av- vocato concistoriale per la sua na- zione, e votante del supremo tri- bunale della segnatura di giustizia. Dal congresso di Cesare a Lucca fino alla disfatta de' goti data da JN arsele, cioè durante il lungo pe- riodo di 600 anni, tace la storia sulle vicende speciali di questa cit- tà. Sotto il regno di Teodorico gli ordini delle magistrature continua- rono però a un dipresso come quel- li introdotti durante il romano im- pero ; talché si può ben credere che Lucca, al pari di Pisa e di al- tre città della Toscana annonaria, avesse i suoi decurioni, duumviri, edili, questori, censori, quinquen- nali ed altri magistrati, molti dei quali sono rammentati nell'editto di quel savio re de'goti. Nell'anno 553 dell'era volgare Lucca sosten- ne un lungo assedio contro l'eser- cito de'greci, condotto dal valoroso Narsete. Cosicché nel tempo in cui le altre città della Toscana in viavanoi loro ambasciatoli incontro all'arma- ta vittoriosa, Lucca sola osò chiu- dere le sue porte al favorito eu- nuco di Giustiniano I. Dopo una resistenza di tre mesi, la città fu costretta a capitolare, con onore- voli condizioni, e tali da poter con- tare sino da quell 'epoca un gover- natore civile e militare col titolo di duca, titolo che venne posterior- mente, e forse con una più estesa
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giurisdizione, «otto il regno de' lon- gobardi rinnovato.
I longobardi sotto la condotta del re Alboino, nell'anno 568 del- l'era volgare, scesero in Italia e l'occuparono. I territorii di Pisa , di Lucca e di Limi caddero in ba- lia de' nuovi conquistatori, e Guin- marit loro duce verso l'anno 574 o 575 pose a ferro e a fuoco le maremme di Populonia, sicché quel- la contrada fu poi riunita alla giu- risdizione politica lucchese. Non si conoscono i magistrati che nel pri- mo secolo de' longobardi presiede- rono al governo delle città delia Toscana, solo si nomina un duce Allo visi no. Per quanto Lucca pos- sa dirsi fra tutte le città della To- scana la sede prediletta di alcuni duchi, per quanto essa conservi nei suoi archivi documenti vetusti e preziosissimi, pure di Lucca longo- barda e de' suoi duchi non si scuo- prirono finora memorie sicure an- teriori al secolo Vili, nominandosi nel 7 1 3 il duca Walperto, e nel 754 il duca Alperto : non vi sono documenti sufficienti a fare ammet- tere fra i duchi lucchesi Desiderio, che fu poi re , e il di lui figlio Adelchi. All'ultimo periodo del re- gno dei longobardi dovrebbe bensì appartenere il duca Tachiperto del 773. Fino a qui dei duchi lucche- si sotto il regno de' longobardi , durante il qual regime Lucca ci fornisce un pittore regio, qualche orefice e dei lavori d'oro e di ce- sello, mentre al medesimo periodo gli archeologi assegnano alcuni dei più vetusti templi esistenti ora in Lucca. Finalmente contasi tra i privilegi più segnalati che gli ultimi re longobardi concederono a Luc- ca come a Pisa, quello della zec- ca per battere moneta di argento
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ed oro, ed in Toscana sino dal 746 si contraitava a soldi buoni nuovi lucchesi e pisani. Nel ponti- ficato di Adriano 1 il regni» lon- gobardico ebbe termine, quando di- sceso in Italia ad istanza del Pa- pa, Carlo Magno vinse ed impri- gionò Desiderio ; laonde Lucca pas- sò sotto il dominio dei re franchi, quindi nel 775 n'era duca, e in- sieme di Pisa e loro contadi, Allo- ne di nazione longobardo, contro di cui reclamò Adriano I presso Carlo Magno, a motivo che non potè mai indurlo ad armare una flottiglia per dare la caccia e in- cendiare le navi dei greci, i quali scendevano nel lido di Toscana per raccogliere i longobardi . Adone vi- veva nel 785, ed a lui deve Lucca la chiesa di s. Salvatore , poi s. Giustina. Ne fu successore Wiche- rano duca e conte. Duca e conte nel tempo stesso fu il famoso conte Bonifazio 1, il quale nel marzo del- l'8i2 intervenne in qualità di duca ad un placito celebrato in Pistoia, dove assistè pure come delegato pontificio di s. Leone IH, Pietro duca romano; mentre in altro giu- dicato celebrato in Lucca nell'a- prile 81 3 a Bonifazio I fu dato il titolo d'illustrìssimo conte nostro, cioè di Lucca. Neil' 823 n'era conte Bonifazio li , fratello di Richilda abbadessa del monastero de' ss. Be- nedetto e Scolastica di Lucca. Do- po l'anno 838 ne fu conte Agano o Aganone, e terminò di esserlo neh' 845, che come i predecessori presiedeva pure al governo di Pi- sa. Neil' 847 era conte di Lucca il potente marchese Adalberto I, fi- glio di Bonifazio li, che pronunziò un placito nella corte ducale di Lucca, assistito dal vescovo Am- brogio; dal gastaldo, da vari sca-
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bini giudici e da altri personaggi. Per quanto dai documenti risulta, pare che Adalberto I usasse ora il titolo di marchese, ora quello di duca, e più spesso di conte, non sempre però riunì le doppie inge- renze di conte della città di Luc- ca e di marchese della Toscana : da lui il prato di s. Donato prese il nome di prato del Marchese , ora detto del Circo.
Dopo F858 Ildebrando fratello di Geremia vescovo di Lucca si tro- va esercitare le funzioni di conte di Lucca, dove il di lui amico A- dalberto I marchese di Toscana faceva costante residenza, anzi vie- ne detto conte assai potente, es- sendo da lui discesa la casa prin- cipesca de' conti Aldobrandeschi di s. Fiora e di Soana. Dicemmo altrove le violenze che Adalberto I, di versatile politica negli affari diplomatici d'Italia, usò contro il Papa Giovanni Vili, per favorire il partito di Carlomanno, insieme col suo cognato Lamberto duca di Spoleto, come sposo della sua so- rella Rotilde. Nell'889 Adalberto I, dopo aver giurato fedeltà a Beren- gario I re d'Italia, ribellò la To- scana affidata al suo governo, per favorire il re Guido zio della mo- glie e poi imperatore. Avendo Be- rengario I invocato il patrocinio di Arnolfo re di Germania, questi nel- l'8g3 passò in Italia e costrinse al giuramento di fedeltà Adalberto II detto il Ricco marchese di Tosca- na, e Bonifazio, figli di Adalberto I. Arnolfo celebrò il Natale del- l' 895 in Lucca, festeggiato da A- dalberto II; ma poco dopo l'im- peratore Lamberto fu riconosciuto in Lucca per supremo signore, ad onta che Arnolfo era stato coro- nato imperatore dal Pontefice For«
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moso. Adalberto lì alienatosi da Lamberto per opera di sua moglie Berta, figlia di Lotario re di Lo- rena, e vedova di Teobaldo conte di Provenza, fu armata mano fatto da esso prigione, che tornò ad es- sere riconosciuto imperatore in Luc- ca e nella Toscana. Morto nel- l'anno 898 Lamberto , Lucca e le altre città della Toscana pre- starono a Berengario I obbedienza ed omaggio; Adalberto II fu libe- rato dal carcere, e ritornò alla sua residenza di Lucca, ed al governo della marca di Toscana. Nel de- clinare del secolo IX gli ungheri scesero a devastare l'alta Italia, ed al di qua delle Alpi comparve un'armata di provenzali e borgo» gnoni , condotta da Lodovico IH figlio di Bosone re di Provenza, però fu respinto da Berengario I assistito da Adalberto II. Ad isti- gazione di sua moglie l'ambiziosa Berta, si dice che Adalberto II con altri principi italiani invitasse Lo- dovico III alla conquista del regno d'Italia. Certo è che Lodovico III l'occupò ed in Roma fu coronato imperatore da Benedetto IV; indi con tutta la sua corte si trasferì a Lucca. Tale fu la magnificenza e
10 sfarzo, di cui in questa circo- stanza il ricco marchese Adalberto
11 volle far mostra, che l'impera- tore dovè prorompere in non equi- voche parole di sorpresa, quasi di- cendo, che cotesto signore in nulla cedeva a un re, toltone il nome. Allora Lucca era la sede e la ca- pitale della provincia toscana. Non andò guari che Adalberto II ri- volse nuovamente l' animo a Be- rengario I, ed a' 10 novembre 9 \ 5 l'accolse in una sua villa suburba- na di Lucca, mentre passava a Ro- ma a ricevere la corona imperiale
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• i.i Giovanni X. Intorno a questo tempo il marchese per rimèdio del- l'anima sua rilasciò a favore «Iella cattedrale lucchese le decime di cinque corti ch'egli possedeva in Lucca, a Brancoli, in Garfaguana, a Pescia e nel borgo s. Genesio.
Probabilmente nel 917 in set- tembre moiì Adalberto II in Luc- ca, già terrore dei Papi, degl' im- peratori e dei re. Molti scrittori confusero Adalberto II marchese di Toscana, col marchese Alberico di Roma, il quale sposò la famosa Marozia patrizia romana. Più tar- di Berengario I liberò dalla pri- gione di Mantova Berta ed il figlio Guido, vedendo di non potergli levare le città ed i popoli della Toscana, la quale però governaro- no in suo nome mediante investi- tura. Guido come il genitore fece la sua residenza in Lucca, ove nel 925 morì Berta, e fu sepolta pres- so le ossa del marito nella cattedra- le. Intanto essendo pur morto Be- rengario f, gli successe nel regno d'Italia Rodolfo di Borgogna, ma per le brighe di Ermengarda ve- dova del marchese d'Ivrea, e figlia di Adalberto II e di Berta, i prin- cipi italiani ad insinuazione di Gio- vanni X elessero re d'Italia Ugo conte di Provenza, fratello uterino di Ermengarda e di Guido, come figlio della comune madre Berta e di Teobaldo conte di Provenza. Guido attese Ugo in Pisa, che al- lora pare avvicendasse con Lucca la sede dei duchi di Toscana , la quale in nome del re continuò Gui- do a governare. Il marchese nel 928 passò in Roma, e colla sua moglie Marozia, con una mano di sgherri, arrestarono nel palazzo la- teranense Giovanni X, ed iniqua- mente lo fecero morire. S' ignora
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quando Guido tornasse a Lucca, e dove morisse. Gli successe il fra- tello Lamberto, di spirito bellicoso^ con dolore di Ugo che avrebbe amato rimpiazzasse il defunto il proprio fratello germano Rosone. Volendo Ugo signoreggiare anco in Roma sposando Marozia vedova di due se non di più mariti, e cer- cando il modo di toglier l' impe- dimento di parentela, a disonore di Berta sua madre fece spargere la calunnia che Guido, Lamberto ed Ermengarda erano figli di altre donne, ed intimò a Lamberto che non ardisse più appellarsi suo fra- tello. Offeso questo nell' onore, a mezzo di un campione sfidò Ugo a duello per provare essere nati da una madre medesima, e restò vincitore. Tuttavolta Ugo impadro- nendosi dell'odiato Lamberto lo fe- ce acceccare e cacciar dal suo go- verno, e lo conferì al fratello car- nale Bosone. Così dopo la quarta generazione della progenie del pri- mo conte Bonifazio, che signoreg- giò senza intervallo circa 120 an- ni sulla provincia di Toscana, Luc- ca dovè accogliere un principe di Provenza. Ebbe Bosone conforme ai suoi antecessori il titolo di mar- chese promiscuamente a quello di duca. Nel 936 Ugo temendo che l'amato fratello macchinasse contro di lui delle novità, lo fece carce- rare, e s' impadronì delle sue ric- chezze. Dopo la caduta di Bosone mancano per molti anni i nomi dei governatori che ressero la To- scana; ma nel 941 Uberto figlio spurio di Ugo, era in quel tempo duca della Toscana e conte del sacro palazzo, il quale dopo due anni fu dal re innalzato al gover- no di Spoleto e di Camerino. La fortuna nel 944 cominciò a
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distaccarsi da Ugo, reso ormai o- dioso a tutte le classi della nazio- ne; poiché il marchese d'Ivrea Be- rengario, nipote dell' imperatore di questo nome, con poche truppe ca- lò in Italia, fu ovunque accolto quale liberatore, e tolse ad liber- to Spoleto e Camerino. Ugo nei g47 tornossene in Provenza, dopo aver raccomandato il re Lotario suo figlio alla fede dell'acclamato Berengario, che in lui qualche al- tro tempo conservò la dignità e potestà regia, restando sovrano pur di Lucca. Poco dopo nel g5o Be- rengario II col figlio Adalberto e con Willa di lui madre nata da Bosone marchese di Toscana, fu coronato in Pavia come re d' Ita- lia ; quando già sembra che Uber- to si fosse ritirato dal governo di Lucca e della Toscana. Si crede che regnando Berengario II e A- dalberlo, signoreggiasse per poco in Lucca il conte Albert'Azzo figlio di Sigifredo illustre magnate luc- chese. Questi ben presto si tirò addosso l'odio del re per avere ri- covrato nella sua rocca di Canos- sa Adelaide vedova del re Lotario, dallo stesso conte offerta ad Otto- ne I re di Germania, che sul fine del 95 1 la sposò in Pavia. Tor- nato Ottone I in Sassonia, sapen- do Berengario II che la regina era in Canossa, si portò ad assediarla, in cui il conte Albert'Azzo per tre anni e mezzo si tenne saldo, finché furono liberati dall' esercito man- dato da Ottone I. Non si conosce dal 95 1 al 960 quali signori do- minarono Lucca; pare che un Ugo fosse marchese di Toscana , forse figlio di Uberto od Ugo autore dei marchesi di Petrella, di Sorbello e del Monte s. Maria. Essendo a cuore di Ottone I fare ritorno in vol. it.
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Italia, ov' era per la sua saggezza desiderato, l'effettuò nel 961, ben accolto dall'universale, proclamato re d'Italia in Milano, e coronato imperatore in Roma da Giovanni XII, il quale era stato grandemen- te travagliato da Berengario II e dal figlio. Reduce da Roma , Ot- tone I passò in Toscana, ed a' i3 marzo 962 era in Lucca, ove spe- dì due diplomi, uno in favore di Uberto vescovo di Parma che di- chiarò conte o governatore della città, l'altro ai canonici della cat- tedrale lucchese, cui confermò le donazioni delle corti lasciate loro da Ugo e Lotario : un terzo pri- vilegio a favore delle monache di s. Giustina di Lucca, l' imperatore compartì a' 29 luglio 964, in oc- casione d'un secondo suo ritorno da Roma nella città, ch'era passa- ta sotto il dominio dei re sassoni. Anche nel 3 agosto dell'anno 964 medesimo, Ottone I continuava a stare in Lucca. Sotto il regno dei due primi Ottoni poche notizie si trovano della condizione civile di Lucca, e de' suoi governanti, tran- ne il gran conte Ugo figlio del marchese Oberto salico e della con- tessa Willa nata da Bonifazio mar- chese di Spoleto. Nel detto anno 964 ebbe luogo in Lucca un pla- cito del marchese Oberto conte del sacro palazzo, ossia giudicato della corte suprema, che in ultimo ap- pello soleva darsi dai messi impe- riali o dai conti del sacro palaz- zo, i quali ad intervalli inviavansi dai regnanti a render giustizia ai reclami che all' imperatore presen- ta vansi nelle varie parti dell'Italia. 11 gran conte Ugo pertanto dovè governare , finché visse, la Marca di Toscana, oltre quella dell' Um- bria, e fare di Lucca la sede prin- 3
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cipale; ivi in fatti esercitò atti go- vernativi e diede prove del suo potere, non solamente sopra la cit- tà, ma sopra tutta la Toscana , e fece battere nella zecca di Lucca moneta in nome proprio. Inoltre Ugo figurò sopra ogni altro prin- cipe italiano alla corte imperiale durante il regno di Ottone II, e la reggenza nella minorità di Ot- tone III. Ugo ricevè questi in Luc- ca nel 996, reduce da Roma, e no- bilmente lo festeggiò, essendogli di- lettissimo quale inlimo consigliere. Nell'ultimo mese dell'anno ioor, essendosi Ugo recato insieme ad Ottone III in Roma , insorse una rivoluzione nella quale molti cor- tigiani , e probabilmente lo stesso marchese, per salvar l' imperatore, furono fatti prigionieri o rimasero dai rivoltosi trucidati. Accaduta po- co dopo la morte eziandio di Ot- tone III, molta parte dell'alta Ita- lia e forse anche Lucca abbracciò il partito di quei principi che avea- no chiamato al trono d' Italia il marchese d' Ivrea Arduino, il quale nel 1002 con diploma XI kal. di settembre diede da Pavia un pri- vilegio alle monache di s. Giustina di Lucca. Su di che può vedersi il cav. Provana negli Sludi storici, a p. 362 delle Memorie della rea- le accademia di Torino, serie se- conda, t. VTÌ. Però nel 1004 il popolo lucchese e le altre città del- la Toscana , cambiando consiglio , risolvettero di riconoscere in legit- timo re d'Italia Enrico II di Sas- sonia detto il Sanlo, quindi è che a nome del popolo toscano, nel mese di luglio, una deputazione recossi in Lombardia a prestare obbedienza al monarca alemanno ; Io che sembra indizio che allora la provincia di Toscana fosse sen-
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za un capo, duca o marchese che la governasse. Realmente in detto anno vi fu un fatto d'armi com- battuto fra i lucchesi ed i pisani, poco lungi da Ripafratta, fatto che per avventura può designarsi per il primo embrione di due nascenti repubbliche e di due città che ri- masero per tanti secoli rivali. Se per altro la città di Lucca restò qualche anno priva del suo gover- natore, non è per questo che alla maggior parte della Toscana man- casse il suo governante. Tale sem- bra il marchese Bonifazio di legge ripuaria, figlio del conte Alberto , da cui discesero i conti Alberti di Mangona, per parte della contessa Willa nipote del di lei marito il marchese tJgo; ma nel 1012 non era più tra' vivi, senza aver mai esercitato alcun dominio nella città e contado lucchese. Ve lo esercitò bensì il marchese Ranieii figlio del conte Guido, progenitore dei conti S. Maria e di Sorbello, il quale siri dal ioi4 figura in qualità di mar- chese di Toscana. Allorché l'impe- ratore Corrado II nel 1026 si a- vanzava verso Roma per sottomet- tere i toscani, Ranieri che coi luc- chesi erasi in Lucca fortificato , dopo qualche ostile dimostrazione si sottomise a' suoi voleri . Nel 1028 era governatore della Tosca- na Bonifazio III, padre della con- tessa Matilde, figlio del marchese Tedaldo di Lombardia, e ciò nel tempo in cui un fratello del mar- chese Bonifazio sedeva nella catte- dra aretina : Bonifazio in alcuni documenti viene chiamato serenis- simó duca e marchese di Tosca- na. Il valore militare, le ricchezze, l'estensione dei possessi ed i cospi- cui matrimoni fecero aumentale successivamente il potere e l' in-
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fluenza politica del marchese sulle faccende d' Italia, a segno che nei regni di Corrado II ed Enrico III figurò coli' arcivescovo di Milano Eriberto fra i primi magnati, sino ad essere qualificati duo lumina regni. Bonifazio se non nacque in Lucca , traeva però V origine da Lucca come discendente da Sigis- fredo, che il biografo della contes- sa Matilde dichiara principe pre- claro del contado di Lucca , equi- valente cioè ad un conte rurale. Nella villa sua prediletta di Vivi- naia nella terra di Montecarlo, nel febbraio io38 Bonifazio accolse con magnificenza reale il Papa Bene- detto IX, e Corrado lì con la con- sorte e il figlio, infra comilatu lu- cerne, emanando l'imperatore tre privilegi a favore de' canonici e della cattedrale di Lucca.
Delle esorbitanti ricchezze di Bo- nifazio fece pompa strabocchevole egli stesso, sia allorché contrasse le seconde nozze con Beatrice figlia di Federico duca di Lorena, dalla quale nacque la gran contessa ; sia all'occasione in cui il marchese me- desimo fece presentare in Mantova dal suo visconte, e in Piacenza da altri suoi ministri, sontuosissimi re- gali all'imperatore Enrico III, il quale stupefatto da tal pomposo procedere in un principe subalter- no, si vuole che esclamasse: Quis vìr habel servos qualts Bonifacius? Siccome poi Bonifazio faceva mer- cato riprovevole di molti beni di chiesa e molti se ne appropriava con vari prelesti, Guido venerabile abbate della Pomposa gli ingiunse una peuitenza : lo slesso Fiorentini indica le sevizie ed angarie intro- dotte da Bonifazio a danno dei luc- chesi. Morendo egli in Mantova nel ìuSi per uccisione, fu chiamalo
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ricchissimo e tiranno. Vuoisi che la sua gran potenza cagionasse ge- losia ad Enrico III; tuttavolta do- po la morte di Bonifazio, nella ca- rica marchionale di Toscana sot- tentrò pacificamente la sua consor- te Beatrice. Diede bensì ombra al- l'imperatore il nuovo matrimonio senza sua saputa nel io54 conchiu- so dalla vedova di Bonifazio con Goffredo III duca di Lorena delto il Barbuto, tanto più che il secon- do marito fu ribelle di Enrico III. IVon potendo questi aver nelle ma- ni Goffredo, nel io 55 ritenne in ostaggio la sua moglie coi figli da lei partoriti al marchese Boni- fazio. Quindi Enrico III inviò E- berardo vescovo di Ptatisbona suo rappresentante a Lucca , che nel palazzo dell' imperatore presso le mura della città pronunziò un pla- cito a favore del vescovo e della cattedrale di Lucca. Venne poco dopo in Toscana, passando per Lucca e per Pisa, lo stesso impe- ratore, per far posare le armi ai pisani e ai lucchesi ch'erano tor- nati a farsi guerra sotto il Monte Pisano. I lucchesi sebbene allora mancassero di un proprio gover- natore, stavano in pace coi loro vicini, quando Enrico III infer- mato in Germania e assistito dal Pontefice Vittore II, cui racco- mandò il figlio Enrico IV, a' 3 ottobre io56 passò all'altra vita. La tenera età del principe, la cui tutela fu appoggiata all' imperatri- ce madre, fu cagione di gravi scon- volgimenti in Italia, come in Luc- ca ed in Toscana. Fu allora che incominciarono ad emanciparsi qua- si tutti i conti e marchesi dal loro monarca , i sudditi dai marchesi , dai duchi e dai conti, gli uni per governare a loro arbitrio, gli altri
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per costituirsi a poco a poco in regime repubblicano. Ad interces- sione di Vittore II il fanciullo re perdonò al duca Goffredo, e liberò dall'ostaggio la sua moglie conlessa Beatrice con la superstite figlia, le quali donne dopo due anni di pri- gionia tornarono a dominare in Toscana. Accaddero poco appresso avvenimenti gloriosi a Goffredo e alla città di Lucca. Dopo la morte di Vittore II, fu eletto Papa a' 2 agosto io57 Stefano IX detto X fratello di Goffredo, al quale pro- venne non piccolo aumento di re- putazione e di potenza, e alla con- tessa Beatrice cognata del Pontefice; ma quando designavasi far di Gof- fredo un re d'Italia, morì Stefano IX in Firenze a' 29 marzo io58. Altri dissero che il defunto nutren- do non favorevoli disposizioni per Enrico IV, avrebbe elevato all'im- pero il fratello. Insorgendo l'anti- papa Benedetto X per la potenza di una fazione, il celebre Ildebran- do poi s. Gregorio VII si recò in Germania a rappresentare il deplo- rabile stato delle cose di Roma. Enrico IV e l'imperatrice madre rimandarono subito in Italia Ilde- brando, perchè col suo zelo in un al potere di Goffredo ponessero fine allo scisma. Giunto in Tosca- na, di consenso del clero romano trattò l'esaltazione di Gerardo ve- scovo di Firenze, che godeva giu- stamente del favore di Goffredo , mentre nel concilio di Siena e poi in quello di Sutri venne deposto l'antipapa. Allora Gerardo in com- pagnia di Goffredo partì per Ro- ma, e giuntovi fu intronizzato nel- la sedia di s. Pietro col nome di Nicolò lì, che dopo circa trentun mesi di pontificato morì in Firen- ze a' 22 luglio 1061.
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Favorito dal duca e duchessa di Toscana , e massime da Ilde- brando, che vuoisi della famiglia de' conti Aldobrandeschi , ovvero romano e di bassa nascita, diven- ne Papa col nome di Alessandro II, Anselmo Badagio milanese, ca- nonico regolare lateranense della congregazione di ». Frediano di Lucca , e vescovo di questa città , il cui governo spirituale ritenne. Nel seguente anno 1062 comincia- no gli Annali di Tolomeo lucche- se, ne' quali trovansi accennate le principali vicende istoriche , e più specialmente quelle di Lucca sino al i3o4; vicende che vennero più tardi con aurea latinità ed eloquen- za rifuse dal p. Bartolomeo Beve- rini, coll'aggiunta dei fatti accaduti dal i3o4 sino al declinare del se- colo XVII. Adontato Enrico IV dell'elezione di Alessandro II, fece eleggere l'antipapa Onorio II, e lo mandò con un esercito a Roma. Accorse in aiuto di Alessandro II Goffredo, e potè fugare l' antipapa ed i suoi armati : tuttavolta il Pon- tefice riparò in Lucca. Alessandro II più volte si recò in Lucca, e più mesi vi si trattenne nel 1064, accordando privilegi alla cattedrale ed alla città; vi ritornò nel 1067 e nel 1068 prima e dopo aver presieduto al concilio di Mantova. Nella quale ultima circostanza, cioè nel giugno , stando nel Inolio o giardino dell'episcopio di Lucca, la duchessa Beatrice, alla presenza di molli vescovi, conti e visconti, ema- nò un placito a favore della men- sa vescovile lucchese, col quale fu confermata l' investitura di alcuni beni posti ad Asciano ed a Vico Auseressole nel territorio di Pisa. Tornato in Lucca Alessandro II nel 1070 consecrò e concesse nuo-
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vi privilegi al rinnovalo tempio della cattedrale di s. Martino, nel cui episcopio, se non continuamen- te, molti mesi degli anni 1071 e 1072 egli abitò, corteggiato e ono- rato dalle due governatrici della Toscana, Beatrice e Matilde super- stite de' figli di Bonifazio, e che sino dal io63 avea sposato Gof- fredo o Gottifreddo o Gozzelone il Gobbo duca di Lorena, figlio del patrigno Goffredo 111, il quale era morto nel 1070. Nell'aprile 1073 santamente finì di vivere Alessan- dro II, ed immediatamente gli suc- cesse Ildebrando che fu s. Grego- rio VII, al quale articolo moltissi- me cose si dicono riguardanti la gran contessa Matilde. Il nuovo Pontefice nelle emergenze tra la Chiesa e I' impero , singolarmente per r investiture ecclesiastiche con- dannate, mostrò tanta eroica for- tezza, tale ardore e incorrotta vir- tù, da renderlo celebre a tutti i secoli avvenire. Frattanto Matilde, ora sola, ora in compagnia della madre, esercitò atti di dominio quasi assoluto sopra Lucca , e su tutto il restante della Toscana, a- Tendo detto alla citata sua biogra- fia in quali stati esercitasse il suo potere: dissi quasi assoluto domi- nio, perchè ancora un'ombra di di- pendenza regia verso Enrico IV, in qualche modo nella celebrazio- ne dei placiti di lei traspariva. Goffredo suo marito esercitò in di lei nome alcuna autorità in To- scana, e ne' paesi di sua domina- zione; nondimeno si afferma che Matilde avesse fatto voto di tenersi celibe nel maritaggio. I coniugi non vissero lunga pezza insieme, perchè Goffredo fu sempre devolo di En- rico IV, indi venne assassinalo nel febbraio 1076, per ordine del suo
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nemico Roberto 1 conte di Fian- dra. Dopo due mesi Matilde per- dette anche sua madre, e fin d'al- lora l'amministrazione trovandosi nelle sole sue mani, fu veduta in pari tempo ornare i suoi stati con edifìzi magnifici , templi , castella , ponti di una architettura ardita e singolare, ed offrire la sua potente protezione a s. Gregorio VII, che allora era nel bollore delle sue con- tese con Enrico IV.
Nel concilio di Laterano, aven- do il Papa scomunicato Enrico IV, e dichiaratolo decaduto dal regno, assolse i sudditi e vassalli ed i mi- nistri di lui dal giuramento di ob- bedienza e di fedeltà. D'allora in poi la devota contessa Matilde co- minciò a regnare da assoluta pa- drona con intitolarsi negli alti pub- blici, che se ella contava qualcosa, era tale per la sola grazia di Dio: Matilde Dei gratia si quid est. Quantunque i lucchesi ed in ge- nerale i toscani non avessero mo- tivo, per la sua austera virtù, da lodarsi del suo governo, pure essi dovettero uniformarsi ai voleri di quella padrona; non però potè im- pedire che Lucca ed altri luoghi di Toscana, seguissero le parti del- l'antipapa Clemente III e di Enrico IV. Per consiglio di s. Gregorio VII prese Matilde per cappellano , di- rettore spirituale e consigliere s. An- selmo nipote di Alessandro II, che a lui successe nel vescovato di Luc- ca, sebbene viaggiasse colla contes- sa anche dopo la sua elezione epi- scopale. Appena morto il marito partigiano di Enrico IV, Matilde più francamente si dichiarò quasi propugnacolo della Sede apostolica, e il braccio forte di s. Gregorio VII. In più luoghi narrammo gli avvenimenti politico-ecclesiastici iu
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: ni ella prese tanta parte ; co- me nel 1077 accolse il Papa nella sua inespugnabile fortezza di Ca- nossa, dove a Ini presentò sotto- messo e penitente il simulatore Enrico IV; e come donò il suo patrimonio alla Chiesa romana, dan- do in feudo di essa a s. Gregorio VII la Toscana e Lombardia, di die parlammo pure all'articolo Gar- f<7gnana ( Vedi ). A sostegno del Papa e della Sede apostolica, Ma- tilde armò più eserciti, quello però che oppose ai nemici nel 1080 sul territorio di Mantova, fu battuto e disfatto dai combattenti fautori di Enrico IV. A questo monarca piuttosto che alla marchesana di Toscana aderiva a quei tempi in- telici e di scisma un buon nume- ro di lucchesi e una gran parte del loro clero, dappoiché molti ca- nonici, trascurando i precetti della disciplina ecclesiastica, che combat- teva principalmente l' incontinenza e la simonia , ricusarono obbedire al loro degno pastore, eleggendosi invece un vescovo scismatico. In falli al passaggio che fece nel 1081 per la Toscana Enrico IV., volle la- sciare alle sue fedeli città di Pisa e di Lucca tali generosi privilegi che possono dirsi i primi segnali della loro municipale emancipazio- ne; quindi in mezzo all' urto vio- lento di tanti avvenimenti e pas- sioni opposte, incominciò a germo- gliare e crescere quello spirito di libertà, che andò gradatamente au- mentando, finché giunse a costitui- re in repubblica non solamente Lucca, ma molte altre città dell'I- talia. Fra gli elementi primordiali che contribuirono a predisporre i lucchesi a regime costituzionale so- no da coniarsi i diplomi concessi fa Enrico IV nel 1081, dui suo.
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figlio Enrico V nel i 1 1 (> e da Lotario II nel 11 33 confermati a favore di que' cittadini. Con altro diploma del 1100 Enrico IV con- validò le concessioni del 1081 ai lucchesi, a favore dc'quali aggiun- se il diritto di potere lenza diffi- coltà navigare nel (lume Serchio , e aver libero accesso allo scalo di Motrone. Nel primo diploma del 1081 Enrico IV diceva, che per ricompensare i lucchesi della loro fedeltà e dei servigi a lui resi , vietava a qualunque autorità eccle- siastica o laicale di demolire il re- cinto delle mura della città, di c- dificar castella nel distretto delle sei miglia; aboliva le consuetudini perverse imposte loro con d me zza dal marchese Bonifazio III; esen- tava i medesimi dai placiti e sen- tenze di giudici lombardi, dal ri- patico pisano, dagli obblighi del fo- dro e di curatura da Pavia linci a Roma , non che degli alloggi ; prometteva di non far costruire dentro la città o ne' sobborghi al- cun palazzo reale o imperiale , e filialmente permetteva ai lucchesi di recarsi a comprare e vendere nei mercati di s. Donnino e di Parma, dichiarando espressamente esclusi da questo ultim,o permesso. \ fiorentini.
In conseguenza del riportato pri- vilegio, il popolo di Lucca comin- ciò dal distruggere nel 1086 il vi- cino castello eretto in Vaccoli da alcuni nobili del contado ; e nel 1 100 lo stesso comune maudò gen- te ad atterrare la torre di Casta- gnole sulla riva destra del Serchio; quindi nel i 1 o^, a cagione del ca- stello di Ripafrallu., i lucchesi rin- novarono contro i pisani mi juugq conflitto, nei campi medesimi dove cent'anni itiuanzi uvevan,o combat-
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tuto. Intorno al 1090 i consoli maggiori ossiano municipali, eser- citavano il loro uffizio in Lucca , al pari che in molte altre città e terre di Toscana, essendo questa la memoria più antica di magistrato proprio, o rappresentanti munici- pali. In diverse scritture de' secoli XII e XIII si rammentano varie classi di consoli in Lucca ; impe- rocché oltre i consoli maggiori, che tenevano la prima magistratura, vi erano i consoli delle curie, cioè i treguani ossia i giudici di pace, la di cui esistenza è antica quanto quella de' consoli maggiori ; vi era- no i consoli de' mercanti, i consoli foretani, ed ogni vicinanza o con- trada aveva i suoi. I consoli mag- giori, cui spettava 1* ingerenza go- vernativa, venivano eletti ogni an- no, costituivano in Lucca il corpo decurionale, e giurar dovevano fe- deltà all'imperatore, di aiutarlo nel possesso del regno d' Italia, non che di Lucca e suo contado, cosi pure di pagargli le regalie che gli si dovevano; ed essendo l'impera- tore in Germania, un di loro do- veva per tutti recarsi a prendere l'investitura , che s' era in Italia dovevano recarsi tutti a riceverla , dovendo governare il popolo e la città a onor di Dio ed a servigio dell'imperatore. In Lucca vi fu la corte o curia de' banchieri , cam- bisti e mercanti ; la curia per giu- dicar le cause civili della città e sobborghi sino al merito di venti- cinque lire j la curia de'consoli tre- guani per cause civili ed ecclesiasti- che, per pene incorse, livelli e tregue; e la curia de' consoli foretani ossia foranei per le cause tra forestieri e lucchesi, e Ira forestieri e fore- ■ stieri. In una parola, Lucca a par- tire dal privilegio di Enrico IV ,
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godeva di magistrati propri, sicco- me d'allora in poi possedè di buon diritto un territorio di sua esclu- siva giurisdizione. Nel 1086 a s. Gregorio VII successe Vittore III, ed a lui nel 1088 Urbano II. Que- sti persuase la contessa Matilde , affine di rafforzare il proprio par- tito e resistere ad Enrico IV, Cle- mente III e loro fautori, di spo- sare Volfone V 0 sia Guelfo figlio di Guelfo I duca di Baviera, colla condizione di rispettare inlatto il letto maritale, dichiarandolo però suo erede. Non andò guari che Ma- tilde, non essendosi trovata molto contenta del secondo marito, come non lo era stata del primo, allon- tanossi dal consorzio di Guelfo, a segno che annullò i patti dotali. Quindi essa a' 17 novembre 1102, essendo Papa Pasquale li , stando nella rocca di Canossa , alla pre- senza del cardinal Bernardo degli Uberti legato pontificio in Lombar- dia , e di altri illustri personaggi , volle rinnovare per rogito l'atto di donazione già da lei fatta nelle mani di s. Gregorio VII. In vigore del quale atto ella donò alla Chiesa romaua tutti i suoi beni : omnia bo- na mea3 jure proprietario 3 tam quae mine habeo} quam quem in poste.rum acquisitura sum} etc. Nel voi. XII, pag. 289 del Dizionario facemmo menzione di un frammento dell'i- scrizione contenente tal donazione, ed esistente nelle sacre grotte va- ticane. V. l'articolo Sovranità' dei romani Pontefici, Mantova, e Con- tessa Matilde, che morì a' 24 lu- glio 1 1 i5.
La donazione di Matilde per le pretensioni degl' imperatori e degli eredi di Guelfo fu più volte usur- pata alla santa Sede, e cagione di gravissime differenze^ coinè uotaiU'
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mo in più luoghi, e pei primi la usurparono Enrico V e Lotario 11. Appena nel ii5s venne innal- zato al trono lo svevo Federico I, dichiarò il patrimonio della contes- sa proprietà del duca di Baviera Guelfo VI, come nipote per parte di padre di Volfone V o Guelfo Bavaro- Estense. Divenuto Guelfo VI marchese di Toscana , rilasciò nel ii 60 ai lucchesi ogni regalia marchionale nel contado sei miglia intorno la città, e rinunziò a fa- vore del comune di Lucca gli al- lodiali di Matilde, di cui egli si qualificava legittimo signore ed ere- de , purché i beni della contessa fossero stati dentro Lucca o nel di- stretto delle sei miglia. Intanto in- sorto fino dal 1 1 5g il funesto scisma di Vittore IV detto V, che Fe- derico I sostenne colle armi con- tro il legittimo Alessandro II; men- tre questi trovavasi in Sens, l'an- tipapa Vittore V nel novembre
I i63 si abboccò in Lodi coli' im- peratore, e nel seguente anno pas- sò in Lucca, ove si ammalò e di- venne frenetico, indi mori impeni- tente a'20 aprile e fu sepolto a'22.
II padre Papebrochio in Propyleo par. II, p. 25, dice che fu sepolto in un monastero fuori della città perchè i canonici della cattedrale e quelli regolari di s. Frediano , vollero piuttosto essere scacciati dal- le loro chiese, che ricevervi il ca- davere di uno scismatico. Nel mo- nastero fu portato dai soldati del- l'imperatore, e dalla propria fa- miglia. Interrogato dai Bollandisti Mario Fiorentino, qual fosse questo monastero, rispose che congettura- va essere quello de' ss. Filippo e Giacomo e Ponziano de' benedet- tini, del qual ordine credeva essere stato l' antipapa, il qual monastero
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fu poscia levato dal Pontefice ai benedettini, e dato ai monaci Oli- vetani. I lucchesi a mediazione di Federico I si riconciliarono nel 1 1 75 coi pisani; e sebbene l'imperatore nell'anno seguente promise ad A- lessandro III di restituire alla san- ta Sede le terre della contessa Ma- tilde, nella memorabile pace fatta a Venezia nel 1177 se 'e ^ierbò. Nel 1178 Federico 1 portatosi io Lucca alloggiò nell'episcopio. L'anno 1181 fu segnalato dall'esaltazione al trono pontificio del lucchese Lu- cio III, e dalla rinnovazione della pace tra Lucca e Pisa, giurando i rispettivi consoli che sarebbero ri- spettate le giurisdizioni de' loro pa- stori; si convenne inoltre che il lu- cro delle due zecche sarebbe stato diviso tra le due città, e che i pi- sani non avrebbero più coniato mo- nete simili alle lucchesi , dovendo ognuno batterle differenti. In que- sto tempo era vi in Lucca anche il podestà o rettore di giustizia; ed al tempo del podestà Alcherio , dopo il 1 188, furono cacciati i con- soli da Lucca, perchè contrariava- no i suoi ordini e quelli del ve- scovo. Dopo tali gare civili, altre se ne accesero di assai maggior momento per la morte accaduta nel 1 197 dell'imperatore Enrico VI figlio di Federico I, stante che il trono imperiale fu contrastato tra il fratello Filippo di Svevia , Ottone IV e Federico li figlio del defunto: Ottone IV di Sassonia fu sostenitore dei gudfi., i principi svevi nominati de' ghibellini, am- bedue fazioni che, come dicemmo ai loro articoli, per più secoli de- solarono la Toscana e l'Italia.
Dopo la morte di Enrico VI e nel 1 1 97 stesso le città e i ma- gnati della Toscana inlimarono una
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dieta nel borgo di s. Ginesio sotto s. Miniato, cui presiederono il car- dinal Bernardo già canonico rego- lare lucchese, ed il cardinal Pan- dolfo Massa pisano. Nella dieta, tran- ne i sindaci di Pisa e di Pistoia, concorsero gli ambasciatori di quasi tutte le città e terre della Tosca- na, fra i quali furono due consoli di Lucca. Ne fu scopo il far giu- rare non riconoscere alcuno per im- peratore, re, duca o marchese, sen- za espresso consenso della Chiesa romana. Ma appena Ottone IV nel 1209 fu riconosciuto da Innocenzo III e dichiarato imperatore, lo ri- conobbero pure per legittimo mo- narca diversi comuni e magnati del- la Toscana, e specialmente la città di Lucca. A favore di questa l'au- gusto spedi da Foligno a' 12 di- cembre un diploma più. largo di quelli compartiti dai suoi anteces- sori ; e due giorni dopo spedi al- tro diploma in benefìzio della cat- tedrale lucchese. In s. Miniato poi a' 2 novembre avea confermato il privilegio da Enrico VI concesso alla chiesa e canonici di s. Fredia- no. Verso il principio del secolo XIII ebbe luogo in Lucca T istitu- zione d' una magistratura civile e militare per provvedere alla difesa della libertà lucchese. Adunatosi nel 1206 il senato nella chiesa di s. Pietro maggiore, elessero dodici prio- ri o tribuni e capitani delle mili- zie, i quali colle loro insegne o gonfaloni, insieme coi consoli mag- giori, a* 22 marzo nella chiesa di s. Senzio nominarono in podestà di Lucca Aldobrandino Malpigli. Già da qualche tempo la santa Se- de, massime Onorio III e Grego- 110 IX, reclamando l'eredità lascia- la al patrimonio di s. Pietro dalla conlessa Matilde, nella quale ere-
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dita erano comprese molte terre e feudi da quella principessa e dai suoi maggiori più , che altrove posseduti nelle parti di Garfa- gnana (al quale articolo dicemmo come Gregorio IX non vedendo restituirsi dai lucchesi gli usurpa- ti feudi , e infestando essi anco le chiese, il clero ed i sudditi ponti- fìcii, dopo gravi minacce venne al- la punizione, ed alle sentenze di scomunica e d'interdetto), a' 27 marzo i23i riparti tutta la dio- cesi di Lucca alle quattro cattedrali limitrofe , e privò il capitolo di Lucca delle prerogative che gode- va per benefìcio della Sede aposto- lica. In questo deplorabile slato rimase la chiesa di Lucca sino al 1234, in cui ravvedutisi i lucchesi degli eccessi commessi, imploraro- no ed ottennero con diverse con- dizioni il perdono e la reintegra- zione della sede vescovile e degli altri privilegi a' 1 2 dicembre. Tut- to, il ripetiamo, insieme ai succes- sivi e relativi avvenimenti, e con qualche diffusione, all'articolo Gar- pagnana già trattammo. Il consi- glio generale di Lucca ascendeva in quell'epoca a 38o persone, cioè cinque consoli maggiori, i capitani o tribuni della chiesa di s. Pietro maggiore, i capitani della contrada di s. Cristoforo , venticinque con- siglieri speciali per ogni porta o regione della città, e 207 cittadini del consiglio maggiore. Eravi il podestà, il capitano del popolo, gli anziani e priori che si cambiavano spesso; nel i2 5o i detti anziani rimpiazzarono i consoli.
Dopo la pacificazione colla santa Sede e la morte di Federico li , le cose dei lucchesi nei primi dieci anni dell'impero vacante cammi- narono di bene in meglio, e prospe-
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rarono si negli affari del comune, tome nel conservare i paesi che i lucchesi a forza danni anelavano acquistando, ad onta che in Lucca non mancassero a distili bare la pa- ce interna le malaugurate fazioni dei guell; contro i ghibellini , dei nobili di contado contro la comu- nità, del popolo grasso contro il magro, in una parola dei popolani contro i magnati. Nel secolo XIII e nel principio del seguente, i luc- chesi per uniformità d'istituzioni municipali e di sentimenti politici coi fiorentini, erano con essi tanto strettamente uniti e collegati , che ogni alfronto ricevuto dai due po- poli era affronto comune; quindi le guerre, le tregue e le paci pro- cederono d'accordo quasi costante- mente come il governo; reciproca la buona corrispondenza tra i si- gnori della repubblica fiorentina e gli anziani lucchesi, per cui i due governi furono per lunga età 1' a- nima e il maggior nerbo della le- ga guelfa in Toscana. La prova più solenne, più generosa, di cui ■ buon diritto il governo lucche- se deve onorarsi , fu dimostrata (orse all'occasione della battaglia di Montaperto. Avvegnaché di tren- tamila fanti e di mille trecento ca- valli, di cui è fama che nei campi d' Arbia si componesse V esercito guelfo innanzi la pugna, dopo Ja funesta sconfitta molti di quelli scampati al macello vennero im- molati alla rabbia del vincitore ghi- bellino., e gli altri in numero di circa undicimila meschinamente io dure prigioni cacciati. Mai rovina maggiore avea percosso le città guelfe di Firenze e di Lucca; mai più M pianse in Toscana tanto, cpianlo dopo la terribile giornata l|e| 4 settembre 1260; talché si
LUC disse non esservi stata famiglia che non avesse a deplorare la morte di un suo congiunto. Da tanta deso- lazione molte città e terre della Toscana spaventate, inermi e sco- raggile, dovettero aprire le porte e far buon viso a' vincitori orgoglio- si e sempre caldi d' ira. La sola città di Lucca tenne forte, e nel tempo che vegliava a tener lontani i fuorusciti ghibellini, serviva di ri- fugio e di sostegno ai guelfi che da ogni parte oppressi e scacciati vi accorrevano. Il perchè tutti i ghibellini toscani si rivolsero ai danni di Lucca, che avendo talvol- ta potuto respingere alcuna aggres- sione, giunse a tali strette che i suoi reggitori furono costretti dopo quattro anni a venire ad un ac- cordo. Fu pattuito pertanto che i lucchesi, salve le patrie leggi , ad esempio de' fiorentini, riconoscereb- bero in loro vicario Manfredi re di Napoli, giurando di stare nella par- te ghibellina; che allontanerebbero i guelfi, a condizione di riavere il castello di Motrone ed i prigio- nieri fatti alla battaglia di Monta' perto. Tutta volta Lucca guelfa per genio e per principii, dalla sola ne- cessità obbligata di piegare alla parte ghibellina, ritornò ad esser guelfa appena il polente sostenito- re del ghibellinismo Manfredi nel 1266 rimase vinto ed estinto nei campi di Benevento, quindi i luc- chesi furono riconciliati colla Chie- sa, giacché Manfredi era da essa separalo.
Sebbene d' allora in poi non mancassero frequenti guerre batta- gliate per tenere in moto e in ar- me il popolo lucchese, ora nel 1271 per conquistar il forte ca- stello di Montecatini in Val di Nie- \ole, fatto ni4o oY ghibellini i ora.
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nel 1275 per unirsi ai genovesi e fiorentini contro i pisani, co' quali li pacificò il Papa Innocenzo V ; ora nel 1288 per inviar aiuti di fanti e cavalli alla lega guelfa in Val d'Arno aretino; ciò non ostante può dirsi, che le cose interne dei luc- chesi si rimasero tranquille per tut- to il resto del secolo XIII. Si co- struirono quindi molti edifizi sacri e profani, strade e piazze. Mentre la repubblica fiorentina nel 1297 dava principio al suo palazzo detto della signoria, ed ora palazzo vec- chio, il comune di Lucca prese la deliberazione d' ingrandire il pro- prio. Ma era appena incominciato il secolo XIV, quando gli antichi odii di famiglie, ed i semi di cittadine discordie germogliarono in guisa tale, che resero oltracotante il par- tito ghibellino contro il guelfo, sot- to una nuova divisa di Bianchi e di Neri, i primi uniti ai ghibellini, i secondi ai guelfi, la cui origine si ripete da Pistoia al modo che a quegli articoli si narra. Vinse naturalmente in Lucca la fazione più numerosa del popolo, cioè i neri, di cui era l'anima un poten- te anziano, favorito dalla plebe e reduce da una legazione al Papa Bonifacio Vili, chiamato Buonturo Dati, caldissimo guelfo. Per abbat- tere la sede donde sotto nuove for- me era partito V incendio delle po- litiche fazioni, si unirono ai fioren- tini i lucchesi per attaccare le ca- stella di Pistoia, ed assediare la città fatta nido de' più acerrimi ghi- bellini. Debellata Pistoia, i vincito- ri si divisero il suo governo, ri- servandosi i lucchesi l'elezione d'un loro cittadino per podestà, ed i fio- rentini la nomina del capitano del popolo. Volendo Benedetto AI pacifi- cate le accanite fazioni, spedai legalo
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in Toscana il cardinale Albertini di Prato, che per essere stato oltrag- giato in Firenze, il Papa ai 21 giugno 1 3o4 scomunicò i guelfi ed i neri, e con essi i cittadini di Luc- ca. Ivi poco dopo insorse nel i3o8 un tumulto fra il popolo e i no- bili, in conseguenza del quale il governo , che per principio politi- co teneva dalla parte popolare, riu- scì di far escludere dalle borse tutti i magnati o potenti, tranne quelli che ad una delle compagnie delle armi, ossia dei venti gonfaloni di contrade, si trovavano ascritti. Tale fu una delle ragioni per riformare gli antichi statuti del comune di Lucca, e per sostituire quelli com- pilati nel i3o8, che sono rimasti i primi fra i conosciuti. In quella riforma più di cento famiglie no- bili furono escluse dalle prime ma- gistrature, oltre i nobili di conta- do chiamati cattani. Bonturo con due altri popolani furono quelli che formarono in Lucca una specie di triumvirato, regolando quanto spet- tava alla signoria e al governo del- la repubblica. Fu tolta l* autorità agii anziani e la giurisdizione ai giudici delle diverse vicarie del ter- ritorio, per sostituirvi de' popola- ni. Quindi è che molte famiglie vennero esiliate, e moltissime dis- gustate abbandonarono la patria con pregiudizio della città. A tanti mali si aggiunsero per colmo le rovine, le oppressioni, le stragi e i sac- cheggi che Lucca ebb»e a soppor- tare all'arrivo impensato ed ostile nel i3i4 «h Uguceione della Fag- giuola capftano generale e signore de' pisani sempre nemici de' luc- chesi, e terrore de' guelfi pel co- mando che avea de' ghibellini di Toscana. Essendo manca to iy vivi Clemente Y ^Hbz.iotiutp a Roberta
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rt eli Napoli capo de' guelfi, Uguc- cione vide agevole la conquista di Lucca. In fatti travagliò tanto i lucchesi che li costrinse alla resti- tu/ione delle castella già cedute dal conte Ugolino, ed ottenne che gli usciti rientrassero in Lucca, tra'qua- Ji Castruccio di Gerì degli Antelmi- nclli rivide la patria.
Castruccio Castracani degli An- telminelli, il quale alla nobiltà del- l'origine aggiunse la grandezza del- l' imprese, in gioventù avea provato la fortuna contraria, poiché essendo ghibellino foggi co' suoi da Lucca nel i3oo, avendo allora anni die- cinove. Riparò in Ancona, e per- duti i genitori datosi tutto alla mi- lizia guerreggiò in Francia, in In- ghilterra, e di più in Lombardia, contrae ndo amicizia coi signori di Milano, di Mantova e di Verona. Quivi stavasi quando per la pace conchiusa da Uguccione tra' pisani e lucchesi potè fare ritorno all'a- mata patria. Divenuto capo de' ghi- bellini ch'erano rientrati, volendo- si vendicare de' guelfi , fece scop- piare una sommossa , e gli assali a' i4 giugno i 3 1 4- • mentre si com- batteva entrò in Lucca Uguccione al- la testa di undicimila e più soldati, dal quale avea chiesto soccorso. I lucchesi sopraffatti da interni ed esterni nemici, ne potendo resistere a tante forze, videro fuggir la ca- valleria catalana a loro tutela in- viata dal re Roberto, e la città fat- ta preda degli assalitori. Con spa- ventosa rabbia , sfrenata libidine , ed insaziabile avarizia si manomi- se dal nemico e calpestò onore, pudore e religione . La tragedia del più crudele saccheggio durò otto giorni, ne si risparmiarono le case de' privati, le chiese, ed il ricco tesoro che a Clemente V pollava
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il cardinal Gentile Parlino da Mon- tc/iorc, del quale parlammo a quel- la biografia. In fine, a colmo di tanti mali, si aggiunse un incendio desolatole, di cui restarono preda non solo quattrocento case, ma pre- ziose suppellettili e pubblici archi- vi. In tal guisa Lucca fatta, botti- no de' ghibellini, con un'apparente formalità legale dovè acclamare ai i3 luglio Uguccione in capitano generale del suo popolo, e così la- sciarsi governare ad arbitrio dei bianchi suoi fuorusciti, i quali a vendicarsi de' loro emuli o li cac- ciarono o li uccisero. Dolenti i fio- rentini della sciagura di Lucca , vedendo Uguccione assoluto domi- natore di due vicine repubbliche , procurarono collegarsi coi guelfi delle comuni toscane , sollecitando aiuti da Siena, da Bologna, da Pe- rugia, da Gubbio e dal re Rober- to. Uguccione a combattere i fio- rentini, con ventimila fanti e due- mila cinquecento cavalieri mos- se verso la Val di Nievole per conquistare il castello di Monteca- tini, benché la lega guelfa avea riu- nito più numeroso esercito. A' 29 agosto i3i5 i nemici scontraronsi nella valle sul piccolo torrente bor- ra. Al primo assalto Francesco fi- glio del Faggiuolano e podestà di Lucca, penetrò con tanto impeto nel campo de' fiorentini, che ferito a morte spirò in mezzo alla pugna , e già gli assalitori indietreggiavano, quando accorso Uguccione col ner- bo della sua armata, i respinti riani- mò, e più caldi li ricondusse al ci- mento. Allora fu che la giornata essendo divenuta campale, dai ghi- bellini si combattè con tanto ardi- re e valore da portare ovunque la morte, lo scompiglio e il terrore. I primi capitani ira i guelfi rimasti
LtfC estinti nella pugna, furono un fra- tello e un nipote del re Roberto; Firenze, Siena e molti paesi pian- sero i loro prodi. Il lucchese Ca- struccio si lece conoscere per buon guerriero , avendo in questa me- morabile giornata date prove di coraggio e di militare perizia.
La vittoria di Montecatini fruttò a Uguccione non solo un più si- curo dominio in Pisa, ma aprì a lui la strada per rendere totalmen- te ligia al suo volere la città di Lucca, nominandone podestà l'altro figlio Neri. Trova vasi questo in uf- fìzio, quando pochi mesi dopo la vittoria di Montecatini occorse che Castruccio di suo arbitrio, o come altri vogliono d'ordine d'Uguccione, essendosi recato con dei compagni nelle parti della Versilia e di Mas- sa Lunense, pose a ruba il paese. Per la qual cosa appena tornato a Lucca Castruccio, accusato di fur- ti e di uccisioni, fu carcerato e sommariamente condannato ad ave- re il capo reciso. Già la scure sta- va per piombare sul collo del va- loroso capitano, quando il popolo minacciò sollevarsi a stormo, in gui- sa che intimorito il podestà ne man- dò avviso al padre in Pisa. Si mosse Uguccione colle sue bande, ma pervenuto a metà del cammi- no seppe della repentina sollevazio- ne de'pisani. Nel mentre che re- trocedeva per ricuperare il perdu- to dominio, i lucchesi liberarono Castruccio, gridandolo insieme ca- pitano del popolo e difensore della città di Lucca agli 1 1 apri- le i3i6. Così Uguccione in un giorno videsi spogliato della signo- ria di due importanti città. Ca- struccio fu confermato nella digni- tà per sei mesi, con atto solenne degli anziani e del consiglio ge-
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nerale ; ma innanzi che spirasse tal termine Castruccio seppe così destramente operare, che dal se- nato e popolo lucchese con deli- berazione del 4 novembre fu con- fermato nella carica per un intiero anno, e prima che spirasse questo periodo con nuova elezione fu de- ciso, che Castruccio col titolo di signore e difensore della città e stato di Lucca governasse la re- pubblica ancora per dieci anni. Fi- nalmente arrivato il 26 aprile i3?.o Castruccio fu da tutti concordemen- te proclamato dittatore della repub- blica a vita, onde tutto si diede a rendersene degno, ad abbellir la città, a far ponti, strade, rocche e fortificazioni di vario genere, spa- ventando col suo genio intrapren- dente i comuni a Lucca limitrofi. Il sigillo da lui adoperato in una lettera figura nella parte superiore un cane avente al di sotto uno scudo, e intorno al blasone I* epi- grafe : S. Caslrucci Fìcecomìlis Lunensis , essendo anche visconte lunense ; avendo occupato in Lu- nigiana Fosdinovo e gli altri ca- stelli di qua dalla Magra. A Pon- tremoli assegnò magistrali di par- te guelfa e ghibellina, facendo e- rigere nel centro del luogo la tor- re Cacciaguerra : in sostanza egli prese a regolare i ghibellini di To- scana per farli operare in accordo con quelli di Lombardia. Benché occupato in diverse militari impre- se, il dittatore non lasciava di far decreti savissimi pel pubblico bene, affinchè sotto un dominio assoluto, una qualche forma di libertà tras- parisse. Vi sono memorie della sua pietà e della sua giustizia , e fece restituire alla santa Sede il tesoro depositalo in s. Frediano di Lucca dal cardinal Gentile. Ebbe
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per vicario un fedelissimo giure- consulto e per consiglieri di stato uomini espertissimi nella politica. Così nelle cose di guerra tenne al suo servizio valenti capitani presi da diverse contrade; tenendo Ca- stracelo per massima, che non al- la patria o alla schiatta, ma al- le virtù bisogna che i buoni prin- cipi abbiano l'occhio. In quanto poi alla costituzione militare da Castracelo ordinata per fare di tutto il territorio, non che di Luc- ca, un esercito mobile pronto ad ogni occasione , egli ripartì lo stato in tante divisioni, quante e- rano le porte della città di Lucca, cioè di s. Pietro, di s. Donato, di s. Gervasio, e di s. Frediano ossia del Borgo; e ciascun villag- gio, borgata o castello organizzò in compagnie sotto periti uffiziali ed insegne proprie, coli' obbligo di esercitarle e star pronte a marcia- re al primo cenno. Per modo che circa venti ore dopo l'avviso dato, da un polo all' altro della repub- blica, dalla Val di Magra alla Val di Nievole, le milizie lucchesi com- parivano, assalivano, e i più mu- niti castelli conquistavano celere- mente.
Dopo tanti ordinamenti, dopo esser- si assicurato un costante potere, Ca- struccio alzò i suoi pensieri a cose maggiori , tendenti niente meno che a far crollare forti città co- stituite in repubblica, le quali per principii e per natura di governo doveano essere naturalmente sue av- versarie. Ad efletto pertanto di abbat- tere la più polente di tutte, Firenze, costrinse nel i322 Pistoia, ch'era sotto il patrocinio della signoria, a riconoscerlo per protettore, salva la libertà pel paese. Nel frattempo che Castruccio dimorava nella sua
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capitale fece innalzar un'opera co- lossale per servire di vasta citta- della , nella quale rinchiuse oltre il suo palazzo, arsenali d'armi, ca- serme, chiese, conventi, abita/ioni private e intiere strade, in guisa che a questa piccola città circon- data dal secondo recinto delle mu- ra fu dato il nome di Augusta, quasi per significare essere dessa un'impresa degna de'cesari. Voleva impadronirsi di Prato, e con ri- provevole modo di Pisa, ma non gli riuscì. A dar compimento alla sua ambizione il signor di Lucca, col solito mezzo de' suoi fautori, per render ereditario nella sua fa- miglia il supremo potere, nel i32J fece eleggere il suo primogenito Enrico suo compagno nella signoria della patria a vita. Osservando i fiorentini che Castruccio mirava sempre al suo ingrandimento e al conquisto di tutta la Toscana, for- marono una potente lega guelfa toscana. Nel settembre i325 ad Altopascio accadde il terribile scon- tro fra l' oste fiorentina e la luc- chese ; ivi fu il celebre campo di battaglia nel quale Castruccio fece prodigi di valore, e dove diede le più evidenti prove della sua gran perizia nell' arte della guerra. La battaglia d' Altopascio fu pei luc- chesi gloriosa e completa. Pochi nemici che avanzarono all' eccidio poterono scampare dai vincitori; si narra che i prigioni furono i5,ooo, tra' quali il generale in capo del- l' esercito e moltissimi personaggi cospicui di diverse parti. Castruc- cio piombò su Firenze, e depredò il contado ed i sobborghi della città. Il dì ii novembre fu per Lucca me- morando, perchè Castruccio vi entrò in trionfo colla pompa degli anti- chi romani, colle ricche prede e i
LUC LUC 47 prigioni, in un col carroccio dei fu uomo non solamente raro dei fiorentini ; rendendolo più solenne tempi suoi, ma ancora per molti con molti atti di magnanimità e di quelli che innanzi erano passa- di beneficenza. Seguitarono dopo li, e perchè l'arte strategica, la ciò le scorrerie delle masnade dei celerità delle marcie e la destrezza venturieri, die Castruccio teneva nel campeggiare fu meglio cono- assoldate, in lutto il Val d'Arno si- sciuta e trattata da lui che da ogni no alle porte di Firenze, finche altro capitano della sua età, e fra la parte guelfa della Toscana , tutti coloro che avevano da gran Giovanni XXII, ed il re Roberto tempo indietro figurato in Italia, risolverono di far lutti gli sforzi Lodovico il Bavaro gli concesse in per frenar la baldanza del capila- ducato gli stati di Lucca, di Lu- no lucchese, cui dava maggior Itti» nigiana, di Garfagnana, di Pistoia pulso 1' amicizia di Lodovico il e di Volterra : il diploma di Lo- Bavaro giunto in Italia e scomu- dovico è riportato nella Fila di nicato dal Papa. Recandosi Lodo- Castruccio d'Aldo Manuzio, ripub- vico in Roma nel 1 328, Castruc- blicata con nuovi documenti a ciò lo seguì, indi fu creato cava- Lucca nel 1 843, nel documento liere e conte del palazzo di Late- n. 18 a p. 207. Quindici anni rano, e destinato a porgergli la signoreggiò senza mai cessar di com- spada dell'impero il giorno della battere: avea mente, cuore e brac- coronazione nella basilica vaticana: ciò da operar grandi cose; accorto fu anche fatto senatore di Roma, e dissimulatore sapeva farsi amare dignità che per se erasi riserba- dai soldati, temere dal popolo e ta Lodovico. Mentre in Roma si tener soggetti gli avventurieri che godeva tanti onori , i fiorenti- teneva al suo soldo. Nuovo Pelo- ni tolsero ai lucchesi Pistoia. La- pida, mostrò quanto possa un uo- sciato cesare, passò a Pisa, ove dìo solo ingrandire la patria : Luc- senza rispetto alcuno al nuovo au- ca fu grande per lui; ma al suo gusto, ne al di lui vicario, cornili- cadere il principato fondato da lui ciò a farla da padrone, e mentre fu distrutto. Castruccio Castracane era quieta se ne impadronì. degli Antelminelli morì qual visse, Tornato Castruccio nella sua capi- cioè da uomo forte, e conservò fi- tale, con numerose forze si recò ad no all'estremo suo respiro tran- espugnar Pistoia, e la prese ai 3 quillità di spirilo , cosicché potè agosto; se non che le molte fatiche dare un ultimo saggio del suo sostenute nel lungo assedio gli prò- senno, come profondo conoscitóre dussero una febbre che in pochi delle cose umane. Che sebbene egli dì lo tolse dai vivi. Mancò que- fosse più prode capitano, che dot- st'uomo straordinario ai 3 set- to legislatore, ciò non ostante mo- lembre i328, nell'anno quaran- rendo previde e predisse quanto tasettesimo di sua età, lasciando pur troppo, mancato lui, accadde di sé tale opinione, che se non gli di Lucca e della sua vasta signo- fosse stala così breve la vita, egli ria. Tra le opere superstiti che sarebbe pervenuto a signoreggiare rammentano il governo di Castruc- gran parte d' Italia_, non che l'in- ciò, oltre la cittadella Augusta, tiera Toscana. Per virtù militare alla costruzione della quale s' ini-
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piegarono i materiali di undici grandi toni e di molti casamenti pubblici e privati, si deve aggiun- gere la strada che dalla porta del- la città guida al ponte s. Pietro sul Serchio, la strada e il ponte Squarci abocconi sulla Pescia di Col- lodi, la strada costruita alla ma- rina lucchese da Mon tra mito a Viareggio, la nuova torre in que- sto ultimo luogo, oltre diversi pon- ti costruiti o restaurati sopra i fiumi Serchio e Lima , senza dire di molte rocche, torri e fortezze sparse in vari punti del dominio lucchese. Enrico figlio primogenito di Castruccio , ricco delle gloriose doti paterne, con tutti i saggi av- vertimenti ascoltati da lui mori- bondo, fu riconosciuto più. per gra- titudine del popolo verso il gran capitano che pei meriti propri in signore di Lucca e degli altri stati acquistati dal padre. Ma Lodovico il Bavaro, per un tratto d'ingra- titudine o per vendicarsi di Ca- struccio, perchè dopo la sua par- tita da Roma tolsegli Pisa, spo- gliò poco dopo T erede di Ca- struccio degli stati di Lucca , di Lunigiana, di Pistoia e di Garfa- gnana, figurando di rimettere i lucchesi all'antico regime repubbli- cano mediante però Io sborso d'u- na vistosa somma di denaro.
Ben presto si scuoprì come la promessa libertà fosse un vano no- me, perchè tutto il reggimento della repubblica fu ridotto nell'ar- bitrio di un vicario imperiale, e ciò sinché le milizie tedesche, la- sciate dal Bavaro senza il soldo reclamato, s'impadronirono di Luc- ca per venderla al maggiore offe^ rente. I fiorentini offrirono ottan- tamila fiorini, ed i pisani sessan- tamila, dandone quindicimila in ca-
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parrà che non poterono riavere. Si recò in Lucca Gherardino Spinola ricco genovese, il quale ai settem- bre 13*29 si obbligò pagare ses- santaruila fiorini, un terzo subito, il resto nel seguente ottobre, facen- do garanzia il comune di Lucca per liberarsi dal governo militare, e vendendo la propria libertà ad un ghibellino genovese. I fiorentini di ciò dolenti, incominciarono dal togliere al nuovo signore di Luc- ca una parte dei paesi da Castruc- cio conquistati nel Pistoiese e in Val di Nievole, e mandarono nu- merosa oste ad assediar Lucca. Col consenso dello Spinola i luc- chesi inviarono ambasciatori a Gio- vanni re di Boemia in Lombar- dia, per offrirgli il dominio della loro patria , purché egli sollecita- mente inviasse forze sufficienti a liberarli dall'assedio de'fiorentini. Il re accettò, costrinse i fiorentini a ritirarsi e lo Spinola a rinun- ziar la signoria senza rimborso, e dichiarò sua la città. Il dominio lucchese consisteva allora in 9 vi- carie, con 288 comunelli, compresi quelli suburbani , e alcuni altri popoli situati sulla riva sinistra dell'Arno , oppure di quelli appar- tenenti al territorio pistoiese. Il re Giovanni ordinò agli anziani ed al popolo giuramento di suddi- tanza, e nominò un vicario luo- gotenente per l'esercizio della au- torità regia, e da cui dipendevano gli anziani, il consiglio maggiore e il consiglio generale. Nel 1 333 giunse in Lucca Carlo di Lussem- burgo figlio del re e poi impera- tore Carlo IV, il quale fu accolto con dimostrazioni di sincero affet- to, ma domandò quarantamila fio- rini d'oro. Quindi per trarre dalle borse lucchesi nuovi denari, lo stes-
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so re Giovanni passando in agosto e nemici del pari dei lucchesi co-
per Lucca moderò l'autorità regia me de' fiorentini, costrinsero questi
aumentando la municipale ; ma a capitolare a' 4 luglio i342, e
ad onta delle regie promesse di cedere quasi intatta ai pisani la
non cedere alcuna parte del ter- costosa preda.
ritorio di Lucca, e sempre più per A volontà di questi novelli mal- mugnere i lucchesi , Carlo conferì visti padroni , e della incresce- all' anziano Vanni Forteguerra il vole dominazione pisana , Lucca castello di Cotrosso . Per egual dovette soffrire quel misero sta- modo il re padre, in vece di resti- to, che fu dai lucchesi chiamato taire al comune la promessa vi- servitù babilonica , la quale durò caria di Correglia che avea tolto ventisette anni. Giunse finalmente a Castracani dei Falabrini, la con- il 1369 , in cui i lucchesi colla ferì con titolo di contea a un altro magia dell'oro poterono indurre Castracani del ramo degli Antel- l'imperatore Carlo IV ad esaudi- minelli. Essendo vicario regio in re i loro lamenti e liberarli dalla Lucca Marsilio de'Rossi di Parma, soggezione dei pisani con diploma nell'ottobre 1 333 il re impegnò a degli 8 aprile. Essendo suo vica- Orlando de'Rossi, altro suo vicario, rio imperiale in Toscana il suo e ai di lui fratelli, la città di Lue- parente cardinal Guido di Boulo- ca con tutto il distretto per tren- gne, questi passò a far la sua re- tacinquemila fiorini, e nell'anno sidenza in Lucca. A memoria per- seguente la vendè ai medesimi, ciò petua di tale liberazione i Iucche- che alcuno nega. Non poterono i si edificarono nella loro cattedrale nuovi signori possedere Lucca per una cappella con altare, che tut- lungo tempo, obbligati per inde- torà porla il nome della Libertà : gne vie di doverla cedere il primo Ara Deo liberatori, ove finché du- novembre 1 335 a Martino della rò la repubblica, i magistrati e il Scala tiranno di Verona, che re- popolo vi si recarono in processione stituì ai Rossi i trentacinquemila nella domenica in Albis, giorno fiorini d' oro pagati per tutto lo anniversario della liberazione. Per- stato lucchese. Finalmente lo Sca- che questa fosse completa e non ligero, dopo aver signoreggiato in inceppata dal vicario imperiale, col- Lucca quasi per un lustro, nel lu- la mediazione dei fiorentini e lo glio del i34o la vendè per cento sborso di centoventicinquemila fio- ottantamila o secondo altri due- rini d'oro, il vicario coll'assenso di centocinquantamila fiorini d'oro ai Carlo IV rinunziò il suo potere fiorentini. Subito i pisani per gè- nel corpo degli anziani, che dichia- losia assediarono la città, e solo rò vicari perpetui di cesare. Per tal con qualche sagrifizio i fiorentini guisa Lucca ricuperò dopo cinquan- d' accordo coi lucchesi poterono tasei anni la libertà. Una delle prime entrarvi dopo tre mesi, nominando operazioni dei reggitori della risor- per luogotenente Giovanni de Me- ta repubblica fu quella di nor- dici, che ricevette dagli anziani e ganizzare il governo mediante una senato lucchesi il giuramento di nuova costituzione, sul modello del obbedienza alla repubblica fioren- governo fiorentino, già ritorna- tine. Continuando i pisani l'assedio, to dei lucchesi sinceramente ami- vol. xi. 4
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co . II compartimento territoriale venne diviso, come Io è attual- mente, in vicarie, mentre l'interno della città fu ripartito in tre for- zieri, che presero il nome dalle chiese di s. Paolino, di s. Salva- tore e di s. Martino. 11 primo ma- gistrato della repubblica ossia degli anziani si compose di dieci citta- dini, fra' quali si eleggeva un ca- po, cui fu dato il titolo di gonfa- loniere di giustizia, coll'obbiigo a tutti gli anziani di risiedere sta- bilmente in palazzo ne'due mesi che durava il loro offizio. A pub- blica difesa furono istituite com- pagnie o gonfaloni ; in vece del consiglio del popolo già composto di cinquanta individui, se ne formò uno di soli ventisei, il quale insieme ai goufalonieri delle compagnie e al- la signoria o magistrato degli an- ziani e a tutti gli altri consiglieri, costituirono i primi poteri: final- mente il consiglio generale fu com- posto di centottanta cittadini ; laon- de sopra tali magistrati si aggirò tutto il pondo della repubblica. Nel 1369 lo stato lucchese componevasi di undici vicarie, comprese quelle di Massa Lunense e Camporgiano, in tutto 277 comuni, fra i quali i suburbani. Nel 1870 fu demoli- la l'antica bastiglia, cioè la citta- della Augusta, emblema della pas- sata schiavitù, con tutti gli edilizi costruttivi da Castruccio; indi fu creato un consiglio di diciotto cit- tadini chiamati conservatori della pubblica sicurezza, ridotti nel i3j5 a dodici col nome di conservatori della libertà, che nel 1 385 cam- biatomi col magistrato dei com- missari del palazzo. Lo statuto fu compilato nel 1872, sul regime della repubblica, procedura crimi- nale e civile, ec. , cui poi furono
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fatte delle aggiunte. Nello statuto furono escluse quasi affatto dalle cariche di anziani, diverse casale nobili lucchesi, e tra queste gli Obizi, i Salamoncelli, i Quartigiani, i del Poggio e tutti gli Autelmi- nelli ; precauzione dettata a ca- gione dei tentativi fatti contro la quiete pubblica a danno della pa- tria libertà. Queste disposizioni di- rette al pubblico bene, nel succe- dersi degli anni non ebbero quel felice successo che sembrava dover- si conseguire ; sia per le pestilenze che nel 1371 e 1372 afflissero la città e il contado; sia per le mi- litari compagnie di 'masnadieri di varie nazioni., le quali infestarono la Toscana , e specialmente nel i38o recarono sommo aggravio e rovine allo stato di Lucca ; sia finalmente per le intestine civili discordie che tolsero alla repub- blica la quiete desiderata.
Urbano VI, mentre in Avignone sosteneva funesto scisma Clemente VII antipapa, partì da Genova ai 16 dicembre 1 386, e per mare recossi a Lucca, accoltovi onorevol- mente nella vigilia del s. Natale, e vi si trattenne nove mesi. Al porto di Motrone era stato magnifica- mente alloggialo dagli ambasciato- ri lucchesi. Il Papa nella notte di Natale celebrò la messa e fece la benedizione dello stocco e berretto- ne, insegne con cui onorò la re- pubblica in persona del gonfalo- niere Forteguerra Forteguerri, che lo avea assistito da suddiacono e cantata l'epistola. Nel tempo della sua dimora in Lucca, Urbano VI con tutta la corte pontificia fece la benedizione delle candele, palme, rosa d'oro, ed agnus Dei. Tenne segnatura di grazia, concistori pub- blici e segreti uell' episcopio dove
LUG era alloggiato. Fece inoltre molle grazie, tra le quali fu l'elezione di Roberto Guinigi in protonotario a- postoliuo partecipante, e di Bar- tolomeo Forteguerri in avvocato concistoriale. A?23 settembre 1387 Urbano VI partì da i Lucca per Perugia. Intanto sul finire del se- colo XIV perniciose discordie si ac- cesero fra le famiglie più potenti di Lucca ; e dopo replicate agi- tazioni e congiure terminò la tra- gica scena colla morte di Barto- lomeo Forteguerri e poscia di Laz* zaro Guinigi, capi entrambi di due contrarie fa/ioni , in mezzo alle quali potè farsi innanzi Paolo Gui- nigi, per cui con intrigo nell'otto- bre i4oo fu gridato per Lucca in capitano del popolo. Paolo spe- dì subito onorevole ambasciata al duca di Milano, per notificargli il suo esaltamento, e cercar la con- tinuazione di sua benevolenza. Sul momento Paolo nulla cambiò ne- gli ordini dello stato, moderazione die lo fece giudicar da poco e facile ad opprimersi, il percbè alcuni cospirarono contro la di lui vita : discoperta la trama, uno dei congiurati perde la vita, gli altri furono o esiliati o condannati a breve prigionia. Da questo primo tentativo, Paolo seppe trarre op- portuno profitto, crebbe in poten- za e domandò imperiosa inente di essere nominato ini signore assolu- to di Lucca. Ni uno osando con- traddirlo, diede principio ad un go- verno assoluto con abolire il se- nato degli anziani ed ogni cele- brazione di comizii, consueti ad a- dunarsi per l'elezione de' collegi; facendo supplire alle magistrature da un vicario o consiglio da lui e- letti. Mediante una somma di de- naro permise il ritorno degli e-
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sub politici, e procurò dall'antipa- pa Benedetto XIII l'assoluzione del- le censure ecclesiastiche a quei luc- chesi, che sino dai tempi di Ca- struccio nJ erano allacciati per ca- gione di Lodovico il Bavaro. Pen- sando poi alla sua sicurezza, nel i4oi ordinò l'erezione di un for- tilizio dentro le mura della città, nel quartiere che porta tuttora il nome di Cittadella. Poco per altro può dirsi del governo di Paolo Guinigi, sebbene da assoluto signo- re per trent' anni dominasse nella patria. Imperocché , qualora si ec- cettuino le misure prese per prov- vedere ai casi di carestia, per in- coraggile le prime sorgenti della ricchezza nazionale, per promovere la coltivazione, per purgar il paese dagli oziosi e vagabondi, e per aver impedito l'espatriazione dei la- voranti di seta , Paolo seguì la tattica che oggi diciamo giusto mez- zo , mancandogli forza per farsi temere e rispettare dai governi e- steri. Alcuni dicono che sarebbe stato degno di regnare per le qua- lità del cuore, ma difettava per quelle dello spirito, a cui si aggiun- se l'avarizia. Il suo carattere fu adatto ad essere mediatore d'accor- di tra principi e repubbliche, e figurò qualche volta anche come politico.
Nella signoria del Guinigi, Lucca fu onorata della presenza di Gre» gorio XII (Fedi), il quale per ter- minar lo scisma sostenuto dall'an- tipapa Benedetto XIII si pose in viaggio con dodici cardinali. Giunse a Lucca sul fine del gennaio 1408, ove a' 9 maggio creò quattro car- dinali, cioè il b. Gio. Domenico Bianchini fiorentino; Antonio Cor- raro veneziano suo nipote, Gabriel Condulmieri veneziano altro suo
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nipote e poi Eugenio IV; e Jaco- po da Udine. Siccome il Papa per l'estinzione del lungo e perni- cioso scisma avea giurato in con* clave di non creare cardinali, ve- dendosi poco amato dai cardinali vecchi 3 credette nella sua autorità dispensarsi dalle promesse. Ma i cardinali vecchi, non essendo riu- sciti ad impedire tal promozione, giurarono di non riconoscere mai i nuovi cardinali, e risolvettero di abbandonare Gregorio XII. Pel pri- mo parti da Lucca agli i i mag- gio il cardinal di Liegi, appresso al quale inutilmente corse con gente armata Paolo nipote del Pa- pa; nel seguente giorno abban- donarono Lucca sei altri cardinali, cioè d' Aquileia, Corrado di Mal- ta, Francesco di Bordeaux, Gior- dano Orsini, Rinaldo Brancacci, e Ottone Colonna poscia Martino V. Tutti si ritirarono a Pisa, ove uni- ti ad altri cardinali, vescovi ed am- basciatori de'principi celebrarono il famoso concilio ove deposero Gre- gorio XII, ed elessero Alessandro V. Gregorio XII nel giugno o ai i4 luglio i/|o8 partì da Lucca per Ancona; ma avvisato dei peri- coli che poteva incontrare, passò in vece a Siena. Dimorando Gre- gorio XII in Lucca vi celebrò di- verse pontificie funzioni e conci- stori, emanando ordini, bolle e decreti che ne portano la data.
Finche un complesso di fortunate circostanze favorì il sistema del giusto mezzo, Paolo Guinigi potè riuscire a trarsi d'impaccio in va- rie emergenze; ma quando i fio- rentini e il duca di Milano Maria Visconti gli domandarono de'soccorsi ne cadde vittima. Schermendosi in principio colle parti guerreggianti, tu poi costretto mandar al duca sette-
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cento uomini a cavallo sotto la con- dotta di suo figlio. Questo proce- dere avendo offeso i fiorentini , giurarono vendicarsi alla prima oc- casione, e questa venne quando nel i4^8 si conchiuse la pace tra loro e il duca, senza comprendervi il signore di Lucca. Laonde nell'an- no seguente a'i5 novembre la si- gnoria e il popolo di Firenze di- chiararono guerra al governo di Lucca, e mandarono sedicimila uo- mini ad assediar la città. Guinigi non potendo esporsi in campo a- perto, fortificò Lucca, e rivoltò a danno de'nemici il canale che a- veano scavato per inondarla colle acque del Serchio, secondo il con- siglio del celebre architetto Bru- nelleschi. Allagato il campo de'fio- renlini , questi fuggirono pei colli, abbandonando armi , bandiere e macchine da guerra. Ritornando però all'assedio i fiorentini dovet- tero contentarsi di largo blocco per lo scontro avuto colle genti con- dotte pel duca di Milano da Fran- cesco Sforza. Mentre questi era corucciato col Guinigi per avere in vece di lui domandato il riva- le Nicolò Piccinino, e per non a- verlo ricevuto co' suoi nella città, sospettando alcuni de'principali luc- chesi che Guinigi volesse venderli ai fiorentini , ordirono una con- giura d'accordo collo Sforza, e si impadronirono di Guinigi a'4 ago- sto i43o. Nella mattina seguente entrò lo Sforza nella città, ricevu- to come liberatore colle sue solda* tesche, alle quali bisognò consentire il sacco del palazzo del deposto signore, benché il tumultuante po- polo avesselo rispettato , e sborsar loro dodicimila fiorini d'oro. Paolo fu consegnato al generale Viscon- ù per inviarlo a Milano a quel
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duca, che lo fece trasportare e rin- chiudere nel castello di Pavia, dove col crepacuore di aver perduto la signoria della sua patria, nell' età di cinquantanove anni perde la vita nel i432.
Alla rovina di Guinigi concor- sero i fiorentini principalmente con 5o, 000 ducati pagati allo Sforza acciò ritirasse le sue genti dal ter- ritorio di Lucca, e cosi oltre il dittatore allontanar pure il protet- tore de' lucchesi. Tornati questi ultimi al regime repubblicano, i fio- rentini strinsero di nuovo la città con assedio perchè li ricusava per signo- ri. Ricorsero i lucchesi al duca di Milano, il quale per impedir l'ingran- dimento della repubblica fiorentina, e non mostrare di ledere i patti, figu- rò che i genovesi allora suoi sudditi, assoldato il Piccinino con genti ar- mate l'inviassero subito a Lucca. In unione coi lucchesi il Piccinino, forte di novemila uomini, sbaragliò con grande uccisione i fiorentini ai 3 dicembre i43o, dopo tredici mesi d'assedio. I lucchesi celebra- rono poi con festa quel giorno per loro faustissimo. Nel 1432 tornarono i fiorentini per tentare un assalto, ma nel seguente anno si pacificarono con Lucca restituen- dole il tolto. Nel 1437 vedendo i fiorentini privi di aiuto i lucche- si , assoldando Francesco Sforza occuparono Viareggio, Camaiore ed altri luoghi ; quando il Visconti accorrendo in soccorso di Lucca mediante un esercito comandato da Piccinino, e richiamando segreta- mente al suo servigio lo Sforza, i fiorentini convennero alla pace nel i438, indi restituirono i luoghi conquistati, meno Monte Carlo, e la fortezza di Motrone. Godendo i lucchesi stabile quiete, rivolsero le
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loro cure a dar miglior ordine a* gli affari interni per la conserva- zione di un vivere libero, promul- gando nel i446 nuova costituzione. Tranne le insidie tentate da Ladis- lao figlio di Paolo Guinigi, per riacquistar la paterna signoria, Luc- ca non ebbe più scontri pericolosi alla sua tranquillità e governo fino alla venuta di Carlo Vili re di Francia inJ Toscana nel i^5. A- vendo il re dato per denari ai lucchesi la terra e rocca di Pietra- santa, e aiutando essi i pisani con- tro i fiorentini, si riaccesero 1' e» stinte amarezze. Lucca avrebbe per- duto la sua indipendenza, senza l'aiuto di Massimiliano I, che mediante lo sborso di novemila fiorini d'oro, rilasciò ampio diplo- ma a favore della lucchese libertà; privilegio che nel i522 confermò Carlo V. La caduta di Firenze allarmò il popolo lucchese, e sic- come i grandi abusavano del po- tere per arricchire, il popolo nel- l'aprile i53i si ribellò, gridando morte al governo aristocratico ; si impadronì di molti luoghi della città, ma quando voleva ristabilire il governo popolare gli anziani coi senatori dissiparono gli ammutinati con mille uomini armati nel con tado di Camaiore, ove il senato e resse poi una specie d'arco di trion fo ad onore de' camaioresi.
Avendo 1' imperatore Carlo V destinato partire per Algeri con un esercito, pregò il Pontefice Pao- lo III nel i54i di recarsi a Lue* ca per trattare su questa spedizio- ne, e del concilio generale che fu il Tridentino. Ad onta della sua vecchiaia, della stagione estiva e contro il parere de'medici , Paolo HI parti da Roma a' 27 agosto, ed agli 8 settembre entrò in Lue-
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ca accompagnato da sedici cardi- la libertà de' popoli italiani: per nali, da ventiquattro prelati, dagli ordine di Carlo V fu condotto a ambasciatori del re de'romani, di Milano, e giustiziato. Nel i556 il Francia, di Portogallo, di Firenze gonfaloniere Martino Bernardini fe- e di Ferrara, dall'ammiraglio dei ce pubblicare una leg^e, che per gerosolimitani con dieciotto cavalie- lui fu detta Martiu<<nui , nella ri, da centocinquanta soldati a cavai- quale si ammettevano alle cariche lo, e da duecento a piedi. Fu ricevu- del governo quelle famiglie che to con ogni venerazione ed alloggiato allora le godevano, col diritto di neir episcopio. Quattro giorni do- trasferirle alla loro discendenza, pò, reduce dalla dieta di Ratisbona, tranne quelli nati da padre fore- giunse in Lucca Carlo V, accolto stiere, e i figli di persone del con molto splendore. Condotto al- contado, meno quelli che allora la cattedrale ritrovò il Papa in a- erano impiegati. Perciò la repub- Lito pontificale, calato dall'episco- blica di Lucca d' allora in poi di- pio, e cesare gli baciò i piedi . venne di diritto quello che già Sei congressi ebbero luogo tra il da molto tempo eia di fatto, capo della Chiesa, e il capo del- cioè aristocratica : tuttavolta la quie- l'impero, nell'appartamento abita- te si consolidò concentrandosi il to da Paolo III. Sì parlò del con- potere in chi era più che altri cilio per la cui celebrazione i ve- interessato alla pubblica felicità, neziani non erano in grado di Lucca come paese libero e neu- accordare Vicenza, e si stabilì che trale, nel i55g fu riconosciuto nel si sarebbe aperto nell' anno se- trattato di pace tra la Francia e la guente. Il Papa pregò caldamente Spagna, il cui re Filippo li au- l'imperatore a pacificarsi colla Fran- mento la potenza di Cosimo I du- cia, e procurò distoglierlo dalla ca di Firenze , colla cessione di guerra d'Africa, ma inutilmente, e Siena e suo vasto territorio. Pio di correggere quelle cose statuite IV nel i564 per d. Giulio Cesa- nella dieta di Ratisbona, contrarie re Colonna inandò in dono alla ai sacri canoni. Carlo V chiese al cattedrale, altri dicono al magistra- Papa la sua benedizione , e parti to della città di Lutea, la rosa per Algeri, e Paolo III si restituì d'oro da lui benedetta, cioè una ra- in Roma. ma contenente più rose d'oro con Neil' anno seguente , per le molte foglie. La rosa d'oro fu ri- mene di Pietro Fatinelli , Lue- posta nel palazzo della signoria, fu ca fu in procinto di perdere la ricevuta con gran solennità, l'ab- libertà ; imprigionato 1' ambizioso legato portatore della medesima Pietro, e decapitato, la congiura ebbe in dono seicento scudi d'oro, svanì. In questo tempo s'introdus- fu aggregalo alla nobiltà lucchese, se in Lucca 1' empia eresia di Lu- e tenuto a pranzo dai magistrati tero, per cui si procedette contro i nel giorno della cerimonia. Tutto settatori col massimo rigore. Nel descrive il Cartari, a p. 108 della i546 insorse un altro Cola di Rosa d'oro pontificia. Rienzo, in Francesco Burlamacchi Tranquillo il governo al di fuori di cospicua famiglia lucchese, che e in casa, potè occuparsi de' lavori niente meno agognò di rivendicare di pubblica utilità, fra' quali nomi-
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neremo un fosso navigabile per mettere in comnuicazione Lucca coli' Ozzeri e il lago di Sesto, don- de poi per l'emissario della Seres- sa sboccare nell'Arno, navigando verso Firenze o Pisa. Tante spese depauperarono l'erario, per cui il governo potè dare a Massimiliano li soli quindicimila scudi dei ses- santamila che domandò per la guer- ra contro il turco. In tutto il re- stante del secolo XVI i lucchesi ebbero calma interna, e pace al di fuori. Per turbare quest'ultima cominciarono nel 1607 a risuscita- re antichi dissapori tra i reggitori della repubblica e il duca di Mo- dena, sulla Garfagnana ; però la guerra fu sospesa per ordine del- l'imperatore, e giudicata la causa in Milano, fu risoluta in favore di Modena. Posate le armi, il go- verno lucchese si occupò a re- stringere la borsa degli eleggibili al- le pubbliche cariche, in quelli soli ch'erano in possesso di tal prero- gativa all'epoca della legge Marti* niana. Quindi è che in ordine alla stessa provvisione, nel libro d'oro furono registrati i nomi e le armi di tutti coloro, cui sino a quel giorno si apparteneva tale diritto, cioè duecentoveutiquattro famiglie. Così le antiche famiglie vollero perpetuare tra loro il comando, ad esempio delle repubbliche genovese e veneta. La repubblica soleva spedire oratori in Roma al nuovo Papa. Il Cancel- lieri nella Storia de* possessi p. 196, dice che il diarista Gigli registrò, che ai 2 maggio 1621, in dome- nica, fecero l'entrata tre ambascia- tori di Lucca con bella cavalcata, ed ai 4 detto i medesimi amba- sciatori di Lucca fecero l'altra ca- valcata, e andarono al concistoro pubblico a rendere obbedienza al
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Pontefice Gregorio XV. Nel i63i e nel 1648 la peste infierì in Luc- ca e nel contado, ed il magistra- to fece quanto suol praticarsi in simili sventure ; esso però sempre si mostrò severo contro i macchi- natori del governo, che sino al 1700 visse quieto. Lievi cagioni d'inconsiderata violenza e di par- ziali ingiurie recarono ai senatori di Lucca nel 1700 un qualche im- barazzo per parte di Cosimo III granduca di Toscana, e sedici anni dopo per conto del duca di Massa e Carrara. Clemente XI nel 171 3 rimproverò severamente con apo- stolico breve il gonfaloniere e gli anziani della repubblica, per aver pubblicato un decreto apertamente contrario ai sacri canoni, alla eccle- siastica giurisdizione , e principal- mente all' autorità della sacra ro- mana inquisizione. Impose loro che religiosamente eseguissero quanto per lo slato lucchese era stato pre- scritto da Paolo V col breve de'i2 ottobre 1606, e fino allora dal- l'uso costante osservato, non tra- lasciando frattanto di provvedere cristianamente alle loro coscienze. Diede pur motivo di qualche ama- rezza fra il senato lucchese e la santa Sede V inchiesta stata dal primo avanzala per avere il diritto di presentare al Papa una terna di tre soggetti idonei ad ogni va- canza della sede vescovile di Lucca; inchiesta che finalmente nel 1754 dal Pontefice Benedetto XIV fu secondata. Clemente XIII con suo breve apostolico accordò alla na- zione lucchese un posto nel rispet- tabile ed antichissimo collegio de- gli avvocati concistoriali , e pel primo ne fu investito Prospero Lorenzo Bottini patrizio lucchese, poi cardinale. Il breve Devolionìs
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vJLabsequii erga, de'28 luglio 1764, dai francesi in Italia cambiarono m Ugge nel t. Ili, p. 5 Bull. Roni. affatto le sorti della penisola, sic- Co riti tuta ti o. che i padri coscritti di Lucca inu- Nel 1764 fu dal governo de- tilmente con l'ambascerie e con creta to che niuno potesse alle cor- l'oro procurarono di guadagnar la porazioni morali donare o testare protezione del direttorio di Fran- ùn valsente superiore alla ventesi- eia, di acquistare la benevolenza ma parte del suo patrimonio, né del loro generalissimo in Italia, e mai una somma maggiore di scu- di blandire le fervidissime neonate di duecento. Tale legge fu emanata repubbliche Cispadana e Traspa- dal vedere la classe degli ecclesia- dana. L'occupazione di Lucca, dai stici a sovrabbondanza provvista francesi da lungo tempo medi- di beni, i quali si calcolò che tata , ebbe finalmente il suo effet- superassero il valore di nove mi- to. nef primi giorni dell'anno 1799, lioni di scudi, goduti da circa i5oo quando vi entrò con una parte individui de'due sessi; lo che ve- della sua divisione il generale Ser- niva a equiparare circa la metà rurier, quello medesimo che aveva del patrimonio de' privati di tutto maltrattato Venezia. Spietate requi- lo stato, il quale fu calcolato esse- sizioni di vettovaglie, di pecunia re di venti milioni di scudi, in e di vestiario, accompagnate da una popolazione di circa 140,000 minacce tenibili, spaventarono ed abitanti. Intanto un tarlo a poco avvilirono i lucchesi d'ogni celo. I a poco rodeva nelle famiglie sena- senatori nella speranza di poter torie il sistema aristocratico. Le continuare a dirigere il timone dei- case ascritte al libro d'oro nel la repubblica tutto sopportarono 1 787 si trovarono ridotte ad ot- anzi deliberarono di fare ritorno tantotto, e perciò il governo con- all'antica costituzione democratica, vertito in oligarchia. In detto an- cos'annullare la legge Martiniana no si decretò che non meno di del i556 e le riforme posteriori, novanta dovessero essere gli sti- Essendo le elezioni de'nuovi magi- piti di famiglie nobili originarie, strati cadute sopra persone meri- e dieci quelle delle famiglie dal tevoli della fiducia del comune, i Senato ascritte alla nobiltà, con fa- fautori de'francesi se ne gravarono, colta di crearne di queste ultime scongiurando il generale a prov- a proporzione che si fossero estin- vedere alla causa loro, ch'era pur te le prime. Quanto alla politica quella della Francia; e Serrurier esterna dei reggitori di Lucca, fu vi provvide all'orientale. A' 4 feb- quella de' feudatari , cioè sempre braio 1799 mi'ono invitati da lui Jigii al supremo dominatore del- a palazzo tanto quelli destinati da l'Italia; quindi all'elezione di ogni lui a prender le redini del nuovo imperatore se ne domandava la^ governo, che i senatori e gonfalo- benevolenza, e |a conferma de'pri- niere della vecchia repubblica. In- vilegj di Carlo IV, qualificandosi i di Serrurier dichiarò in nome del signori della repubblica, sino a generale in capo dell'esercito d'Ita- Francesco II, come vicari dell'ini- lia al vecchio senato, che d' allora pero. Filialmente sulla fine del se- in poi restava abolita fra i lucche- cojo XVJIÌ, le vittorie riportate si la nobiltà, e ogni sorte di ca-
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ste privilegiate. Nel tempo stesso soggiunse, aver scelto da ogni clas- se de' cittadini quelli destinati a governare in un modo provvisorio la repubblica di Lucca, e di ave- re in quella scelta creato uomini virtuosi, che fossero per appagare il voto di tutti i buoni. Così finì dopo 243 anni il governo aristo- cratico di Lucca.
La costituzione data da Serru- rier ai lucchesi, fu la stessa della repubblica ligure. La parte orga- nica riducevasi a un potere legis- lativo diviso in due consigli, oltre un potere esecutivo quinquevirale che si nominò direttorio, assistito da cinque ministri di stato. I nuovi rappresentanti della repub- blica di Lucca erano diretti dal comandante francese, e maneggiati dai pretesi rigeneratori, con oppres- sione de'nobili, degli ecclesiastici e de'cittadini, onde ben presto i fran- cesi vennero odiati dall' universale. Essendo gli animi mal disposti, e molto più quei del contado , si ammulinarono al primo successo ottenuto dagli alleati in Lombar- dia, più ancora dopo le tre giornate della Trebbia, 17, 18, 19 giugno, contro Macdonaid battagliate. Le falangi tedesche furono accolte in Lucca con entusiasmo, ma esiget- tero le armi da fuoco dell'arsenale, e i bellissimi cannoni di bronzo, che in numero di 120 guarnivano gli undici bastioni sulle mura del- la città. Non andò guari che i tripudi si convertirono in lagnan- ze, pegli ordinamenti de'nuovi pa- droni. Ben presto le sorti di Luc- ca e dell' intiera Italia tornarono in favore de'francesi, dopo che Bo- ua parte, speuto il direttorio, qual fulmine calò in Italia , ed a' 1 4 giugno 1800 riacquistò a Mareu,-
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go quanto i generali suoi prede- cessori avevano perduto in un an- no; quindi mutazioni di reggi- mento ed imperiose contribuzio- ni gravitarono su Lucca dopo il ritorno de'francesi. Nel 1801 piac- que a Napoleone di ridonare a Lucca una specie di esistenza po- litica, mediante un governo repub- blicano temperato, eh' entrò in at- tività nel primo del 1802; ma nel maggio i8o5, epoca in cui l' imperatore Napoleone s'incoronò re d' Italia, i lucchesi furono in- dotti a redigere una costituzione semi-liberale, e a' 12 giugno rice- vere per capo sua altezza serenis- sima Felice Baciocchi principe di Piombino, sposo di Elisa sorella favorita di Napoleone, giacche i lucchesi stessi con accorgimento a- veano domandato all' imperatore de'francesi di affidare il loro go- verno ad uno de' principi della sua prosapia. Fu allora redatto un nuovo statuto organico, nel quale si esentarono i lucchesi dalla co- scrizione militare francese; ma la più vecchia delle repubbliche to- scane sparì. Il ducato di Massa e Carrara dichiarato feudo imperiale, fu riunito per l'amministrazione go- vernativa colla Garfagnana, eccet- to Barga, al principato di Lucca. Dopo il quale accrescimento si or- dinò ai principi di Lucca di porre iu vigore in tutto il loro dominio il codice di Napoleone , e di far valere il concordato per gli affari ecclesiastici fatto per la Francia al principato di Piombino, e pel ducato di Lucca quello fatto e sottoscritto tra la santa Sede ed il regno italico, lo che non riuscì discaro ai lucche- si, massimamente ai corpi religiosi dell' uno e dell'alilo sesso. Inoltre il principe di Piombino e di Lucca
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intimò all'arcivescovo che cessavano atfatto le attribuzioni del tribunale ecclesiastico, rimaner dovendo la giurisdizione ecclesiastica soggetta alla politica, e dopo altre innovazio- ni si chiamò a dare il giuramento prescritto dal concordato. L'arcive- scovo di Locca monsig. Sardi, pri- ma di obbedire a queste intimazioni, si rivolse al capo della Chiesa per riceverne le necessarie istruzioni . Pio VII credette espediente diri- gere al principe di Lucca e Piombi- no e degli ex feudi della Luui- giana una lettera paterna e fami- liare ai 9 maggio 1806, colla quale lo ammonì dell' irregolarità dei decreti che avea emanalo ai 4 e 12 aprile, mostrandogli ad evidenza, che l'applicazione de'due concordati non poteva aver luogo né per 1' uno né per V altro dei due principati , poiché que' due concordati erano stati conchiusi all'oggetto di riparare i mali pro- dotti in quelle regioni dalla cala- mità de' tempi , e di riordinare le rose con uno stabile sistema, e che quindi ogni ragione voleva che nulla s'innovasse là dove que- sti mali e disordini non erano ac- caduti. Napoleone per questa lette- ra mostrò un fiero risentimento, a mezzo di una nota di Talleyrand, pretendendo che a lui doveva man- darsi la lettera. Non si contavano allora in Lucca meno di 32 con- venti, i5 d'uomini e 1 7 di don- ne; quindi ad eccezione di sette, spettanti ad ordini mendicanti, gli altri pili o meno possedevano va- sti patrimoni. Aggiungansi i beni di vari capitoli, seminari, confraterni- te e benefizi, egualmente soppres- si e indemaniati, il dominio di Lucca accora u lo un patrimonio di sopra venti milioni di franchi. Con
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questa vistosissima risorsa potè il nuovo governo farsi onore senza imporre contribuzioni, e la princi- pessa Elisa potè fare molti van- taggi allo stato, a diversi stabili- menti, alle arti, alle scienze, all'in- dustria nazionale, all'abbellimento «Iella capitale ed altri luoghi, alle pubbliche strade, all'agricoltura, al genio naturalmente industrioso dei lucchesi; finalmente coli' idea di provvedere Lucca di acqua potabile, fu dato principio alla grandiosa fab- brica degli acquedotti, oltre una più pronta amministrazione della giu- stizia. Tutte queste ed altre cose faceva Felice Baciocchi sovrano di nome, ed Elisa Bonaparte di fatto e di suo arbitrio, e senza consul- tare il senato lucchese, come la co» stituzione prescriveva.
Dopo trentaquattro mesi di sta- bile dimora nel principato, in vir- tù di un decreto di Napoleone del 3 marzo 1809, Elisa recossi a Firenze col titolo di granduchessa governatrice di Toscana. Imperoc- ché il regno d'Etruria, cominciato il 12 agosto 1801 , essendo finito col io dicembre 1807, fu per vo- lere di Napoleone levata di là Maria Luisa regina reggente quel regno pel tenero figlio infante don Carlo Lodovico di Borbone, e to- sto la Toscana dichiarata provincia dell' impero francese. Quantunque però i principi Baciocchi dall'aprile dell' anno 1809 m Pm risiedessero in Firenze, Elisa non rinunziò to- talmente al suo prediletto soggior- no di Lucca, dove gli pareva di essere in mezzo alla sua famiglia ; attribuendosi tutti i miglioramen- ti al grande impulso da essa dato, non che alla docile indole del po- polo lucchese. Dopo la terribile campagna di Mosca, il mondo par-
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ve desiarsi per avventarsi cernirò Napoleone che lo voleva tutto per sé, e ne crollò il grande edilìzio. Mentre pericolava in Lombardia la sorte del reguo italico, si atfae- ciarono davanti alle spiagge di Viareggio a* 9 dicembre 181 3 le navi inglesi, per eseguirvi lo sbar- co di una fazione di armati, quali liberatori dell'indipendenza italiana. La popolazione non curò le loro parole, ed essi tornarono alle navi. Dopo poche settimane, il re Gioac- chino Murat, di recente alleato col- l'Austria, inviò una divisione na- poletana per cacciarne Elisa sua cognata, la quale dovè abbandonare anche la sua Lucca prima del 14 marzo 1 8 1 4- In questo giorno vi entrarono i napoletani, che a' 5 maggio furono rimpiazzati dai te- deschi , che tennero Lucca da pa- droni, finche Maria Luisa di Bor- bone già regina d'Etruria, non di- chiarò di accettare per sé e per l' infante don Carlo Lodovico suo figlio, Lucca con l'antico suo ter- ritorio sotto il titolo di ducato. Quindi in conformità degli arti- coli segreti deliberati col trattato di Vienna del 9 giugno 181 5, si stabilì di tener fermo di sub- entrare nell'avito ducato di Par- ma (Vedi), quando fosse vacato per morte o per altra destinazio- ne dell'ex imperatrice di Francia, Maria Luisa d' Austria. Verificato che sarà un tal caso, il ducato di Lucca, salvo alcuni distretti di- staccati, a tenore dello stesso trat- tato dev'essere incorporato al gran- ducato di Toscana, e i delti di- stretti si aggiungeranno al ducato di Modena. Maria Luisa di Bor- bone con l'infante suo figlio ed e- rede, entrò in Lucca il giorno 7 dicembre 1817. Le prime cure di
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quella saggia e pia sovrana furono dirette alla ripristinazione de' con- venti, monasteri e compagnie sop- presse; fu pagato ai corpi morali l' usufrutto de' beni ecclesiastici in- venduti, il cui valore ascendeva al valore di circa undici milioni di lire lucchesi, abolendosi la legge sulle mani morte. Si fecero quelle altre opere , di cui superiormente facemmo menzione, dappoiché sot- to il governo di Maria Luisa se ne fecero molte a pubblica utilità, proseguendosi la dispendiosissima fabbrica degli acquedotti sopra un piano più grandioso. Nel 1820 eb- be in comincia mento l' orto bota- nico; fu terminato il regio tea- tro del Giglio ; fu rimodernata, nobilitala, ingrandita e resa più bella e più ornata la reggia di Lucca ; fu comprato un palazzo pel liceo, e dalla sovrana dotato e corredato di macchine , e fu e- retto un osservatorio astronomico a Madia.
il duca ed infante don Carlo Lodovico di Borbone, succeduto nel 1824 nel trono di Lucca, ha pro- curato quieto vivere al paese, e migliorato d'ogni maniera il mate- riale della città. Uno de' provvedi- menti diretti a quest'ultimo scopo, fu il moto-proprio del 19 aprile 1828, col quale venne ordinato, che tutti gli edifizi pubblici e pri- vati della città di Lucca dentro l'anno i83o fossero intonacati, e da- to ad essi di tinta o di bianco, e che questa ultima operazione ogni de- cennio si rinnovasse, oltre altre ec- cellenti disposi/ioni sulla polizia del- la città, e circa al murare all'e- sterno. Inoltre fu creata un'appo- sita commissione, nominata degli edili, affinché vigilasse sulle fabbri- che pubbliche e privale; allo zelo
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biella quale devesi il vantaggio di aver restituito a molti vetusti edi- lìzi sacri la loro antica fìsonomia , sia col far togliere l' intonaco so- vrapposto alle interne pareti di mar- ino, sia coll'aver ordinato la pristi- na sua forma all'antico anfiteatro. 11 duca regnante per fomentare nel mio dominio l' industria, le arti e le scienze, e promoverne l'emula- zione ne' suoi sudditi, come la fe- deltà e la disciplina ne' suoi sol- dati, nel 1 833 fondò l'ordine eque- stre di s. Giorgio (Vedi)j quindi per dare una decorazione e cospi- rilo segno d'onoranza a quelli che avessero reso ragguardevoli servigi allo stato ed alla sua real perso- na, o che si distinguessero per va- lore e preeminenza nelle scienze , lettere ed arti, ed avessero un titolo alla speciale sua considerazione, nel i 836 istituì l'ordine cavalleresco di x. Lodovico [Fedi). Il lodato sovrano nel 1820 sposò la regnan- te duchessa di Lucca Maria Tere- sa, figlia del re di Sardegna Vit- torio Emmanuele, che nel 1823 die alla luce il principe Ferdinando Carlo che nel 1 8^5 ha sposato la principessa Luisa Maria, figlia di Carlo duca di Berry. Sulla storia di Lucca e suo stato si possono consultare : Machiavelli , Somma- rio delle cose lucchesij Cianelli , Memorie lucchesij Mazzarosa, Sto- ria di Lucca, e Guida del fore- stiere per la città e contado di Lucca; Berlini, Memorie lucchesij Barsocchini, Memorie lucchesi; Re- petti, Dizionario geografico fisico storico della Toscana, ducalo di Lucca, Garfagnana, ec. ; e le Me- morie per servire alla storia del ducato di Lucca, che vanno pub- blicando i deputali dell' accademia Jqcchese. Palla tipografia di Fran-
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cesco Baroni nel 1829 si comin- ciò a pubblicare l'interessante gior- nale letterario intitolato: Pragma- logia cattolica. Una seconda serie incominciò a stamparsi nel i838. Il ducato di Lucca o il Lucche- se, regione dell'Italia centrale, si distingue in due parti, una unita, l'altra disunita, perchè dalla prima affatto isolata. Sono in tutto un- dici comunità, suddivise in i5i se- zioni, ossiano parrocchie. Fra i ca- poluoghi delle undici comunità si coniano tre città, Lucca, Viareg- gio, Camaiore: le altre hanno per residenza delle terre , dei castelli , o dei villaggi. Nel territorio unito del ducato lucchese trovasi la sua capitale con nove comunità. Esso è circondato quasi da ogni lato dal granducato di Toscana, meno che da settentrione e da ponente. Dal- la parte di tramontana ha a con- fine la Garfagnana granducale ed estense, e dal Iato di ponente ter- mina col lido del mare Tosco per il tragitto di dieci miglia. In quan- to al territorio disunito lucchese, esso è attualmente ridotto a due vicarie e comunità, Minucciano e Monlignoso, situate sopra due fian- chi opposti dell'Alpe Apuana. Mi- nucciano è nel lato di settentrione, e Montignoso dalla parte di mez- zogiorno ; la prima di esse fra la Garfagnana estense e la Lunigia- na granducale, la seconda fra il ducato di Massa e il vicariato gran- ducale di Pietrasanta. L' Apennino toscano, dal lato di grecale serve di confine al territorio unito luc- chese, mentre a levante viene chiu- so dalle diramazioni che dall'Apen- nino medesimo si avvallano fra le fiumane delle due Pescie sino al- TAltopascio. Costà il territorio luc- chese attraversa da greco a libec-
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ciò il lago di Bientina o di Sesto; quindi volgendosi a ostro serve al pisano e al lucchese di confine la cresta dentellata del Monte Pisano sino alla ripa del Serchio ; alla de- stra del quale inoltrasi per la pa- lustre pianura di Massa ciucco li , e nella direzione da levante a ponen- te attraversa il lago omonimo, per quindi arrivare alla spiaggia del mare. Di costà andando verso mae- stro, percorre il littorale fino a Mo- trone, finché voltando direzione verso settentrione grecale fra Pie- trasanta e Camaiore sale per uno sprone meridionale dell'Alpe Apua- na, e varcando il giogo ritorna nella valle del Serchio lungo il torrente di Torrita-Cava. Passa in mezzo al territorio unito del du- cato di Lucca il fiume Serchio; la porzione più settentrionale è ba- gnata dall'ultimo tronco della Li- ma, e da quelli della Petrosciana e della Torri ta Cava, tre fiumane, una a sinistra e le altre due a destra del Serchio, le quali tutte si versano nel nominato fiume sul- l' ingresso della Garfagnana. Stante la variata situazione ed elevatezza del suolo che cuopre il territorio lucchese, il suo clima al pari dei suoi prodotti mostrasi varia tissiino. Fra le produzioni naturali sono ce- lebri per l'Europa, non che in Ita- lia, le acque termali di Corsena, note sotto il nome generico di Ba- gni di Lucca; mentre il paese ab- bonda di marmi e di macigni. Si trovano rocce di diaspro nel Mon- te Fegatese, e a Gallo sotto il Mon- te di Pescaglia. In quanto all' in- dustria agraria lucchese , tipo e modello di tutti i paesi, essa può dividersi in tre porzioni , secondo la qualità del suolo, la posizione ed elevazione rispettiva del paese.
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11 territorio lucchese in riguardo alla sua estensione è uno de' più popolati che contino gli stati d'Eu- ropa, e si fa ascendere il numero degli abitanti a circa 170,000, com- presi quelli che in molta parte del- l'anno vivono lungi dalla patria o per lavorare in altri paesi, anche lontani, o per vendere figurine di gesso e di stucco. Osserva il eh. marchese Mazzarosa, Guida di Luc- ca pag. 41» che la estensione del ducato è di miglia quadrate 328, cioè sopra ogni miglio quadrato vi sono 5*26 abitanti, e sopra ogni le- ga quadrata se ne hanno 47^4 > numero forse maggiore di ogni al- tro stato in ragione della superfi- cie. Il sovrano del ducato di Luc- ca è investito dei poteri esecutivo e legislativo in tutta la loro am- piezza, ed il senato più non sussi- ste. Vi è un solo ministro segreta- rio di stato per gli affari esteri, ed incaricato ancora dell' interno. Da quattro consiglieri dipendono i di- partimenti della giustizia, finanze, buon governo , forza armata e pubblica istruzione. La religione cattolica è la dominante , ed evvi un solo arcivescovato. Il duca re- gnante tiene in Roma presso la santa Sede un ministro plenipoten- ziario. Ora passeremo a dare un cenno della città di Viareggio, co- me luogo principale del ducato, e come unico porto del medesimo ; della città di Camaiore ; di Bagno o sia de' famosi bagni di Lucca ; e di Marlia villa reale; quindi par- leremo della sede ed arcidiocesi di Lucca , e per ultimo della chiesa ed ospedale che hanno in Roma i lucchesi.
Viareggio , Via Regia . Città moderna e ognor crescente, nella valle inferiore del Serchio, presso
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la riva del mare con Porto Cana- le, n I tua I mente con due chiese par- rocchiali, s. Antonio e s. Andrea. capoluogo di comunità e di giu- risdizione, nell'ai'cidincesi e ducato di Lucca. Risiede tra Pietrasanta e la foce del Serchio, tredici mi- glia a ponente da Lucca. Questa città tagliata a guisa di paralello- gramina ha strade larghe e dritte, con regolari edifizi. Il suo nome deriva dalla Fia Regia che nel medio evo fu tracciata lungo il lit- torale passando da Viareggio. Gli apparteneva la vastissima tenuta di Migliarino, che un dì faceva parte ed era compresa nella Selva regia, la quale con tutte le altre macchie che incontra vansi lungo il littorale toscano apparteneva alla corte regia ossia alla corona d'Italia, da cui pre- se il titolo di regia. Nel secolo XII già Viareggio era un luogo di con- siderazione, col nome di castello, e fu preso dai pisani; ma nel 1172 i lucchesi fugarono gli occupatoli e distrussero il castello. Vuoisi che nel 1221 Federico II con diploma lo dasse in feudo a messer Pagano di Baldovino di Lucca col suo di- stretto, e che restasse in quella fa- miglia sino al i2<S3, epoca in cui il comune di Lucca col favore del conte Ugolino della Gherardesca , allora signore di Pisa, potè riacqui- starlo. Verso il secolo XIV fu edi- ficata la forte torre che serve di bagno carcerario ai condannati di Lucca, diversa però da quella fab- bricata sino dal 1 171 presso la fo- ce del Serchio. Fu oggetto fre- quente di contrasto tra i genovesi, i lucchesi ed i fiorentini, che il tol- sero vicendevolmente ai primi 'do- minatori pisani, Castruccio la unì stabilmente ai suoi dominii , e vi formò la bella strada che da Luc-
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ca vi conduce. Quell'eroe avea con- cepito il disegno di fabbricare un ampio porto, e la forre di Molro- ne un poco al nord-ovest di Via- reggio indica il sito ove doveasi il vasto progetto mandare ad ese- cuzione. In Viareggio si gode este- sa veduta del mare, la spiaggia essendo inclinatissitna e aperta per lutto intorno. Ai vascelli di alto bordo non solo è impedito V in- gresso nel suo Porto Canale, oli non ponno dar fondo in quei pa- raggi. Solamente i legni a vela la- tina trovano costà un buon suolo per gettarvi l'ancora, ed anche in- ternarsi nella città per mezzo del suo Canale corrispondente colla Fos- sa Burlamacca ed altre fosse emis- sarie del lago di Massari uccoli , o che raccolgono gli scoli di quella pianura. Lo che per altro basta pel vantaggio della pesca, che suole essere ricca assai, e per il comodo del commercio. L'aria attualmente è cotanto sana in tutte le stagioni dell'anno, e così temperata nell'in- verno, che molte deile principali famiglie lucchesi vi possiedono pa- lazzoni e casini, mentre nell'estate vi accorrono anche dall'estero per- sonaggi per far uso de' suoi bagni di mare. Quando il paese non con- tava che poche capanne, vi fu eret- to un convento francescano con chiesa annessa sotto l'invocazione di s. Antonio, quindi vi passarono i riformati, fu dichiarata cura la chiesa, sulTraganea della pieve d' 11- lice. Considerando il duca regnan- te il notabile aumento della popo- lazione, la cui comunità ascende a circa 12,000, nel 1839 decretò l' erezione di una seconda chiesa parrocchiale, e quando fu dal Papa Gregorio XVI emanato l' analogo breve a 21 luglio 1840, fu fab-
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bricalo presso la spiaggia un tem- pio a tre navate ed un convento contiguo di servi di Maria, essen- do la chiesa intitolata a s. Andrea apostolo, a croce latina , e adorna di statue nella facciata. Ninno fra i territorii commutativi della To- scana forse offre tanta messe allo studioso delle scienze fisiche e idro- statiche, quante ne fornisce la comu- nità di Viareggio nella sua pianu- ra. In Viareggio risiede un gover- natore, un comandante militale, un giusdicente civile e criminale , ed una dogana principale per lo scalo del Porto e la via del litto- rale. La conservazione delle ipote- che, la direzione delle acque e stra- de, ed il tribunale di seconda istanza sono in Lucca.
Camaiore dì Versilia. Città nella marina lucchese, con in>igne colle- giata di s. Maria Assunta, capoluo- go di comunità e di un giusdicen- te. Giace nella pianura presso la base meridionale dell'Alpe Apuana, che diramasi dai monti Gabbali e Pruno, alla confluenza dei tor- renti Lombricese e di Nocchi, dove questi prendono il nome di Ca- maiore. E di forma rettangolare , circondata da tonile mura ca- stellane e da antifossi, con stra- de regolari ben lastricate. La me- moria più antica di Camaiore co- mincia a conoscersi dopo la metà del secolo Vili, pel monastero che presso vi esisteva, poi abbazia dei benedettini, di s. Pietro di Cama- iore. Prese Camaiore forma di re- golare borgata nel 1255, mentre era podestà di Lucca Guiscardo Pietrasanta, e nel 1271 vi alber- garono i figli di Carlo I d'Angiò. Sottomessi dal comune di Lucca i nobili della valle di Camaiore , il borgo crebbe di popolazione e di
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fabbricato, onde nel i3y4 fu chilo delle menzionate mura e toni. Nel 1429 i fiorentini l'occuparono con tutta la valle sino al mare: nel i43o soffrì altri disastri dall'eser- cito del Piccinino. Nel i436 e 14^7 presa e ritolta ora dai milanesi , ora dai fiorentini, questi ultimi per accordo nel i442 riconsegnarono ai lucchesi il castello di Camaiore, con tutti quelli della sua vicaria, dalla quale dipendeva Viareggio con tutto il suo littorale. Per avere i camaioresi liberato gli anziani di Lucca assediati nel palazzo pubblico, la repubblica fece innalzare in Cama- iore un arco trionfale, in benemerenza di tanta fedeltà. Restata Camaiore costantemente sotto il dominio della sua capitale, ne segui sempre i de- stini. Per la industria dei coltiva- tori, il territorio rende un prodot- to superiore alia qualità del ter- reno. La chiesa principale è am- pia, a tre navate, ornata di cupo- la, con spaziosa tribuna; antica- mente fu dipendente dalla pieve di s. Giovanni Battista posta nel sobborgo, col grado di prioria : fu edificata nel 1278 ed eretta in col- legiata da Leone X nel i5i5, che Pio VI aumentò sino al numero di quattordici canonici , otto cap- pellani, e la dignità del priore col- l'uso de' pontificali. Le rozze scol- ture del fonte battesimale, eseguite nel 1387, sono osservabili. Il qua- dro dell'altare maggiore è buona pittura di Brandimarte; la ss. An- nunziata nella cappella del Rosario è lavoro del valente Stefano To- fanelli lucchese. Nel 1260 non esi- steva dentro Camaiore che la par- rocchia di s. Michele, ora pubbli- co oratorio. Dall' antica pieve di Camaiore nel secolo XIII dipen- devano diecisette chiese: dipendono
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attualmente dalla collegiata quat- tordici chiese succursali. Nel sob- borgo occidentale di Camaiorc, do- ve fu l'ospedale di san Lazzaro^ esiste un convento di francescani riformali con chiesa dedicata alla ss. Concezione. Cauiaiore ha un teatro, due pubbliche scuole ele- mentari, un magistrato coni unita- ti vo ed un podestà. Camaiore fu patria di vari uomini distinti in dottrina, fra i quali lo storico Ni- colao Donati benedettino nel mo- nastero di s. Eugenio presso Siena, che fiorì nel secolo XVI. Poco di- stante da questa città esiste un luogo deliziosissimo detto le Piano- re, ove in mezzo alle feraci colli- ne, tutte ricoperte di alberi d' oli- vo, sorge la villa di delizia , che insieme a non piccola quantità di terreni acquistò la duchessa regnan- te di Lucca , che vi suole passare la maggior parte dell' anno.
Bagno o Bagni di Lucca , Bal- nea Corsenae et Villae. Comune in Val di Lima, due a tre miglia lungi dalla confluenza di questo fiume nel Serchio, capoluogo di co- munità nel piviere di Controne , giurisdizione, e quattro miglia a greco dal Borgo a Mozzano, dio- cesi e ducato di Lucca, eh' è i4 o i5 miglia a grecale. I contorni de' Bagni di Lucca possono anno- verarsi fra le più seducenti pro- spettive del bel cielo d' Italia, che in molte vallate s'incontrano pure della bellissima Toscana. Alla fa- vorevole situazione de' Bagni di Lucca, in un'aria elastica e pura, accrescono pregio le eleganti fab- briche ivi sparse, la diligente cul- tura che a guisa d' un anfiteatro si mostra nelle adiacenti colline, la caduta delle acque che scendo- no dai torrenti nella Lima , e la
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fama delle efficacissime terme, di cui il luogo dalla natura fu arric- chito. Sono tre o quattro villaggi uno prossimo all'altro, tutti va^in, tutti comodi, tutti pregevoli e ac- creditati per qualche scaturigine minerale . All' insieme di .queste ville e sorgenti termali è stato da- to il nome generico di Bagno, nel modo stesso che sotto un egual ti- tolo fu compresa tutta la comuni- tà già conosciuta nella storia della repubblica di Lucca come vicaria di vai di Lima. Il primo a incon- trarsi, partendo da Lucca, è il villaggio del Ponte a Serraglio , borgo situato in parte alla sinistra del fiume Lima, e porzione alla sua destra, sulle due testate di un bel po+He di materiale da cui ebbe nome. Questo borgo deve la sua maggior fortuna a una nuova fon- te termale usata nel secolo XVI da un pistoiese per nome Berna- bò; il quale essendo attaccato da pertinace malattia cutanea, dopo aver sperimentato senza profitto gli altri bagni , risanò coli' usare per immersione la sorgente vicina del Ponte a Serraglio, dove fu poi costrutto il bagno denominato tut- tora di Bernabò. A brevissima di- stanza da queste terme sono altri due stabilimenti , cioè le Docce basse, e i Bagni caldi. Quelli detti alla Villa si trovano un mezzo miglio discosti sulle falde orientali della stessa collina. La più antica terma, quella che diede il nome ai bagni di Lucca, è il Bagno caldo, più nolo col nome di Cor- sena, dalla chiesa e villaggio omo- nimo. Cominciò la celebrità di que- sto bagno sino dal secolo XII, ed è opinione che la contessa Matilde costruisse sul Serchio , presso al borgo, il ponte chiamato della Mad-
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dalena, onde agevolare agli abitanti della Garfagnana il viaggio di Luc- ca, e l'accesso ai bagni ; coniechè sia più sicuro fatto, che lo stesso ponte fosse innalzato per ordine di Castruccio, siccome due altri furo- no costruiti sul fiume Lima nel i 3 i 7 , nell'anno appunto che quel famoso capitano faceva uso del ba- gno di Corsena. Questo è alimen- tato da quattro sorgenti, una delle quali il Doccione è la più abbon- dante e la più calda di tutte. La sua sorgente provvede le Docce alle, le Docce temperate e i bagnet- li, che si distinguono col nome di acqua di s. Lucìa. Alle scaturigi- ni del Doccione stabilironsi i Ba- gni a vapore, ossia stufe, sino dal più remoto uso dei bagni di Cor- sena. Questo bagno vaporoso , di cui forse non si conosce in Italia né il più utile, ne il più comple- to, trovasi modellato alla foggia del Calidario delle antiche Terme, for- nito anch'esso del suo Tepidario. Ne' contorni del bagno caldo sono stati recentemente costruiti vari pubblici edifizij un ospedale e un nuovo tempio elegantissimo, con varie abitazioni a maggior agiatez- za de' concorrenti. Il secondo sta- bilimento, quello delle Docce bas- se, appartiene al bagno denominato una volta Bagno ross®, dove un- dici sorgenti versano le loro bene- fiche acque, fra le quali sono di- venute famose e reputatissime le Docce trastulline, quelle della Dispe- rata e la Doccia rossa. In piccola distanza trovasi il Bagno di s. Gio- vanni, le cui sorgenti come meno mineralizzate sono credute più utili ai deboli e ai fanciulli. Il locale delle Docce basse è fornito di ba- gni a comune, oltre i bagnetti pri- vali, mentre a pochi passi è stata
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eretta la fabbrica del Casino. I Bagni alla Villa, costituenti il ter- zo stabilimento termale, non cedo- no ai descritti per celebrità e ma- gnificenza delle abitazioni : le acque termali della Villa sono ad oprate in bevanda anche in lontani paesi. Presso a queste terme, e lungo la strada rotabile sulla destra riva della Lima trovasi il teatro, e qua fu innalzato dalle ultime sovrane di Lucca un palazzo principesco , poco lungi dal borgo dove risiedo- no le autorità civili e amministra- tive nella stagione della bagnatu- ra. Quasi tutti gli autori che trat- tarono delle terme, parlarono delle lucchesi : fra' quali meritano distin- zione, il Trattato de' bagni di Luc- ca pubblicato nel 1792 dal dottor Moscheni ; e l' Igea de' bagni e più particolarmente di quelli di Lucca, del direttore de' medesimi profes- sor Franceschi. A questi due au- tori devesi altresì le analisi chimi- che delle slesse acque. Le terme lucchesi sono state riconosciute di costante efficacia nelle febbri lente e nelle ostinate intermittenti; alle malattie nervose, alle ostruzioni del basso ventre, alle renelle e calcoli, alle affezioni d'utero, e vantaggio- se alla fecondità, per tralasciare al- tri buoni effetti. Il governo alla cura de' bagni provvede con una deputazione, con un medico, un chirurgo, un farmacista, e diversi altri impiegati. La popolazione a- scende a circa 9,000 abitanti, com- presi quelli del territorio.
Madia già Marìlla nella pia- nura orientale di Lucca , contrada con villa reale e chiesa plebana di s. Maria, nella comunità giuris- dizione di Capannori. Risiede alla base meridionale del monte delle Pizzorne, in mezzo a una campa- 5
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gna attraversata dal torrente Sa- na. È un paese aperto, sparso di ville, di giardini, di laghetti arti- ficiali, di parchi, di viali., e di ra- re piantagioni, fra le quali primeg- gia la real villa dello stesso nome. Marlia ne' secoli anteriori al mille, portava vari nomi, essendo il più antico quello di Vico Elingo. Il giuspatronato della pieve di Mar- lia con l'annessa corte di s. Teren- zio, e con quella della distrutta chiesa di s. Martino, innanzi e do- po il mille appartenevano ai ve- scovi di Lucca, insieme ad un ca- stello e villa signorile. Il marche- se Ugo di Toscana nell' estate del 996 ed in quella del 998 accolse e festeggiò 1' imperatore Ottone III. In progresso di tempo la villa e il parco di Marlia pervenne nella famiglia lucchese Orsetti, dalla qua- le dopo il 1806 fu comprata dai principi Baciocchi, che ampliarono, circondarono di mura , e d' ogni maniera abbellirono si delizioso luo- go, il quale servi loro bene spesso di residenza, siccome serve tutta- via di frequente abitazione alla rea- le famiglia Borbonica, che gli ha fatto ulteriori abbellimenti. In que- sta villa si compresero varie vil- le, fra le quali anche quella dei ve- scovi.
La religione cristiana fu annun- ziata in Lucca nel primo secolo dell'era volgare da s. Paolino di Antiochia , discepolo di s. Pietro principe degli apostoli, il quale Io spedì a Lucca per convertire i luc- chesi dal paganesimo e battezzarli, laonde s. Paolino è venerato qua- le apostolo e primo vescovo di Luc- ca. Fu egli che nella città fece co- struire una chiesa dedicata alla ss. Trinità, come dice la tradizione, la qual chiesa fu poi riedificata e
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consecrata prima in onore di s. Antonio, e finalmente scoperto mi- racolosamente il corpo di s. Pao- lino nel 1260, fu dedicata a lui, ossia prese il suo nome; poscia nel secolo XVI fu rifatta a spese della repubblica sul disegno di Baccio da Monte Lupo, come ora si vede. La cattedrale antica di Lucca, pro- babilmente del VI secolo della Chie- sa, e dei tempi di s. Frediano, fu riedificata e aggrandita dal Papa Alessandro II, e dedicata ad onore di s. Martino arcivescovo di Tours, sotto la quale invocazione è anco- ra. La diocesi di Lucca dunque è una delle più antiche, siccome era una delle più vaste della To- scana, il di cui pastore prima di essere arcivescovo, fu esente e sem- pre immediatamente soggetto alla Sede apostolica, come lo furono fino dal IV secolo tutte le cattedrali della provincia etrusca. Quindi è che i vescovi di Lucca si trovano talvolta sottoscritti nei sinodi roma- ni del secolo IV come^ suffraga nei del sommo Pontefice. E noto che le diocesi ecclesiastiche all' epoca della loro prima istituzione costi- tuironsi sul perimetro distrettuale delle giurisdizioni civili, nel modo che allora trovavansi ripartiti i di- stretti delle città provinciali, laon- de resta incerto quali fossero i li- miti giurisdizionali di Lucca nel IV secolo, mentre esisteva pure a Pisa il suo vescovo. Certo è che dal III all' VIII secolo le notizie sono incerte, non sembrando sicu- ro il perimetro che dimostrava la diocesi lucchese sotto il regno dei longobardi ; cioè allorquando un medesimo personaggio col titolo di duca presiedeva al governo di Pi- sa, di Limi e di Lucca. Aggiungasi ancora, qualmente le persone ani-
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ni, e persino i figli dei ciuchi ve- nivano promossi alla prima digni- tà della chiesa lucchese, in guisa che essi a preferenza degli altri ve- scovi furono beneficati e protetti a scapito forse delle vicine diocesi. Infatti, trovandosi nel secolo Vili la diocesi di Lucca nelle colline di s. Miniato, di Palaia e di Lari, non pare che tali luoghi apparte- nessero a quel territorio lucchese dell'epoca romana. Inoltre la dio- cesi lucchese si estese dentro i con- tadi di Luni, di Pistoia, di Vol- terra, di Pisa, ed in altre separate diocesi. Il perchè nelle diocesi di Volterra, di Populonia, di Roselle poi Grosseto e di Soana, si trova- rono delle chiese, oratorii e cap- pelle di giuspatronato de* vescovi di Lucca, cui erano pervenute per donazioni o per diritto ereditario. Sembra che il limite dell'antica dio- cesi di Lucca sia dimostrato in un catalogo delle sue chiese, monaste- ri e pivieri, redatto nel 1260 per ordine del Pontefice Alessandro IV. Dal medesimo risulta, che nel se- colo XIII la diocesi di Lucca con- tava 5i6 chiese; 58 di esse den- tro la città, fra le quali la metro- politana, dietro alla quale e in pic- cola distanza dal palazzo arcive- scovile esiste il seminario, i di cui alunni vestono per concessione ono- rifica la veste e zimarra rossa co- me in Koma quelli del collegio Germanico- Ungarico. Questo luogo d'istruzione ha dato alla Chiesa ed allo stato moltissimi uomini illu- stri e pei talenti e per le scienze ed arti belle che professarono. Vi è pure un altro seminario dello di s. Michele in Foro, ove gli alun- ni non coabitano che le ore del giorno, dovendo in ogni sera ri- tornare alle loro rispettive abita-
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zi oni. Al seminario arcivescovile fu dai principi Baciocchi nel 1807 riu- nito un nuovo collegio di giovani secolari da essi istituito, e chiama- to Collegio Felice dal nome del principe che in quel tempo regna- va : nel 1809 fu collocato nella gran fabbrica, un giorno convento de' canonici lateranensi , soppresso dal governo aristocratico del 1780, con l'approvazione della santa Se- de. Nel 1819 dalla duchessa Ma- ria Luisa già regina d'Etruria, ri- cevette nuovo lustro e incremento, facendolo dirigere dai sacerdoti i più distinti per la loro morale sa- viezza. I convittori vi ricevono la istruzione nelle belle lettere, e in quanto alle scienze vanno ad ap- prenderle al real liceo. Dal men- tovato catalogo pure risulta , che eranvi quattro canoniche, tredici ospedaletti e cinque monasteri; al- tre ventidue chiese erano suburba- ne, con sei monasteri e tre ospe- dali ; mentre nel restante della diocesi esistevano 4*9 chiese, fra le quali cinquantanove pievi , trenta- due spedaletti e trentotto fra mo- nasteri, celle e romitorii , stiman- dosi tutto il patrimonio ecclesiasti- co dare la rendita di 120,000 scu- di di lire sette per scudo.
A favorire le pie istituzioni di Lucca concorsero i devoti magnati della città e molti vescovi eletti fra le principali famiglie, per cui non deve far meraviglia se la catte- drale lucchese giunse ad acquista- re molti beni e giuspalronati di chiese, non solo dentro i confini della sua, ma ancora nei territorii di altre diocesi della Toscana, e specialmente nelle maremme pisa- ne e rosellane; grandi furono le ric- chezze possedute dalla cattedrale di s. Martino, e dalle chiese, aio-
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nasteri ed ospedali dentro e fuori di Lucca, laonde fu dato a Lucca l'epiteto di Città devota. Il patri- monio della chiesa lucchese si au- mentò in guisa, che per causa di livelli si resero dai vescovi tribu- tarie non solo le primarie famiglie della città e del contado, che figu- rano dopo il mille nella storia, ma molti altri cittadini e perfino de- gli ebrei, i quali ottennero in en- fiteusi beni di chiesa. Essendo i ve- scovi riguardati fra i primi digni- tari del regno longobardo, incom- beva ad essi l'obbligo in tempo di guerra di recarsi all'armata per far la corte al re, o per incorag- gire colla loro presenza i soldati. Fu di questo numero il vescovo lucchese Walprando, nato dal du- ca Walperto, il quale innanzi di partire per l'esercito, nel luglio del 754 fece il suo ultimo testamen- to in Lucca, che più. non rivide. Con tale alto egli assegnò il suo pingue patrimonio sparso in Limi- giana, in Garfagnana, in Versilia, e nelle pisane maremme, per metà alla mensa vescovile di s. Martino, e per l'altra metà alle chiese di s. Frediano e di s. Reparata di Luc- ca, dichiarando il testatore che i suoi fratelli superstiti si contentas- sero di un legato in denaro. Ne da meno in ricchezze e per lustro di natali fu il vescovo Peredeo suc- cessore di Walprando, il quale de- stinò alla sua chiesa cattedrale il vasto patrimonio ch'egli avea ere- ditato dal di lui padre Pertualdo, posto nel lucchese, nel pisano, vol- terrano, populoniese, nel rosellano e saonese territorio. La giurisdizio- ne ecclesiastica lucchese nel secolo XIII, al pari di quella di Arezzo, era senza dubbio la più estesa in Toscana. Tale si conservò sino a
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Leone X che nel 1^19 vi distac- cò la pieve di Pescia. Maggiore e più vasto smembramento operò nel 1622 Gregorio XV, per erigere la sede vescovile di s. Miniato. La terza riduzione della diocesi di Luc- ca segui sotto il pontificato di Pio VI, il quale per bolla de' 1 8 lu- glio 1789 distaccò dalle parrocchie lucchesi quelle dei vicariati gran- ducali di Barga e di Pietrasanta, oltre il distretto di Ripafratta, che assegnò tutti all'arcidiocesi di Pisa, dalla quale la lucchese ebbe in cambio sette chiese costituenti il piviere di Massaciuccoli. Finalmen- te l'ultimo smembramento fu de- cretato nel 1823 da Leone XII, nel tempo in cui fu eretta in cat- tedrale la collegiata di Massa di Carrara a carico delle diocesi di Luni-Sarzana e di Lucca; l'ulti- ma delle quali dovè perdere tutte le chiese comprese negli antichi pi- vieri della Garfagnana, cioè quelle di Pieve Fosciana e di Caregine con una porzione del piviere di Gallicano. Il Pontefice Gregorio XVI col breve Sununus Ponti fexs de' 21 giugno e 833, diretto all'ar- civescovo di Lucca, confermò il de- cretato da Pio VJIe da Leone XII sulla restituzione de' beni ecclesia- stici rimasti invenduti, prescrisse la distribuzione da farsene, non che il modo di pagare i vitalizi stabiliti su di essi, e di rimettere i debiti che li gravano, formando una com- missione di cinque individui, ed in- caricandola dell'esecuzione.
Al primo vescovo s. Paolino , nell' anno 69 successe s. Valerio lucchese, che vuoisi compisse il tem- pio dedicato alla Beata Vergine, già incominciato dal predecessore, e che edificasse due chiese una in onore di s. Pietro, l'altra di s. Pao-
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Io. Fu martirizzato a' 29* gennaio nell'anno 90. Non si hanno me- morie, secondo 1' Ughelli, Italia sa- cra, tom. I, pag. 789 e seg., di altri vescovi sino a Teodoro eletto verso l'anno 3 24? cne governò san- tamente. Il vescovo Massimo nel 347 assistè al concilio di Sardica, celebrato contro gli ariani, negli atti del quale si trova segnato :