MELODRAMMA TRAGICO
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COMPOSTO SULLA MUSICA DEL GUGLIELMO TELL DEL MAESTRO CAVALIERE ROSSINI
DA RAPPRESENTARSI
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MILANO
PER LUIGI DI GIACOMO PIROIA M.DCCC.XXXVl
3
AVVERTIMENTO.
Cxuglielmo Vallace, o Walleys, cV una famiglia poco illustre e d' una fortuna ancor più mediocre (i) , era stato provocato daW arroganza d'un Uffiziale bri- tanno ad ucciderlo; e perciò fuggì né boschi 3 offeren- dosi come capo a tutti quelli che sursero alla difesa di Roberto Bruce, cui spettatasi il trono di Scozia, usurpato con arte da Odoardo I Re d' Inghilterra.
Fattosi dunque capo Vallace a quelli delle Contee di Lanerk e Clydesdale , ed a quelli dell' isola di Bute, sfidò a battaglia Warem Gressingha regge/ite allora la Scozia per Odoardo L Mentre gì' Inglesi passavano un ponte , eh' era sulla Forili , il ponte crollò, e tutti quelli che lo coprivano precipitarono nella sottoposta corrente (2). Le strida degl' infelici frammischiatomi al grido terribile di guerra delle divisioni Scozzesi 9 e la vittoria fu per Vallace, che venne dopo sì luminosa giornata dichiarato reggente.
(0 Vedi Moreri* Grand Diction. Hist. t. XVI. - Chaudon et Del<iudinJ t. XII. - Adam, Storia della gran Brettagna, t. III.
(a) La relazione di questo fatto relativo al ponte di Stcrling è stata conservata nel Cantone, ed anche oggigiorno parlasi con trionfo de1 migliaja di Sotroni j che, da un pugno di Scozzesi, furono tagliati a pezzi. Sotroni e Sassoni chiamavano gii Scozzesi le armate di Odoardo composte per la maggior parte d1 irlandesi, di Galli e di Stranieri.
Il PASSO A TRE è composto dal sig. Crombè, ed eseguito dal medesimo colle signore Crombè e Filippini.
Il PASSO A SEI 5 eseguito dalle signore Prassi, Zambelli, Ancement, Bellini, Cazzaniga e Chartier, non che le MARCIE e i BALLABILI, sono di compo- sizione dei signori Casati.
PERSONAGGI ATTORI
WÀREM GRESSINGHA, Reg- gente la Scozia per Odoardol. Sig.r LACROIX LuIGI.
CLOTILDE, consanguinea ci1 0-
doardo Sig.a ScHOBERLECHNER SOFIA.
MACGREGOR, affezionato di
Warem Sig.T Vaschetti Giuseppe.
GUGLIELMO VALLACE Sig.r Cartagenova Orazio.
ELSPA , sua moglie Sig.a LuSIGNANI CAROLINA.
OLAÒ, loro figlio Sig.a Brambilla Marietta.
^EUSTACHIO MAXWELL Sig.r Marcoliìni Carlo. ELVINO, suo figlio Sig.r Pedrazzi Francesco.
KIRKPATBICK l . ( Sig.r Mariani Luciano.
ARCIBALDO S montanan \ Sig.r Marconi Napoleone. UN PESCATORE Sig.r Guasco Carlo.
CORI
Montanari scozzesi (Tambo i sessi. - Menestrieri.
Cacciatoli. - Sotroni e Sassoni.
c . i delle Contee di Clydesdale e Lanerk.
Scozzesi )dcirisola di BatJ
COMPARSE
Damigelle di Clotilde. - Sotroni e Sassoni. Nobili scozzesi partigiani di Odoardo. Paggi. - Scozzesi. - Montanari.
V azione è in Iscozia^ e precisamente in Stcrlinga e sue vicinanze» Epoca 1298 circa,
I versi virgolati si ommettono.
Le scene tanto delP Opera che del Ballo sono d1 invenzione ed esecuzione dei signori Cavallotti Baldassàre e Menozzi Domenico.
Maestri al Cembalo Signori Panizza Giacomo = Bajetti Giovanni. Primo Violino, Capo e Direttore d'orchestra Sig. Cavallini Eugenio. Altri primi Violini in sostituzione al sig. Cavallini Signori Cavinati Giovanni == Migliavacca Alessandro, Capi dei secondi Violini a vicenda Signori Buccinelli Giacomo = Rossi Giuseppe. Primo Violino per i Balli Sig. De Bayllou Giuseppe. Altri primi Violini in sostituzione al sig. De Bayllou Signori De Bayllou Francesco = Montanari Gaetano. Primo Violoncello al Cembalo Sig. Merighi Vincenzo. Altri primi Violoncelli in sostituzione al sig. Merighi Signori Gallinotti Giacomo =: Storioni Gaetano, Primo Contrabasso al Cembalo Sig. Luigi Rossi. Altro primo Contrabasso in sostituzione al sig. Rossi Sig. Ronchetti Fabiano.
Prime Viole Signori Maino Carlo = Tassistro Pietro. Primi Clarinetti a perfetta vicenda Signori Cavallini Ernesto z= Corrado Felice. Primi Oboe a perfetta vicenda Signori Yvon Carlo ss Daelli Giovanni.
Primi Flauti per V Opera pel Ballo
Sig. Raboni Giuseppe. Sig. Marcora Filippo.
Primo Fagotto Sig. Cantò Antonio. Primo Corno da caccia Altro primo Corno
Sig. Martini Evergete. Sig. Gelmi Cipriano.
Prime Trombe Sig. Araldi Giuseppe. Sig. Vigano Giuseppe»
Arpa
Sig. Reichlin Giuseppe.
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Direttori ed Istruttori dei Cori Signori Granateli.! Giulio Cesare — Cattaneo Antonio,
Editore della Musica Sig. Giovanni Ricordi.
Vestiaristi Proprietarj Signori Briani e figlio, e Mondini.
Direttore della Sartoria Sig, Mondini Giovanni.
Capi Sarti da uomo da donna
Sig. Rinaldi Albino. Sig. Paolo Veronesi.
Berrettonaro Signori Zamperoni Francesco e figlio.
Attrezzista proprietario Sig. Fornari Giuseppe.
Sorvegliante al Macchinismo, ed Ispettore all' Illuminazione Sig. Innocente Ogna.
Macchinisti Signori Abbiati fratelli.
Parrucchiere Sig. Bonacina Innocente.
Capi-illuminatori Signori Abbiati Antonio =: Pozzi Giuseppe,
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BALLERINI
Compositore dei Balli Srg. Taglioni Salvatobe Primi Ballerini francesi Mad. Angelica Saint Romain - Signori Cromite conjugi. Altri primi ballerini danzanti Signori: Filippini Carolina - Ronchi Giuseppe - Àncement Paola - Frassi Adelaide.
Primi Ballerini per le parti Signore: Muratori Lasina Gaetana - Ronzani Cristina. Signori: Ramacini Antonio - Lasina Giovanni - Superli Adelaide Bocci Giuseppe - Casati Tomaso - Fietta Pietro - Volpini Adelaide Molina Rosalia.
Primi Ballerini di mezzo carattere e per le parti Signori: Marchisio Carlo - Baranzoni Giovanni - Della Croce Carlo Caproni Antonio - Ruga-li Antonio - Rugali Carlo - Vago Carlo - Villa Francesco Pincetti Bartolomeo - Pagliaini Leopoldo - Croce Gaetano - Bertucci Elia Spina Nicola - Boresi Fioravanti - Bavetta Costantino - Vigano Davide.
Ballerine
Signore : Carcano Gaetana - Cazzaniga Rachele - Braschi Eugenia Giovenzani Rosina - Morlacchi Angela - Morlacchi Teresa - Volpini Adelaide Molina Rosalia - Fabris Flora - Angelini Silvia - Beretta Adelaide Visconti Giovanna.
Imperiale Regia Scuola di Ballo
Maestri di Perfezionamento $ gnor Guillet Claudio - Signora Guillet Anna Giuseppina.
Maestro di Ballo Signor Villeneuve Carlo. Maestro di Mimica Signor Bocci Giuseppe. Allievi
Signore: Frassi Adelaide - Zambelli Francesca De Vecchi Carolina - Conti Carolina Charrier Adelaide - Bellini Luigia - Tamagni ni Giovanna - Bussola Antonia Brambilla Camilla - Monti Luigia - Visconti Antonia Bertuzzi Metilde - Zucchineiti Antonia - Marzagora Luigia Angelini Tamiri Rosa - Cottica Marianna - Granzini Carolina - Rizzi Virginia Banderali Regina - Catena Adelaide Vegetti Rachele- Waulhier Margherita - Galavrcsi Savina Bellini Teresa- Colla Rosa-Romagnoli Caterina-Monti Emilia- Fuoco Maria Luigia.
Signori: Viganoni Solone - Gramegna Giovanni Battista Colombo Pasquale - Oliva Pietro - Borri Pasquale - Meloni Paola Senna Domenico - Lacinio Angelo - Ventura Pietro Clerici Giacomo - Mazza Leone. Ballerini di Concerto N.° 12 Coppie.
Scena, i.
Il Teatro rappresenta una specie di Villaggio fra le montagne presso Sterlinga. Un ramo del fiume Forili si perde nel fondo fra alte roccic. Il luogo è sparso di capanne e rustici casolari, fra1 quali primeggia quello di Vallacc.
Alcuni MONTANARI sono occupali a tessere ghirlande di fiori onde regalarne i FIDANZATI, pei quali si dispone una festa 2 altri scendono dal monte j poi ValLACE^ ElspA, ed OlAO. Un PESCATORE è seduto nella sua barca.
Coro
T[ u riedi, o bella - stagion dei fìori?
E i nostri cuori - liau vita in te. Tu riedit o bella - stagion ferace^
E speme e pace - verran con te. Tu riedi 5 e bella - d' immensi doni? Tu al suol ridoni - quant' ei perde. Pes. Ah! mentre è il ciel sereno ?
E il Sole avviva i fiori. Vieni a pos^r nel seno? Ben mio 5 dell'amistà. E? s'egli e ver che m'ami? Che tu cpal pria m'adori.
io ATTO
S'è ver che tuo mi, brami,
Non mi negar pietà. Mentre, fra nebbie avvolta,
Fu squallida la Terra,
La luce a me fu tolta,
Nicea, eli tua beltà. Ed or che la Natura
Ogni suo ben disserra,
Dell' amor tuo sicura
L' anima mia tu fa. Val, Eì canta: il tempo vola,
E inganna i inali suoi:
Me la speranza sola
Conforta in sua pietà. Oh Scozia! io piango, io gemo
Su' danni miei, su' tuoi.
Di farti salva io fremo
Dall' Angla nimistà. Els. Dalla costanza, o sposo,
Tutto sperar tu puoi:
Da questa il tuo riposo,
Ogni tuo ben verrà. Ne' detti miei pou fede,
Fian paghi i voti tuoi.
Il Ciel, che il cor ti vede,
Consiglio a te darà. Ola. Il ciglio tuo serena,
Spera al tuo duol conforto:
Mite si fa la pena
Se speme il Giel ne dà. Per questa Terra il giorno
Forse di pace è sorto 5
E tolto al suo ritorno
Ogni tuo duol verrà.
(oclesì in distanza un suono di corni)
PRIMO i I
Coro Udite il suono, amici,
Che a festeggiar ne chiama, Che giorni appien felici Promette alla beltà. E il Sol, che P erbe e i fiori Di fecondar pur ama, De' teneri pastori L' imen feconderà.
SCENA II.
Maxwell, Elvino, e detti.
Coro Viva Maxwell il saggio!
Omaggio - a sua pietà. (Zo circondano con Els. Questa gradita festa, entusiasmo di gioj Vi)
Che rinoviam costanti,
Di tre fedeli amanti
Tre sposi ognor formò. Elv. (Amanti, sposi, sposi!
Oh! qual pensier...io gelo!) Els. Li benedici. (a Max.)
Max. Oh Cielo!
Els. Maxwell soltanto il può.
Val. Il privilegio è questo
Della virtù, degli anni!
Te il Ciel de' loro affanni
Consolator mandò. Tutti S'eterni il vanto - di questo giorno, Che, atteso tanto, -fò a noi ritorno: E il voto udiva - di chi nudriva Le pure gioje - d' Imene e Amor. Ah si! di bella pace
Alfine il giorno è sorto!
E se d' imen la face
Dona all' amor conforto
ATTO
Doni tal dì la gioja A chi soffrente è in cor. l. Se di riposo hai d'uopo {a Max.)
Nel mio tranquillo tetto
T'offro, Maxwell, un ospitai ricetto.
Ivi, col mio dolore,
Piango il buon Re tradito
Di questa cara Scozia-
E 1' odio mio profondo
Per l'Inghilterra ivi a ciascuno ascondo. ax. Egli odia l'Inghilterra: (cautamente ad Elv.)
L'udisti, o figlio mio?
L'odia profondamente! E qual v'ha cuore, Che si vanti Scozzese, e non l'abborra? Essa d'un Re clemente
I dritti usurpa, e insulta
Con prepotente orgoglio ai caldi voti
Di questo amico suol... ma... non ti scuoti.
(tutti seguono V al, )
SCENA III.
ELVlPiO solo.
Ch'io mi scuota pretende?
Oh! non lo speri mai! Perchè a me stesso
Celar non posso in qual fatale oggetto
Son rapiti i miei sensi?
O tu, che forse al trono il Ciel destina,
Bella Clotilde, io t'amo;
E per te il padre oblio,
II mio Re, la mia patria e l' onor mio. Dall' infuriar dell' onde io fui soltanto Che i giorni tuoi campai;
lo ti sottrassi a inevitabil morte ,
E da quel giorno è tua, tua la mia sorte.
PRIMO 1 3
Ebbro di vana speme Il cor che te sol chiede, JNel vii Gressingha un traditor non vede. Dividere con esso Feste, onori, piaceri,
E mia vergogna immensa. In lui non vedo Chi ogni dritto calpesta,
E non a torto ciaschedun detesta. Rottesi
lontano suono di eaccia)
Ma qual suon? è pur desso .. .io non m'inganno: E desso... e seco, oh Dio!.. Clotilde esser vi può, l'idolo mio. Ah sì! veder io voglio Colei che ni' innamora . . .
Reo sarò forse. ..ma felice ancora. {fa per
uscire mentre V al. viene in isccna)
SCENA IV.
VàLLACE, e detto.
Val. Arresta! a che, favella,
Tremar dinanzi a me? Qual mai sorgea procella
D'affanni, Elvino, in te? Elv. D'immenso affanno, è vero.
Possente è in me l'impero.
Pace il mio cor non ha. Val. De' mali tuoi crudeli
E forza che tu sveli
La fonte all' amistà. Elv. Esser potrei più misero?
Val. Misero? eppur non l'eri.
T' affida a me. Elv. Che speri?
ATTO
Infonder nel tuo cor Speme di gloria , onoi\ (Ah, Clotilde, ohimè! ti perdo
Se d' onor la voce ascolto...
Sì} possente è più il tuo volto ,
Che la voce dell' onor.) Per Clotitde io so che in petto
Tu racchiudi immenso affetto^
So che t' ama, e che il tuo stato
Fa più tristo e disperato.
Ah! pur troppo! da quel giorno
Sol per lei ti batte il cor. Finche hai tempo, fa ritorno
Alla Scozia, al genitor. Esser puoi Scozzese ancora
S' armi il braccio e sai ferir. Morirò se vuoi ch'io mora...
No, Gressingha dei punir. Contro ad esso qual consigli
Saldo appoggio?
Nei perigli. Non ve n'ha che un sol per noi Mille al reo ne restan poi. Pensa al figlio, alla consorte. Dio li veglia!
Ma qual sorte Da tal passo puoi sperar ? Del suo regno io vo' a Roberto
Il sentiero alfìn spianar. Vana speme!
E fia raggiunta Se a' miei voti il Ciel sorride. Se scoperti?
Si provvide. Dunque i rei?
Cadranno estinti.
Elv. Val, Elv.
Val, Elv,
Val.
Elv,
Val. Elv. Val
Elv,
Val,
PRIMO ì 5
Qual ne resta asil, se vinti? V è il sepolcro.
E a vendicarci Chi riman, favella?
Il Gel.
(Ah, Clotilde, ohimè! ti perdo Se d' onor la voce ascolto ; Ma possente è più il tuo volto Che la voce dell' onor. ) Di quel vii che a sè ti chiama Qual è il cor t' è appieno ignoto : Forse ei seppe ogni tua brama , E punir chiede il tuo voto... Usa P arti più leggiadre Onde perdere il tuo cor . . . Alla Scozia ... al sen del padre l Torna, Elvino...hai tempo ancor. Teco sarò, Vallace, Allor che aver potrai D'uopo di me.
T' arresta l (Contrattempo fatai!)
Elvino! Elvino! (ripetevi
il suono di eaccia)
Che sento ?.. egli è Gressingha ... ei ne fa oltraggio} E tu. uomo codardo,
Ambisci al voto d^ un sorriso, a un guardo? Qual dubbio, oh Ciel ! qual dubbio? M'oltraggi, e mi dai morte. Dividerò da forte Qual sia il destiri con te. Per noi sarà la Scozia Salva e felice ancora:, E così bella aurora Tu affretterai con me.
16 ATTO Elv. (E il posso?.. Oh padre! oli amore! Che far?)
Val. (Ei freme in core...
Incerto ancor egli è.) Elv. (Ciel! tu sai se Clotilde è cara,
Ma s* arrende a virtude il mio cor.)
C festivi suoni campestri')
Val. Odi il canto sacrato ad Imene.
Non rammenti il pastor le sue pene.
Non sì. unisca al piacere il dolor. Tu seconda il furor di che m' ardo,
Ch' e la brama più viva del cor. Elv. (Si nasconda il mio pianto al suo sguardo,
Non s'unisca al piacere il dolor.)
SCENA V.
Giungono da un lato le tre COPPIE DE1 FIDANZATI seguite da
molti Scozzesi:, dall' altro Maxwell, Elspa, Olao, il Pescatore , ed i suddetti.
Els. Il Sol, che lieto splende.
Sembra arrestarsi à mezzo del suo corso, E avvivar del suo raggio i nodi loro. Venerabil Maxwell, Esser potran felici
Se il lor desiato imen tu benedici. . Elv. (Oh smania!) Max. Allorché il Cielo
La vostra fede accoglie,
Benedirvi degg' io? Val. Chi la vecchiezza onora,
Lo stesso Nume in sulla Terra adora.
(Ze tre Coppie s' inginocchiano a1 piedi di Max. se- duto sur un banco di verdura allestito dai Montanari)
PRIMO 1 7
Tutti / Ciel, che del Mondo - sei l'ornamento, Splendi secondo - al lor contento. Puro è P affetto - nel loro petto. Come la luce - d' un di seren. Elv. j(H lor contento - velen m' è al core}
'tristo è V accento - per me d'amore, Duol nel mio petto - si fa l'affetto: Muta è la luce - d' un dì seren.) Max. Delle antiche virtudi a noi l'esempio
Studiate ritrovavi Pensate, o figli, (agli Sposi)
Che il suol che vi contempla, al vostro imene
Domanda degli appoggi e de' custodi}
E voi pensate ancor, spense pudiche,
Che racchiudete ili seno
La lor posterità... Oh! i vostri figli.
Questi cari d'amor soavi pegni,
Sian della Scozia, e del suo Re sian degni.
{vìjfL lcsi il suono di caccia)
Val. (Gressingha aucor. )
Elv. (Si vada ) (partendo inosservato)
Val. (vedendo EU>. che s'allontana) Egli mi fugge}
Ma rinverrò l'ingrato,
Che al voto già mancò da lui formato.
{parte per dove è uscito ELv*)
Tutti Cinto il crine - di bei fiori,
Fra gli amori - scendi , o Imen} E la pace - teco scenda ,
Che ne renda - lieti appien. Per te solo - tace il duolo:
Per te pago - vive il cor. Muta resta - la tempesta
Nelle gtoje - dell' amor. Ah ! la calma - di quest' alma
Pura serbi - il Cielo ognor.
{Hanno luogo alcune DANZE : i montanari s* addestrano a uarj giuo- chijC fra gli altri al bersaglio che finalmente vien cólto da Oiaó)
1 8 ATTO
Gloria! onore al giovinetto! Ebbe il premio del valor. Olà. Madre mia! (correndo ad essa)
Els. Qual sommo bene! (abbracciane
Coro Di destrezza il premio ottiene: dolo} Di suo padre ha in petto il cor. Non ha, non ha Vallace, Chi star gli possa al paro. Come è d' onor seguace, E coraggioso ancor. DelP util suo consiglio Sovviene il montanaro } E affronta ogni periglio Dove lo inviti onor. Ola. Inquieto, tremante . . . E reggendosi appena, Qui un vecchio affretta il passo. Pes. E P onesto Arcibaldo... Qual sciagura il minaccia l
SCENA Vf.
Arcibaldo, e detti.
ArC Salvatemi ! (affannoso)
Els. Che temi?
Arc. Il loro sdegno.
Els. Arcibaldo, favella: e chi paventi?
Arc Gressingha, il sol che alla mia morte anela. Da lui , che offeso ogni sentier mi chiude Onde sperar salvezza,... oh! mi scampate.
Max. Che festi?
Arc. Il mio dovere.
Sola di mia famiglia Mi lasciò il Cielo un'adorata figlia: Un perfido Sotrone... io fremo in core!.»
PRIMO 19 Rapir con essa a me volea l'onore... Elspa.. . U padre soltanto Difender la potea . . . L' immensa rabbia mia Lo raggiunse, lo colse... egli peria. Vedete questo sangue? È il suo. (.mostrando
un accetta intrisa di sangue*)
Max. D' un padre
Tu mostrasti il coraggio }
Ma, vuol vendetta, e s' ha a temer, P oltraggio. Arc. SulP altra riva, fra que' monti avrei
Salvezza ... mi vi guida. (in atto supplichevole
Pes. Non v'ha mortai che giunga alPes.) La sponda opposta ad afferrar sicuro^ Malagevol è il passo, e quivi è morte.
Arc. Ah! se tanto con me sei tu crudele, Non possa alP ultim' ora Udir i tuoi rimorsi il Cielo ancora.
SCENA VII.
Vallace, Coro di Soldati di dentro* e detti.
Val. (Elvirio disparì: giunger no' 1 seppi.)
Sol. Sciagura ad Arcibaldo! (didentro)
Arc. Vallace sol mi può salvar.
Val. Io sento
Minacciar e dolersi... Arc. Oh, mio Vallace!
Inseguito son io
Per aver salva, colPonor, la figlia^ Ma se non fuggo io rimarrò qui spento, Che un sol cammin la mia salvezza addita* Val. Ivi è il tuo legno, pescator?.. non Podi?
20 ATTO
Arc. Ali! invano ... invan lo prego ... egli è crudele
Come il tristo Gressingha. Va*l. Ah! s' ei noti cura
Del Ciel le leggi... s' ei ricusa ... vieni. Sol. Sciagura ad Àrcibaldo! {di dentro „ ma più vicino)
Perir dovrà il ribaldo! Val. Àndiam! eccoli. Addio! Els. Tu a morte vai.
Val. Elspa, non paventarlo.
Trova sicura guida
Chi abbandona al Cielo e in lui confida.
( Val. salpa il battello con Arc.j e s' allontana dalla riva)
SCENA Vili.
Maxvell5 Elsfa, Olao? il Pescatore- poi Macgregor e Soldati. I Montanari sono inginocchiati e vólti verso il
battello che vedesi lottar coli' onde*
Mon. Te solo imploro, -Dio di bontà!
Vegli su loro - la tua pietà. Salvar clemente - tu puoi, Signor ?
Dell' innocente - il difensor. Mac Sol* Di morte e scempio - venuta è P ora: {da
Paventi Tempio - perir dovrà. lontano)
{Val, ha sorpassalo il punto più difficile del tragitto ^ ve desi approdare felicemente ali* opposta spiaggia. In que- sto arriva Mac, coJ Soldati)
Els. Ola. Egli è salvo! Mac. Oh! mio dispetto.
Mon. Superato ha il rischio ornai.
Ol.Max.Els.Noli invano il Ciel pregai. Mac. Nuovo oltraggio e il lor gioir.
PRIMO 2 1
L' ira mia su voi già cade. Ola. r Quel furor che il sen m'invade
j Son costretto di sopir. Max. j Ah perchè! perchè V etade
? Non risponde al mio desir. Mon. Mugge il tuon sul nostro capo: Siam costretti di fuggir. Fuggiam! fuggiam! Mac. Restate;
E tosto a me svelate Chi l'assassino ha salvo, Chi '1 trasse in sicurtà. Tosto obbedite, o morte Tutti vi scioglierà. Els. Ola. Che sjpto 5 ohimè! che sento!
Che smania , che tormento ! Gli Scozzesi Pietoso Cielo , accogli
I voti, i prieghi nostri:
1 Dall' ira di que' mostri Ne salva per pietà. Parlate ! Paventate ! Morte su voi già sta. Max. Tutti avrem P afflitto, ascoso:
Dunque è vile il paventar. Non si sveli il generoso. Mon. Pria morir , che mai parlar.
Mac Chi lo ha salvo ornai svelate.
Max. Sciagurato ! invan fra noi
Trovar speri un traditor. Mac. Quel rèo vecchio circondate ,
E si tragga al mio signor. {alcuni
soldati s* impadroniscono di Max. )
Su via struggete - tutto incendete :
Orma non resti - d' abitator. Strage e rovina - sia la lor sorte.
22 ATTO PPiIMO
Mac. Sol. Lampo di morte - è il mi° furor.
r suo
Gli altri Sì 9 sì struggete - tutto incendete ?
Ma in ciel vrè un Nume - vendicator.
E? fatti segno - del di lui sdegno ?
Verrà punito - cotanto orror.
(alcuni Moti, tentano inutilmente di ricuperare
Max. che viene a forza trascinato)
FINE DELL ATTO PRIMO.
SCENA I.
PROFONDA VALLE circondata da montagne. Un ramo del Forth si perde dietro un folto bosco sulla sinistra. Comincia la notte.
Coro di Cacciatpri ? poi di Montanari.
Cac.
a caccia al bel frastuono
Qual si unisce agreste suono? Anche il daino un suon dolente Mesce al fremer del torrente- Ed allor eh' estinto ei resta Ne va lieto il cacciatoi'. Ogni valle ? ogni foresta
Offre un campo al suo valor, (sentesi il
suono d' una campana ^ quindi la cornamusa
Un Cac. Qual suono? Udiam. deiMon.)
Mon. Del raggiante lago in seno (da lontano) Cade il giorno. Il suo placido sereno
Sparve intorno. La campana della sera Di riposo è a noi f ornerà.
Già cade il dì.
ATTO
La molesta - voce è questa
Del monotono pastor. {suono lontano di
Ma silenzio... il suon del corno comi) Dà P annunzio del ritorno.
Già cade il dì. ( / allontanano j
SCENA II.
Clotilde sola.
S' allontanano alfine ! Io sperai rivederlo ,
Nè m' ha ingannato il cor. Ei mi segui'a : Lontan esser non puòte.
Io tremo... ohimè!., s' ei qui venisse mai?..
Onde P arcano sentimento estremo
Di cui nudro 1' ardor , ch'amo fors' anco?
Elvino ! Elvino! Ah ! sei pur tu ch'io bramo.
Semplice abitator di questi campi,
Di queste valli caro orgoglio e speme,
Sei tu sol che affascini il mio pensiero,
Che il mio timor cagioni.- Oh!. almen ch'io possa
Confessarlo a me stessa: io t'amo, Elvino!
Tu i giorni miei salvasti}
E P amor più possente in me destasti.
I.
Selva opaca, deserta foresta,
Ti antepongo ad un vano splendor. Qui, ove tace ogni cura molesta, Qualche pace ottener posso ancor. Ed all' eco confidar Le mie pene, il mio sperar.
II.
E tu, o Luna, beli' astro pietoso, Che proteggi i misteri d' amor;
Un Gag. 1 Cac.
SECONDO ^5 Se tu vuol di Clotilde il riposo,
Calma il duolo onde è pieno il suo cor} E se in te può confidar, Dà conforto al suo sperar.
SCENA IH.
ElVINO j e delta»
Elv. Se il mio giunger t' oltraggia ,
Me'l perdona, Clotilde. I passi miei...
Incauto ! sino a te spinger osai. Clo. E facile il perdon , quando è divisa
La stessa colpa. Elvino , io t' attendea. Elv. « Questi pietosi accenti ... ah ! . . troppo il sento !
r> Ha la pietà inspirati 5
«E ti commovi al mio crudel tormento.
y» Amandoti . . . t' offendo ... ali !.. il mio destino,
«E orribile. Clo. ^ «E men tristo
«E forse il mio ? Elv. «D'uopo è però ch'io parta 5
«E d'uopo è pur, che in questo
99 Dolce e crudo momento, estremo forse,
«Tu a conoscermi apprenda, o donna amata.
«Con prepotente orgoglio ardisco io dirti,
«Che per te il Cielo mi donò la vita.
«D'un vano pregiudizio
«Io tutto misurai
«Lo scoglio che fra noi sorge fatale. «Io lo rispetterò... ma da te lunge. Comandami, o Clotilde, Di fuggire i tuoi sguardi ? D'abbandonar la Scozia... il padre istessoj Di perder la mia vita in suol straniero*,
2
26 ATTO
Di seermi a tomba inospitai foresta... Parla... pronunzia un solo accento! Clo. Ah! resta.
Tutto apprendi , o sventurato,
Il segreto del mio cor. Per te solo ei fu piagato. Per te palpita d' amor. Elv. Se tu m'ami, se all'affetto
Puoi risponder del mio cor^ Una speme avere in petto Io potrò di pace ancor. Ma fra noi qual v' e distanza!.. Quanti mali io temo ancor! Clo. E conforto la speranza Alle pene dell' amor.
(a 2)
Elv. f Questi cari e dolci accenti
Fan più crudo il mio soffrir. Clo. ) Ah! perchè sì bei momenti Denno rapidi fuggir. Vola al campo della gloria Fama e allori a meritar } Lo splendor della vittoria Ti può solo a me innalzar. Elv. D' Odo ardo al fianco io volo Sì bel premio a meritar. Vincerò, se questo solo. Sino a te mi può innalzar.
(a 2)
Il core che t'ama - sol cexxa, sol brama, Anela soltanto - di viver con te.
E questa speranza, - che sola m'avanza, E il bene più santo - più vero per me.
(odesi un calpestio)
SECONDO 27 Clo. Alcun vien... separiamci. Elv. Potrò vederti ancora ? Clo. Al nuovo giorno.
Elv. Oh gioja!
Clo. Allor che sorgerà P aurora 5
Presso il romito bosco , Al cospetto del Cielo Da te riceverò P addio supremo.
Elv. Oh! divina bontà, (cadendole a piedi, e baciandole
Clo. Forza è lasciarti. la mano)
Elv. Ciel! Xirkpatrick... Vallace... ah! parti, parti.
( Clo, s3 allontana )
SCENA IV.
VàLLACE, KlRRPATRICK, e detto.
Val. Solo non eri in questo luogo.
Elv. Ebbene?
Val. Un grato abboccamento
Giungemmo a disturbar. Elv. Vi chieggo io forse
A che mirate ? Kir. E d' uopo
Gli è che tu*l sappia... e più d'ogni altro, o Elvino. Val. Stolto!., e che importa al di lui padre ormai.
Se diserta da noi ,
Se in segreto egli aspira
A servir Odoardo ? Elv. E donde il sai?
Val. Dal fuggir di Clotilde, e dal tuo stato. Elv. E tu mi vegli ? Val. Io stesso.
In questo cor lanciasti
Fin da ]eri il sospetto.
2 8 ATTO
Elv. Ma se amassi?
Kir. Sleal!
Elvt. Se amato io fossi.
Come tu il supponesti? Val. Segui. Elv. L' amor ? Kir. Sarebbe vii.
Elv. Clotilde? Val. Esser tua non potrebbe. Kir. Sortita elP è da detestato sangue. Val. E tu gemi, e ti prostri appiedi suoi? Elv. Ma di qual dritto il cieco furor vostro . . . Val. Un solo accento, e ti sarà palese. Sai tu 5 Elvino ? che sia Voce d^ onor ? Elv. Dal padre mio F appresi}
Ma F onor mio riposto E nella gloria delle pugne : io fuggo Il mio tetto paterno e la mia patria 5 E in Inghilterra'-., d' Odoardo allato. Me la speme strascina ed il mio fato. Val. Mentre la Scozia - depressa langue , Che stilla sangue - vacilla e muor. La spada impugna - più reo ti rendi . . . Agli empj vendi - e vita e onor. Elv. Presso Odoardo - F onor m- attende : A lui s' arrende - d' Elvino il cor. Mi tragge all' armi - furor di gloria } Sol di vittoria - è ardente il cor. Kir. Gressingha un vecchio - perir facea ; Queir alma rea - svenar lo fò. Da noi vendetta - F estinto aspetta, E la domanda - la vuol da te. Elv. Un vecchio? qual mistero!
Un vecchio ei spense?.. Oh Dio!
SECONDO 29 Kir. Pria volse a te il pensiero...
Elv. Oh ! parla !..
Kir. No '1 poss' io.
Val. S' ei cede il cor ti squarcia !
Elv. Maxwell ?..
Val. Sì , sciagurato !
Ei stesso fu svenato :
Tuo padre cadde spento
Per man del traditor. Elv. Che sento, ohimè! che sento!
Non reggo al mio dolor. (a 3)
Elv. (La sua vita, che venne recisa,
Non difesa non salva fè il figlio. Forse... ohimè! nell'estremo periglio Maledetto il suo labbro m'avrà. Questo dubbio mi lacera il core ... Ogni pace a me tolta verrà.)
Val. Kir. Ei vacilla, egli oppresso respira! (fra loro
in disparte osservando Elv.) Il rimorso congiunto coli' ira Ogni laccio d' amor scioglierà. Egli piange... egli freme d'orrore... La sciagura alla patria il darà. Elv. E dunque vero?
Kir. Sì} fu trafitto.
Il gran delitto Vid' io compir. Elv. Che far? che dire?
Val. Seguir virtù.
Elv. Io vo' morire !
Val. Viver dèi tu.
Elv. Vivrò , ma V empio
Cada svenato } Ma vendicato Sia il genitor.
3o ATTO Val. Poh modo a' tuoi trasporti :
Calma quell' ira ornai I Vendetta immensa avrai Del perfido uccisor. Elv. E a che tardiam? Val. La notte ,
Fausta a' miei voti e a' tuoi, D' un1 ombra protettrice ne circonda. Oui , avvolti nel mistero , Giunger vedrai fra poco. Da me chiamati , i generosi amici , Che udranno i tuoi lamenti : Udran pel labbro mio Come per Bruce s' abbia ■ Ad affrontar la sorte 7 E vendicarti . . . (a 3) Ah si!.. Vendetta, o morte.
Vendetta orrenda , - vendetta intera,
Domanda e spera - fremendo il cor. Sciagura agli empj !- sterminio e morte!
Sia il cor del forte - chiuso al dolor. Vicina è P ora - della vittoria . ..
Desio di gloria - e1 infiammi il cor. Val. Dal bosco udir mi sembra
Indistinto fragor. Elv. Udiam. Val. Silenzio. Kia. Di numerosi passi Risuona la foresta. Elv. Il fragor più s'appressa. Val. Chi s' avanza ;
SECONDO
3ì
SCESA V.
Abitanti della Contea di Lanerk, e detti.
I. Coro Gli amici di Lanerk.
Val. Kir. Essi... Oh ventura!
Elv. Oh ? vendetta!
(a 3) L' avrem : è ornai sicura.
I. Coro Con ardor, volle il cor
La distanza superar , E i pericoli affrontar } Purché veggasi Roberto Sulla Scozia al fin regnar. Ne fu guida la speranza 5 Ne die forza la costanza... Resta or V onte a vendicar. Val. Voi di Lanerk , o generosi figli 5
Primi veniste... e il vostro ardor ne scuote. Kir. Imitarlo sapremo. (suono di tromba)
Di Clydesdale panni udir lontana La tromba risuonar. Lieto ti mostra: Un Dio ci unisce, e la vittoria è nostra.
SCENA VI.
Abitanti della Contea di Clydesdale, e detti.
II. Coro Negli affanni e lo squallore
Langue Bruce e ai mali indura 7 Mentre P A ligio usurpatore, Tien la Scozia in servitù. Toglier Brace alla sciagura Forse noi non potrem più. Val. E scusabil la tema
32 ATTO
In chi vive qual noi.
Affidatevi tutti alla mia speme !
Ci arriderà ventura . . •
Ne ha fede il cor. Tutti Vendetta è ornai sicura.
Kir. Mancan di Buie adesso
I magnanimi solo.
Val. Onde celate
Rimangan le lor traccie, E ad ingannar chi ne sorveglia forse 5 S' apron co' remi loro Sul mobile elemento
II sol sentier che non inganna mai. ( vedami
alcune navicelle che approdano lentamente alla riva)
Kir. Secondata è la speme
In cui tanto t' affidi.
Non odi tu? Val. Chi vien?
SCENA VII.
Abitanti dell' Isola di Bute, e detti.
III. Coro Di Bute i fidi.
I tre Cori Vallace, sol per te Tre popoli s' unir} E chiedono seguir
Il tuo destino. Parla : fra noi non v' è Chi opporsi a te saprà. Se pace incontrerà
Sul tuo cammino. Val. Le belve più feroci
Che inondan la campagna
Morte recando e spavento e terrore,
SECONDO 33
Mali adducon men crudi e men funesti
Di quelli onde ne grava un Anglo ingiusto. Kir. Oggi sia dunque dato
Santa lega formar fra noi concordi ,
Perchè alfiiY spento dai Scozzesi ei sia. Cobo di Cly. Gressingha?.. Oh qual terrore!
Freme ed agghiaccia in. sol pensarlo il core. Kir. Ma non a tradimento : in campo aperto.
A singoiar battaglia
Lo sfiderem co' suoi}
E qui, soltanto voi
Potreste opporvi a sì glorioso vanto ? Coro ni Cly. Ma desso... Oh qual terrore!
Freme ed agghiaccia in sol pensarlo il core. Val. Usi a soffrir da lungo tempo il peso,
Le pene sopportate
Delle vostre sciagure... Oh! almen pensate Al vostro Prence amato , alle famiglie } Alle spose , alle figlie ,
Clie ornai più asil non han nel vostro tetto. Kir. Più sicuro fra noi non v' è ricetto. Val. Contro cotante infamie, invano, o amici,
Reclama umanità. Roberto attende
Tutto da noi Scozzesi }
E tolto a^ suoi perigli
Darete in esso un Nume ai vostri figli. Cori Che far dobbiam? palesa il tuo desio. Elv. La morte vendicar del padre mio. Cori Maxwell l qual era il suo delitto? Elv. Ila salvo
Da morte un innocente. Cori Empio assassinio è questo. Val. Mostriamci offesi alfine
Di cotanta baldanza: .
NelP ombra e nel silenzio
<2*
34 ATTO SECONDO
Àrmiani le destre, e minacciamo i rei. Tutti Sì: armiam le destre, e minacciamo i rei. Val. Il giorno fìa che sorga Di vendetta e di pace. Lo affretterete voi? Tutti Non lo temer... sì} tutti. Val. Presti a vincer ? Tutti Sì} tutti.
Val. Presti a morir ? Tutti Sì } tutti.
Val. Ebben giuriamo
In faccia al firmamento Fede e concordia in ogni rio cimento. Tutti Giuriam, giuriamo - pei nostri danni, Pei mali nostri, - pei nostri affanni: Al Dio dei Regi - e dei pastori Morir di Bruzio - sostenitori. Se un uomo debole - v' ha qui fra noi Lo privi il Sole - de^ raggi suoi} Non oda il Cielo - la sua preghiera} E giunto al termine - di sua carriera La terra accoglierlo - ricusi ancor. Elv. Già sorge il dì.
Kir. Segnai per noi d' allarme.
Val. Di vittoria.
Kir. Qual grido
Rispondere vi deve? Val. All' arme !
Tutti A1P arme !
FINE DELL1 ATTO SECONDO.
SCENA I.
CAMPESTRE ED AMENO LUOGO REMOTO. Clotilde, ed Elvino.
Clo. JLilvino ! e donde nasce
La tua disperazion ? è questo, parla.
Questo il tenero addio, che m' attendea?
Tu parti , ma ben presto
Ci rivedrem , lo spero. Elv. . Ab, no! qui i*esto,
Resto per vendicar il padre mio. Clo. Cbe speri tu ?
Elv. Nulla che sangue io spero.
Ai favori rinuncio della sorte ,
À tutto ciò che aspiro,
Alla gloria, a te stessa... Clo. Elvino , a me ?
Elv. Fu tratto a morte il padre
Sotto un ferro omicida egli è caduto 5 E...
Clo. Ohimè !
Elv. Non sai tu forse
Chi dirigesse il colpo ?
35 ATTO Clo, Ah ! freme 11 cor oppresso ! . . Elv. Te '1 disse il tuo terror. . . Gressingha. Clo. Ei stesso?
Ah! se privo di speme è V amore, Non mi resta che pianto e terrore : Infelice per sempre sarò. Un delitto , mi toglie il mio bene} Fa più acerbe le immense sue pene, Nè il suo duol confortar io potrò. Ah ! che invan provocando il destina
A te salda serbai la mia fé} Chè se tu non mi sei più vicino.
Sarà morte la vita per me. E, per colmo di duol così rio,
A te un padre il delitto rapì} Ne divider, piangendo, poss' io Quel destin che te stesso colpì. Ma, in onta a un fato barbaro,
Per sempre il mesto cor Conserverà V immagine
Del mio libera tor. (odesi suono lontano)
Elv. Qual fragor? quai suoni ascolto?
Che sarà? Clo. Warem si desta.
Elv. Ei verrà dal fui min còlto.
Clo. Oggi scende ad una festa ,
Che a Sterlinga fò bandir. Fuggi, ah! fuggi un peggior male!
La sua gioja è ognor fatale.
Se mai priego al cor ti scese
Fuggi , o misero . . . Elv. Io fuggir?
Clo, Se a me niega di seguirti
Reo poter di sorte austera,
L' alma mia ti segue intera,
Fida sempre al tuo soffrir.
TERZO 37 Elv. Fanno insulto al duol que' canti...
10 qui resto per punir. Clo. Pensa, Elvino...
Elv. Al padre io penso . . .
(a 2) Sacrifizio io gli offro immenso
Se ti lascio nel martir. Dunque addio ! per sempre addio !
11 destin si de' compir. (partono pei* lati
opposti)
SCENA IL
GRAN PIAZZA DI STERLL\GA PARATA A FESTA. Noi fondo il Castello abitato da Gressingiia e da Clotilde. Da una parte è inalzato un palco pel Reggente ed i Grandi. Nel mezzo è inalberato lo stendardo d1 Inghilterra.
Gressingiia , Baroni, Macgregor , Guardie, Soldati, Scozzesi, Mfnestrieri, Paggi, Montanari, Popolo, ecd
Coro di Sol. Gloria al poter supremo !
Viva Gressingha , Terror del mondo in ter. In pace ed in battaglia L' anatema egli scaglia Sul popolo e il guerrier. Viva Gressingiia! Coro di Scoz. (Ben altre leggi avremo, Roberto , un dì da te. Il tuo poter supremo
Fia sempre amore e f e . . .) Gres. Tema ognun la mia vendetta,
Se le leggi non rispetta , Se ricusa d' obbedir. Dee ciascun , come al Re istesso5 ogni grado e d' ogni sesso. Queir insegna riverir. (sale coi Bar.
il palco)
38 ATTO
Coro di Sol. Gloria al poter supremo !
Viva Gressingha, Terror del mondo inter. In pace ed in battaglia , L' anatema egli scaglia Sul popolo e il guerrier. Viva Gressingha.
{Durante questo coro tutti gli astanti diedero omaggio * pro- sternandosi all' insegna inalzata nel mezzo della piazza)
GnEs.Della vostra obbedienza oggi Odoardo S' abbia novello pegno. E a voi noto, o Scozzesi, Con qual freno io vi regga. Dove i miei voti ognun di voi prevegga. Ma severo , tremendo io sono allora Che meco ingiusti siete , E provocate il mio furor estremo. Coi canti e in un co'' giuochi Di questo dì P orgoglio Sia da voi celebrato - udiste? - il voglio.
{Alcuni Meneslrieri accompagnano colla sola voce Una Canzone a Ballo , cantata dalle Mont. Scoz.')
Menestrieri
La tua danza sì leggera,
Pastorella forestiera,
Oggi al canto s' unirà. Fior la terra più gentile
Neil' aprile - non ci dà.
Montanari
Quel!' agii piò
Ch' egual non ha , Più vaga in le Fa la beltà.
TERZO 39 In ogni età - s' onorerà S'esalterà - la sua beltà.
Tutti
E al vago amatore La vergin donzella Di danza sì bella L' offerta farà.
TERMINATA LA CANZONE ALCUNI SOTRONI COSTRIN- GONO LE MONTANARE A DANZAR SECO LORO.
SCENA III.
VALLACE 5 OlAO , e detti.
MAC. Inchinati ? Superbo. (a Val. che attraversa La scena
senza far riverenza ali3 insegna)
Val. Nella fiacchezza sua puoi tu il soffrente
Con orgoglio avvilir... me no, che sprezzo Qualunque eccesso che a viltà mi spinga.
Mac Miserabile!
Scoz. (Oh! qual funesto ardire!
Per lui temer dobbiamo ! ) Mac Avvi chi tenta (a Gres.)
Infranger le tue leggi. GRES.QuaPè, qual' è l'audace? (scende)
Mac (additandoglielo) E al ttlO Cospetto.
Val. Il tuo poter rispetto
Misurato alle leggi } ma nemico ?
Nemico tuo senza timor mi vanto. Gres. Cedi ? superbo j o trema.
La mia voce, i tuoi detti,
Ti minacciano insiem. Mira quell' armi ,
Osserva que' soldati. Val. Io t'odo... io vedo...
Ma nulla intendo ancora.
4o ATTO
Gres. Colui che mal conosce il suo dovere ,
Non freme in preveder la propria sorte? Val. Io la conosco : esser non può che morte. Mac. Questo ardire, signor , me lo palesa: E Guglielmo Vallace , è quelP indegno Che Arcibaldo sottrasse al vostro sdegno. Gres. S' arresti olà !
Sol. (.irresoluti) Gli è desso
QuelP uom pietoso tanto , Cui non ha pari il cor. Gres. Per lui non v'ha pietade :
Lo voglio in poter mio. (i Sol. spo- gliano delle sue anni Val, e lo circondano) Val. L' ultimo almen foss' io
Scherno del tuo furor.
( Insieme )
Gres. Mac. e Sol.
Quel fasto m' offende , Già piega , già cede
Furioso mi rende: Depresso, avvilito:
Dal fulmin colpito Dal fulmin colpito
Piegar lo vedrò. Ch' ei stesso invocò.
Val. (ad Ola.) Ola.
T'invola al periglio, Quel fulmin che pende.
Diletto mio figlio, Disdegno m'accende...
E lieto, te salvo, Ma teco o colpito,
Contento morrò. O salvo sarò.
Val. Corri alla madre, e fa che tosto incenda,
(sottovoce ad Ola.)
De5 nostri monti sulla cima estrema , La fiamma, che segnai sia di battaglia
A? nostri amici. (Ola. sia per allontanarsi ed è
veduto da Gres.)
Gres. Arresta! (ad Ola.)
(Cotanta tenerezza,
TERZO 4* La mia vendetta compirà.) Rispondi: (a Val) E tuo figlio costui? Val. Il sol.
Gres. S'arresti anch'esso. {ai Sol.)
Val. Egli pure ? ma come ?
Il suo fallo qual' è? Gres. L' esserti figlio 5
Il tuo parlar:, l'incauto orgoglio tuo. Val. Deh ! non volerlo : nella mia sventura
Di lui non mi privar. Per lui soltanto
È meno grave il pondo
Della catena che strascino al Mondo 5
E non a me soltanto,
Ad una madre è necessario e caro :
Essa, nell' amor suo , tempra 1' amaro
D'un avverso destin, d'un Cielo irato...
Non lo rapir a lei , piangendo il prego :
Libero il rendi... e a te, signor, mi piego. (s'inginoc.) Gres. Ecco quell' UOru temuto, {con amaro sarcasmo j e de*
Quel vigil cacciatoi-... La tema il vince3 rìdendolo}
Lo abbatte un detto. Val. {alzandosi) Ah ! questo avvilimento
E giusto , il merto ... e fu ben reo consiglio
Quel di prostrarmi a te. Gres. Muoja suo figlio. (In questo
entra Clotilde)
SCENA IV*
Clotilde , Damigelle , e detti.
Clo. Che fai ? sentenza orrenda ! Sol. Entrambi den' morir.
Mow. (Ancor dovran soffrir.)
Gres. State: non sian troncati I giorni loro odiati !
4 2 ATTO
Vivano pur... ma i rei
Ribelli ai voti miei,
S1 allegrerai! fra' ceppi
Del loro folle ardir. Clo. Che? il figlio? Ah no! t'arresta...
Crudel sentenza è questa. Gres. Dato fu il cenno ? e basti.
Meco tu invan contrasti :
Il fìllio ancor ! Clo. Giammai...
Giammai finche vivrò. In nome del Sovrano
Suo figlio a me sia dato ! 0* Sol. irresoluti attendono un cenno di Gres.)
Qui ciascun vedi , o insano ? Contro di te sdegnato, E non ti pieghi ancor? Mac. eSoL. Cedete! il padre -almen ne resta.
(Gres. cede3 e fa cenno che Ola. sia ciffìdato a Clo.)
Mon. Ah sì ! del Cielo - boutade è questa.
Vallace ? Ahi tristo ! - vii premio ottiene, Colle tue pene - la tua virtù ! Mac. Mormoran essi -non gli odi tu? {a Gres.)
Gres. L' audacia delF infido
NelP odio lor rinasce 5 Ma intanto a nuove ambasce Lo serba il mio furor. Mac. E il tenti?... ognun qui freme
Deh pensa ! . . . Gres. A che temer?
Fra ceppi il popol geme 5 Le ardire è a lui stranier. Traggasi a nuovo orribile supplizio Entro la torre a cui fa cinta il fiume, Mon. Grazia!
Gres. Apprendete come
TERZO
Il Reggente v'appaghi - ai rettili io lo dono
La lor fame vorace
Gli schiuderà il sepolcro ! Ola. Ah padre!
Val. Ah figlio!
Mon. Grazia !
Gres. Giammai !... non cangia il mio consigi
Gre. Mac / E il suo destili segnato 3
e Sol. Nò. può fuggir V odiato
A1 . , mio r Al giusto iuror. ° suo
Clo. 1 E seco il Ciel sdegnato,
Ma fia per me salvato
Al figlio il genitor.
Val. / Affretta il reo mio fato ,
Ma il figlio almeno , o ingrato !
Sia tolto a tanto orror.
Ola. I Ah ! se mi vuol V ingrato *
Da un padre separato ?
In voi fidanza ha il cor.
Mon. 1 Ahi misero ! A qual fato
Serbato - è il suo valor.
Gres. Si sgombri olà il recinto 5
O a' piedi vostri estinto
Faccio costui cader.
Mac. e Sol. Il cenno ognun rispetta :
Temon la tua vendetta.
Mon. ( Silenzio ! è forza ancora
Coprirsi nel mister. )
Val. Anatema a Gressingha !
Ola. Udite la sentenza ?
Mac. E noi tanta insolenza
Dovrem soffrir ? - tacer ?
Gres. Se alcun di loro inoltrasi
Si faccia al suol cader.
44 ATTO TERZO
Clo. Ah! vieni meco, affrettati:
Fuggiam da quelP auster. Val* Oh figlio ! ^ -, v \ ,
Ola. Oh padre! 0h <lual SUPPW
Serba di me pensier. Mon. Anatema a Gressingha !
Sol. Di morte è sul sentier.
{Gres,,, Mac. ed iSol. si schiudono colla forza un passaggio fra il Popolo trascinando Val. Ciò, seco conduce Ola, ed il popolo , in* calzato dai Sol. , si allontana nella massima costernazione)
FINE DELL' ATTO TERZO.
SCENA L
INTERNO D1 UNA RUSTICA ABITAZIONE. Una porta che mette ad altre stanze è socchiusa.
ELVINO solo.
3N"on mi lasciare, o speme di vendetta! Vallace è fra catene. Impaziente
10 di pugnar V istante affretto. In questo Caro asil...qual silenzio!
Ascolto... e de' miei passi odo soltanto
11 suono. Oh! vada in bando
11 segreto terror . . . entriam. Gran Dio! {dopo
aver fatto alcuni passi onde penetrare nelle stanze interne)
No: mio malgrado io sento Ch" entrar mi vieta il mio crudel tormento. O muto asil del pianto,
Dov' io sortiva il dì: Jeri felice, ahi quanto!
Oggi fatai così. Invano il padre io chiamo: Egli non m'ode più!
46 ATTO
Fuggir quel tetto io bramo.
Che caro un di mi fu. Mon. Vendetta! (didentro)
Elv. Oh mia speranza!
D' allarme io sento i gridi.
Al giuramento fidi
Gli adduce onore a me.
SCENA IL
Montanari, e detto.
Mon. Fatto prigion Vallace,
D'ogni soccorso è privo j Dai ferri dell' audace Sciogliere alfin si de\ Dell' armi aver vogliamo, Salvarlo poi con te. Elv. Ah sì! amici ... correte, volate
Dove sta la deserta brughiera } Spade, accette ed ogni arma guerriera, Voi potrete colà ritrovar. Coro Ah! si voli la destra ad armar, (escono
Elv. Dal pianto ornai si resti! precipitosi)
L' ira al pensier si desti Di mia fatalità. Chi un padre a me rapiva, Chi d' ogni ben mi priva La morte incontrerà. Coro Andiamo, Elvino, andiamo! (tornando)
Presti a pugnar siam già. Elv. Sì, venite: delusa la speme
Non verrà di sì fervida brama. Gloria, onore, vendetta ci chiama; E Vallace per noi non morrà. Coro Sì, vendetta! .delusa la speme
D'ogni Inglese per noi resterà, (partono)
QUARTO
47
SCENA III.
IL FIUME FORTH. Vedesi parte del ponte che conduce a Sterlinga. 11 fondo è ingombro di dense nubi foriere di procella.
Elspa? e Montanare.
Coro Resta ornai! ti perde il duolo:
Non ascolti il suon di guerra? Els. A Giessingha anelo io solo.
Coro Dal crudel che puoi sperar?
Morte! morte! Els. Io la bramo . . .
Ah sì! la voglio; che qui trovarmi ? e piùva Di Vallace e d' Olao, non fia ch'io viva.
SCENA IV.
Clotilde 5 Olào? e delie.
Ola. Ah madre! (didentro) Els. Chi parlo ? Questa soave
Voce a me cara... Ola. Madre! (didentro)
Els, Udirlo p armi .. . {escono
Ciò. ed Olao )
E desso! E desso! Oh sorte! il figlio mio.,.
Ma... ohimè! tuo padre i passi tuoi non segue? Ola. Ai ferri onde fu cinto
Togliersi alfìn potea, che da Clotilde
Egli salvato venne. Els. Tu 5 d'ogni ben capace ?
Esser P angel per noi potrai di pace.
43 ATTO
(a 3) _
Clc. Sottratto a orribil nembo ,
A te ritorno il figlio. Di bella pace in grembo , No *1 giungerà il periglio : Clotilde a voi predice Un termine al dolor. Con me la speme il dice. La speme ond1 arde il cor. Els. Ola. Vivrem di pace in grembo : N1 è il labbro suo presago. Del Ciel, cessato il nembo, Ella è per noi P immago 5 E s' ella ne predice Un termine al dolor, La speme in essa il dice Col suono dell' amor. Els. E per partire i nostri mali estremi Su queste rive dimorar vi piace, Voi d'ogni prode speme e forse orgoglio? Clo. Esservi ostaggio di Vallace io voglio 5 E qui la mia presenza Del suo tornar risponde. Els. Del suo tornar? e vana Non sarà questa speme? Ma perchè non seguiva i passi vostri? Ola. Egli mosse a pugnar. Clo. Mosse a vittoria.
Els. A pugnar?., giusto Ciel! .. egli è perduto.
Ovunque è morte pel mio sposo intorno. Ola. Oh! qual pensieri., corretto Sia questo obblio fatale 5
E di salvezza alfin splenda il segnale, (per partire) Els. Che speri tu?
Ola. Giovar al padre intendo !
QUARTO 49 Gii umano ha cor, si scuota Al sorger di quo' fuochi 5 e iu ogni riva In cui PAnglo discenda
Che amari Brace i Scozzesi ovunque apprenda.
( corre rapidamente )
Clo. Qtial mai fragore è questo? (la bufera si unisce
Els. Sovra Pali del vento al suono di guerra)
Morte passeggia... ah! il mio Vallace è spento!
(disperatamente si pone in ginocchio e seco tutte)
Els. Tu che P appoggio
Del debol sei Ascolta 3 o Cielo, I voti miei. Se il mio Vallace Tu non difendi ? Se non me '1 rendi Di duol morrò. Deh ! frangi il giogo Che ci fa oppressi} Punisci il fallo Negli empj islessi.
Salva Vallace (unitamente alle
Dal suo periglio . . . montanare) Un padre al figlio Mancar non può.
SCENA Y.
ArCIBALDO 5 e dette.
Arc. Io lo vidi ? io lo vidi...
Egli imboscato tiensi
Nella vicina selva ?
Ove nascosto attende
Gressingha che a pugnar seco discende. Els. Ah! se lo regge il Cielo
3
5o ATTO QUARTO
In causa così giusta,
Se gli è di scudo e guida ?
Col legittimo Re salvi noi siamo. Clo. Cauti ad esso moviam !
Tutti A lui corriamo, (partono)
(, La procella imperversa* Il segno della battaglia è dato. I soldati di Gre. son presso ad attraversare il ponte : ad un tratto uno squillo di tromba parte dalla selva * a cui vieti risposto da lontano. In questo momento il ponte precipita j e sommerge nell'onde gV Inglesi che sono ivi pure incalzati e tratti a mal termine dai Mon- tanari scozzesi^ alla cui testa per una parte vedoìisi Val. ed Elv. e per V altra Kir. j che 3 con ardore lanciali" desi nel fiume^ cerca di Gre. che trova,, e lo fa spento)
SCENA ULTIMA.
Tutti gli Scozzesi.
Tutti Viva Vallace! Viva!
Elv. A lui dovrà la Scozia, a lui soltanto
D' esser lieta e tranquilla il nobil vanto. Tutti Tutto cangia : il Ciel s' abbelìa, L'aria è pura, il di raggiante. La Natura è lieta anch' ella:, E allo sguardo incerto, errante Tutto dolce e nuovo appar. Salvo è Bruce - Egli è la luce Che al trionfo de' guidar. {Prima di questo insieme la buferà avrà cessato. A poco a poco si saranno dileguate le nubi lasciando vedere il fon- do della scena la cui prospettiva è chiusa da elevate mon- tagne sotto cui il panorama delia Città di Sterlinga^ de3 Villaggi circostanti illuminati dagli ultimi raggi d<.l Sole cadente.)
FINÈ DEL MELODRAMMA.
fàaJXo h wfl^o dwaiUtt m fn> atti
COMPOSTO E DIRETTO DA
SALVATORE TAGLIONI
TlLaeJtto di pet^cjiotiauieuto De(fe c)t. cScuofe Di Tfbafflo e (Toitipojito^e De'cJLeafi teatri Di T&apoft.
WVERTIMEIXTO.
j£/ applaudissimo Romanzo Storico del Manzoni sarebbe stato argomento di un gran ballo, se la cir- coscritta arte mimica valesse a superare le moltis- sime difficoltà che si frappongono , onde presentare un lavoro > che y in parte , sia degno deW altissimo soggetto. E comunque il Compositore non ne deponga totalmente P idea , osa frattanto offerire un Ballo di mezzo carattere, nel quale ha procurato di raccozzare fra loro alcune delle più belle ed interessanti scene, onde formarne una semplice mimica azione. Ardisce quindi lusingarsi che gli verrà condonato V essersi allontanato dal sommo originale che prese a norma, tanto neW andamento quanto nello sviluppo dell' a- zione. — In questa lusinghiera fiducia il Compositore abbandona sè e l'opera sua alla esverimentata gen- tilezza del Pubblico AI danese.
PERSONAGGI
55
ATTORI
DON RODRIGO.
RENZU TRAMAGLINO, giovine
e ricco contadino promesso
sposo di
LUCIA MONDELLA, figlia di AGNESE.
CRISTOFORO , vecchio di e- semplari costumi, decano del Villaggio.
DON ABBONDIO, Podestà.
TONIO, amico di Renzo.
IL GRISO, Capo depravi di D. Rodrigo.
Sig/ Ramacini Antonio.
Sig.T Lasina Antonio. Sig/ Muratori Gaetana. Sig/ Konzani Cristina.
Sig.r Bocci Giuseppe. Sig/ Baranzoni Giovanni. Sig/ Vigano Dayide.
Sig/ Fietta Pietro.
Bravi. - Contadini e Contadine. Marinari. - Soldati Spagnuoli.
I^a scena ha luogo parte in un Villaggio sulle sponde del Lago di Comoj parie nel palazzotto di D. Rodrigo poco di- stante dal Villaggio istesso.
(Anno 1628)
ATTO PRIMO.
Estremità di un villaggio in riva al Lago di Como. Casa di yJgnese. Pieve con campanile. In lonta- nanza y sulla collina y Palazzotto di D. Rodrigo.
Don Rodrigo, dopo avere ordinato a due suoi Bravi di tenersi in disparte , giunge in questo luogo per veder modo di parlare a Lucia, della quale e vivamente preso d' amore. Esce di fatto Lucia dalla sua casa , impaziente per non veder anco giungere le amiche che debbono accompagnarla alle nozze. La donzella mostra grande meraviglia nello scorgere D. Rodrigo, e vorrebbe tosto rientrare in casa, ma quegli la trattiene e le fa viva istanza perche ella corrisponda alP amor suo. Lucia cerca da prima prenderlo colle buone , ma vedendo la insistenza di lui , gli manifesta esser promessa iti isposa ad altri , e dover anzi nella giornata seguire il ma- trimonio. — Rabbia di D. Rodrigo a tale inaspet- tata novella: Lucia, cogliendo questa opportunità, ritorna frettolosa in casa. D. Rodrigo volge tostp in animo il pensiero di frapporre ostacolo a codeste nozze , e mentre è per chiamare i suoi due sche- rani, è costretto a celarsi per non esser veduto dalle compagne di Lucia che giungono festose re- cando nastri e fiori per adornare la sposa. — Lucia
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esce dalla sua abitazione, ed invita le amiche ad entrarvi per allestir V occorrente, ed aspettar Ren- zo. Essa non può però celare la sua agitazione, pensando a quanto poc* anzi le e accaduto con D. Rodrigo } e nel volgere gli occhi, vedendo che egli di nascosto la minaccia , corre in casa. Le con- tadine la seguono.
Si mostra nuovamente D.Rodrigo, e giurando che le nozze non si faranno, chiama a se i due Bravi , e loro ordina di cercar D. Abbondio per di- chiarargli in suo nome eh' ei non vuole che quelle seguano. — Ciò detto , si allontana prendendo la via del suo palazzo.
I due Bravi meravigliati per V ordine ricevuto si fanno varie reciproche interrogazioni, quando scorgono venir da lunge la persona di cui debbono andare in traccia.
D. Abbondio, or leggendo scritture del proprio officio, or levando gli occhi, giunge in questo luogo, e si mostra poco contento di essersi incontrato in que' due , ma finge di voler proseguire il cammi- no. ~ I due Bravi, fatto un cenno d'intelligenza, gli si paran dinanzi , e gli domandano se egli ab- bia intenzione di far seguir le nozze tra Renzo e Lucia. — Alle confuse parole del Podestà, i due Bravi gli manifestano i voleri del loro padrone, e gli domandano una risposta. D. Abbondio imba- razzato mostra la sua indecisione-^ ma i Bravi, to- gliendo le armi, lo minacciano della vita se non eseguisce gli ordini di D. Rodrigo, e partono. D. Ab- bondio vorrebbe trattenerli e parlar loro, ma dessi, non curandosi di lui, si dileguano e lo lasciano nel più grande imbarazzo. — Mentre il Podestà volge in mente varj pensieri, giunge frettoloso Renzo che, contento di trovarlo colà, vuole condurlo in casa
della sposa per poi andare uniti al tempio. D. Ab- bondio cerca de' pretesti , ed alle ripetute inchieste di Renzo lo prega finalmente di differire per qual- che giorno gli sponsali. Renzo , cui questo diffe- rimento punto non piace 3 ne vuole assoluta- mente conoscere la causa, e D. Abbondio procura calmarlo con vaghe parole. Si odono frattanto giun- gere i compagni di Renzo, e, mentre costui per pochi istanti volge ad essi lo sguardo, D. Abbon- dio coglie questa opportunità per sottrarsi alle in- chieste di Renzo, e frettolosamente parte. Renzo tosto di ciò si avvede , e corre a raggiungere il Podestà.
Giungono da tutte le parti contadini e con- tadine per festeggiare le nozze , mentre Agnese , Lucia e le sue amiche escono dalla casa. Cristo- foro e Tonio fanno i loro augurj alla sposa, ed il vecchio Cristoforo invoca sul capo di Lucia la be- nedizione del Cielo. Lucia, che credeva trovar Renzo, rimane sorpresa in non vederlo, e ne dimanda alla madre. — Costei tenta calmare le inquietudini della figlia, dicendole che giungerà fra poco, essendo an- dato in traccia del Podestà. — Intanto i contadini, attendendo l' arrivo dello sposo , intrecciano liete danze. — Vengono queste interrotte da Renzo che frettoloso giunge, e quasi fuori senno annuncia che le nozze non possono più aver effetto stante che D. Rodrigo ha ordinato al Podestà di sospenderle. Sorpresa generale. — Cristoforo ed Agnese, ad evi- tare ulteriore schiamazzo, licenziano i contadini che per varie vie si allontanano. Rimasti gli sposi con Cristoforo Agnese e Tonio, Lucia palesa loro quanto e avvenuto fra essa e D. Rodrigo. — Rabbia di Renzo, e rimproveri alla promessa sposa per non aver palesato prima gli amori di D. Rodrigo. — ri
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Cristoforo cerca tranquillare gli animi di tutti , e promette di recarsi tosto da D. Rodrigo per pie- garlo a dar l'assenso alle loro nozze. — Tutti ap- provano il suo progetto, e Renzo propone che, nella prossima notte, debbano, egli e Lucia, recarsi alla casa del Podestà per ivi maritarsi segretamente. — Ad Agnese piace questa proposizione : Cristoforo vi si oppone, non trovando regolare un tal modo di procedere. — Gli sposi fingono rinunziare al loro progetto, e Cristoforo contento parte alla volta del Castello di D. Rodrigo. — Gli sposi ed Agnese , convenuto P occorrente pel meditato disegno, per vie diverse si allontanano.
ATTO SECONDO.
Luogo terreno nel palazzo di Don Rodrigo.
Alcuni Bravi sono adunati aspettando il loro padrone, e parte di essi bevono, parte giuocano, parte si trattengono intorno a taluni contadini che li rallegrano con le loro danze. D. Rodrigo scende impaziente da' suoi appartamenti in traccia del Griso, per sapere se le nozze sieno state sospese, ed ordina ai bravi ed ai contadini di ritirarsi. Giunge dopo pochi istanti il Griso, e dice al pa- drone che i suoi ordini sono stati eseguiti appun- tino. D. Rodrigo giubila vedendo che il suo pro- getto va a seconda de' suoi desiderj. Viene annun- ziato a D. Rodrigo che un venerabile vecchio chiede parlargli* e dietro P ordine suo viene questi in- trodotto.
Cristoforo implora la pietà di D. Piodrigo a prò di Lucia. D. Rodrigo sulle prime fìnge di non intendere, ma alle reiterate inchieste e pr e ni tue di
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Cristoforo gli risponde , che se ella vuole esser si- cura si venga a mettere sotto la sua protezione, ed egli la difenderà. — A siffatta proposta la indegna- zione di Cristoforo, fin allora repressa, trabocca, è prorompe in rimproveri contro D. Rodrigo , e gli risponde che colei non ha bisogno della sua protezione, poiché è sotto quella del Cielo. D. Ro- drigo da prima deride il vecchio : alle sue pun- genti ed ardite parole , poco a poco però s' in- fiamma di sdegno. Ed al sentire che Cristoforo lo minaccia dell'ira Divina, e quindi lo maledice, egli afferrandogli rapidamente per aria la mano minac- ciosa che è rivolta al Cielo, gli ordina imperiosa- mente di partire. Cristoforo china il capo e parte, lasciando D. Rodrigo assai agitato.
D. Rodrigo, scuotendosi alquanto, chiama a se il Griso, e gli dice che assolutamente vuole nella notte rapire Lucia. — Il Griso risponde esser pronto a' suoi comandi, e, chiamati gli altri compagni, co- munica loro gli ordini del padrone. Questi fa loro sapere che egli anche li accompagnerà, e, dopo aver concertato il loro disegno , partono per preparare ciò che bisogna alla sua esecuzione.
ATTO TERZO.
Villaggio come al primo atto. ~ Notte.
Lucia ed Agnese attendono che Renzo venga a prenderle, giusta il convenuto. — Giunge frat- tanto Cristoforo , e narra loro che per parte di D. Rodrigo non vi è più cosa a sperare} poiché il suo cuore è chiuso ad ogni senso di umanità e di giustizia. — Agnese e Lucia mostrano allora a Cri- stoforo essere indispensabile eh' essi tentino ogni
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mezzo presso il Podestà per maritarsi iti quella stessa notte. — Cristoforo , cui un tal modo di pro- cedere non garba, dice ad essi che faccian quanto loro aggrada , ma ch'egli non sarà presente a quelle segrete nozze , e che solo cercherà il modo di farli partire tosto seguito il matrimonio, per sottrarli alla persecuzione di D. Rodrigo. — So- pravviene in questo framezzo Renzo seguito da To- nio. — Cristoforo gli persuade di partire dal vil- laggio ? dopo le nozze, per isfuggire alla prepo- tenza di D. Rodrigo:, e rivolto a Tonio gli dice che lo segua per allestire una barca. — Lucia e Renzo, dopo aver implorato Y ajuto del Cielo, par- tono per recarsi alla casa del Podestà seguiti da Agnese. Tonio e Cristoforo corrono ad allestire Y occorrente per la partenza.
D. Rodrigo , travestito da pellegrino, ed i suoi Bravi, giungono in questo luogo inosservati per ese- guire il meditato ratto. -— D. Rodrigo ed il Griso rattengono i Bravi alcuni passi lontano, vengono innanzi ad esplorare, e, visto tutto deserto e tran- quillo al di fuori, fanno venire avanti diie di que' sgherri , e danno loro Y ordine di scalare il muro che vedesi a fianco alla casa. — Ciò fatto, D. Ro- drigo impone agli altri di appiattarsi presso la porta, ed egli picchia sommessamente con intenzione di dirsi un pellegrino smarrito che domanda ricove- ro. ~ Vedendo che a' replicati picchi niuno ri- sponde , egli ordina al Griso di abbattere la por- ta. — Tutto si eseguisce con cautela ed ottimo successo. — Aperto Y uscio , D. Rodrigo comanda a due deT suoi di restarsene alla porta , ed entra in casa col Griso e con gli altri. — Tonio e Cri- stoforo frattanto ritornano per annunciare agli sposi tutto essere pronto per la fuga , e sono presi da
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somma maraviglia nel veder persone armate presso la casa di Agnese. Eglino si appiattano per vedere quali siano i disegni di coloro, e scorgono che il finto pellegrino esce furibondo dalla casa , e rim- proverando a' suoi seguaci la non riuscita del suo disegno, ordina loro di cercare in ogni parte Lu- cia, perchè egli a qualunque costo la vuole sua.
— Tonio e Cristoforo in questo mentre, venendo a conoscere il pensiero di D. Rodrigo e la vio- lenza che vuole usarsi, risolvono salvare gli sposi.
— Cristoforo ordina a Tonio di recarsi sul cam- panile per suonare a stormo, mentre egli correa chiamare in ajuto la guardia spagnuola che trovasi nel villaggio , al quale oggetto frettoloso parte , mentre Tonio corre alla porta del campanile, erut- tandola giù di un calcio sale a gambe in cima ad esso , e comincia a suonare a martello. — D. Ro- drigo ed i Bravi , si confondono e si scompigliano a que' tocchi: D. Rodrigo pero prendendo animo, dice a' suoi che si facciali coraggio, e che intorno a lui raccolti potranno sicuramente ritirarsi al suo palazzo. — Poco a poco però il luogo si popola di villani armati che , chiamati dalla campana, ac- corrono. — D. Rodrigo esorta i Bravi a difendersi, mentre dalla pieve giungono Renzo , Lucia, Agnese e D. Abbondio. — D. Rodrigo prorompe in terri- bili minacce, e vuole che Lucia gli sia consegnata.
Agnese gli risponde ch' ella ormai appartiene a
Renzo, e che sono stati uniti in matrimonia. — Rab- bia di D, Rodrigo. Egli vorrebbe usar v iolenza , ma giungono in questo mentre Cristoforo ed i sol- dati Spagnuoli che pongono gli sposi sotto la loro protezione. — Cristoforo dice a D. Rodrigo che le leggi ed il Cielo assistono gì' innocenti , e eh' egli si aspetti la punizione di ambedue. — D. Rodrigo
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freme. — GII sposi s'imbarcano, scortati dagli Spa-
gnuoli, fra gli augurj e gli addio di tutti i circo- stanti ? mentre D. Rodrigo rimane il ludibrio e lo scherno della moltitudine.
FINE.
I PROMESSI SPOSI
BALLO DI MEZZO CARATTERE